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Cgil preoccupata: Tremonti ci “regalerà” altri tagli alla scuola

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Malgrado i non esaltanti risultati degli ultimi tempi, almeno sul fronte della formazione delle leggi, la Cgil non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro. Anzi, la linea del pugno duro, condotta negli ultimi 20 mesi, potrebbe ulteriormente acuirsi. Ma probabilmente non più in mesta solitudine. A farlo capire è stato, durante il XVI Congresso nazionale di Rimini, il leader uscente della segretaria generale, Guglielmo Epifani, riconfermato (a larga maggioranza) dal comitato direttivo fino al prossimo settembre, quando il mandato si esaurirà.
Epifani non ha usato giri di parole per esaltare “la capacità della nostra organizzazione di stare in campo anche quando gli altri si muovono in un’altra direzione, con tutti i rischi che questa scelta comporta e con il rigore rispetto ai nostri valori e sentimenti più profondi”. Durante il suo intervento ha lanciato un duro attacco al Capo del Governo: “c’è qualcuno che ha imbonito il Paese e io mi chiedo come si possa sentire chi ha detto che era passeggera e che il peggio sarebbe passato”. Per poi dirsi molto preoccupato per il futuro dell’istruzione e della ricerca italiana: “se il Governo decide una manovra tra 20 e 25 miliardi, quella manovra dovrà avere prima o poi qualche contenuto”. Ed è per questo che, ha spiegato Epifani, “ho chiesto a Tremonti di aprire un confronto con noi perché se non cambia la qualità delle scelte quella manovra ha già i contorni definiti che potrebbero tradursi in tagli ai trasferimenti, conseguenze sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici, tagli alla scuola, alla sanità e ricerca“.
A dire il vero i tagli alla scuola per il 2011 sono già fissati da tempo: perché sono rappresentati dalla terza ed ultima tranche (sempre da circa 25.000 docenti e 15.000 Ata da cancellare) fissata dallo stesso Tremonti (attraverso nell’insolita pre-Finanziaria “estiva” del 2008) pochi mesi dopo l’investitura a responsabile del Mef. Già in quella manovra triennale di giugno 2008 da oltre 36 miliardi – la prima con la quale il titolare dell’Economia ha inaugurato il piano per la stabilizzazione dei conti pubblici per il periodo 2009-2011, seguita peraltro da una Finanziara light composta da pochi articoli e tabelle – nel mirino del Tesoro c’è stata la spesa pubblica con tagli a Pubblico impiego e P.A.. A cominciare dalla riduzione degli organici della scuola. La domanda quindi sorge spontanea: è forse all’orizzonte un’altra tornata di tagli (sulla scia del primo triennio) da attuare quindi sino a (eventuale) fine legislatura?
Sempre durante il Congresso nazionale, non meno timoroso di Epifani si è detto Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc. Solo che l’interlocutore principale dei lavoratori della conoscenza Cgil è stato un altro Ministro, quello dell’Istruzione: Pantaleo ha definito Mariastella Gelmini sempre più “incompetente e arrogante: non contenta di aver distrutto la scuola pubblica – ha detto riferendosi al responsabile del Miur – dichiara di volere ridimensionare il sindacato. La concezione ideologica di Gelmini è evidente dalle sue dichiarazioni sull’astensione obbligatoria di maternità, definita un privilegio e non un diritto; dal tentativo di imporre un tetto del 30% alla presenza degli alunni stranieri“. Anche “la negazione della mensa ai bambini” non sarebbe altro che “la conseguenza di questo clima ideologico di un’idea inaccettabile di società“.
Pure in questa occasione Pantaleo è tornato a parlare di “valore dell’unità sindacale” e che è necessario “tornare a lavorare su un terreno di ripresa dell’azione unitaria, da subito, contro i tagli nella conoscenza a cominciare dalla scuola“. Perché, ha aggiunto il segretario Flc, se è vero che questo è un “Governo che non concede nessuna possibilità di mediazione” è necessario che si costruisca un ampio movimento e ampie alleanze, perché “in questa situazione la Cgil non può farcela da sola“. Salvo poi specificare che la rottura con gli altri sindacati della scuola “non è stata colpa della Cgil” perché “il 30 ottobre 2008 dopo la più grande manifestazione unitaria della scuola, Cisl e Uil firmarono un accordo separato sul pubblico impiego. Successivamente la Cgil è sempre stata sola nelle piazze e negli scioperi“.
Ragioni a parte, la disponibilità a tornare uniti appare comunque evidente. E anche dall’altra parte (soprattutto in casa Cisl) arrivano segnali analoghi. L’impressione è che manchi l’occasione giusta. Quella che potrebbe già profilarsi, nella prossime settimane, qualora la trattativa sul rinnovo del contratto della scuola si confermi particolarmente difficile: le distanti posizioni tra parte pubblica e sindacati potrebbero fare da improvviso collante per questi ultimi.