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21.11.2025

ChatGpt, alunno chiede di fare un tema con gli errori di un 14enne. Schettini: “Ho i brividi. Se l’obiettivo è il diploma, usatelo”

Redazione

Negli ultimi anni un “intruso” è entrato a scuola e ha modificato le relazioni tra studenti, docenti e genitori: l’intelligenza artificiale, e in particolare ChatGpt. Come tutti sanno ci sono rischi e problemi derivanti dall’uso di questi strumenti.

“Ma siamo seri?”

A metterli in luce il docente e influencer Vincenzo Schettini in un post su Instagram. “MA SIAMO SERI?! Una mamma mi ha detto: ‘Mio figlio ha chiesto a ChatGPT di scrivere un tema sul secondo capitolo de I Promessi Sposi di Manzoni inserendo nel tema gli errori che farebbe un quattordicenne’. Questa è una cosa che mi ha fatto rabbrividire. E a me dispiace… non per la scuola, perché la scuola la finirete, vi diplomerete”,

“Se il vostro obiettivo è arrivare al diploma, usate ChatGPT. Ma se il vostro obiettivo è essere uomini e donne di valore, cioè riuscire un domani a essere e lavorare meglio degli altri, dovete saper essere smart. Ma dovete essere voi smart, non ChatGPT. Quello che a me preoccupa è essere un quattordicenne al giorno d’oggi. In quasi vent’anni di insegnamento, dal 2007 al 2025, ho visto il quoziente intellettivo crollare e la soglia dell’attenzione abbattersi. Mi ricordo quando ero studente io: avevamo solo i libri, i professori e il nostro cervello. Dovevamo usare il cervello. O era finita”, ha concluso l’insegnante di fisica.

Il focus della Tecnica della Scuola

L’intelligenza artificiale sostituirà i docenti: quando si parla di strumenti come ChatGpt applicati alla didattica viene fuori sempre questa affermazione, che nasconde una certa paura nei confronti delle innovazioni tecnologiche. Ma sarà davvero così?

Forse chiederselo è poco utile. Al di là delle previsioni, può essere più utile concentrarsi al presente: l’IA c’è, esiste. I docenti, come qualunque novità che si insedia così prepotentemente nella società, prima o poi devono farci i conti. Ma a che punto siamo? Gli insegnanti la conoscono? Quali difficoltà? Si può davvero dire che gli alunni la usano solo per copiare? Quali questioni etiche? Qual è la normativa vigente?

La Tecnica della Scuola, con un focus dedicato, ha voluto confezionare una raccolta di strumenti utili per i docenti che vogliono fermarsi un attimo e riflettere sull‘IA, sulle conseguenze del suo uso nella didattica, sugli strumenti pratici per rapportarsi con alunni che la usano quotidianamente.

Intelligenza artificiale a scuola, al via la sperimentazione. La ds di uno degli istituti coinvolti: “Docenti e alunni pronti” – INTERVISTA

IA e formazione docenti: c’è ancora molto da fare

L‘Intelligenza Artificiale è già arrivata in classe, ma il personale scolastico non si sente in grado di gestirla. Il 75% dei docenti europei infatti “non riceve ancora alcuna formazione relativa all’IA”. Malgrado ciò, il 71% di essi “pensa che l’accesso all’IA debba essere controllato, non vietato“. Quanto ai genitori, il 54% “teme che l’apprendimento dipenda troppo dall’IA”. È quanto emerge dal Report sul futuro dell’istruzione 2025, realizzato da GoStudent sulla base di un sondaggio effettuato su 12mila tra genitori, studenti e insegnati di tutta Europa.

Intelligenza artificiale, cosa dicono le nuove linee guida?

L‘Intelligenza artificiale è ormai entrata nelle scuole: a ratificarlo definitivamente il Decreto Ministeriale n. 166 del 9 agosto 2025 con cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha reso disponibili le “Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale” nelle istituzioni scolastiche, allegate al provvedimento.

Le Linee guida sono state rese pubbliche dal Ministero il 1° settembre 2025. Il loro obiettivo principale è definire i principi di riferimento e i requisiti etici, tecnici e normativi che devono guidare l’introduzione strutturata, organizzata e governata dell’IA nelle scuole, con particolare attenzione alla gestione dei rischi associati. Questo approccio mira a promuovere un’IA antropocentrica, sicura, affidabile, etica e responsabile. Le finalità includono l’offerta di indicazioni per garantire la conformità alla normativa in materia di IA e protezione dei dati personali, incentivare l’uso uniforme dei sistemi IA in conformità con i valori europei e nazionali (come l’AI Act), e favorire la conoscenza sia delle opportunità sia dei rischi connessi all’uso dell’IA tra tutti gli attori coinvolti.

Intelligenza artificiale, come la usano davvero i docenti? L’intervista ad un prof di lettere

Per capire, concretamente, come i docenti utilizzano l’intelligenza artificiale, in contesti normali, non nelle classi in cui si fanno sperimentazioni particolari, abbiamo chiesto l’opinione di un docente di lettere di una scuola secondaria di primo grado, Giovanni Morello.

Ci ha raccontato che gli studenti, ovviamente, usano l’IA anche per copiare, ma gli insegnanti non tardano ad accorgersene. Ecco qual è stata l’esperienza del docente: “Mi è capitato di sentirmi proporre elaborati di un certo livello da parte di studenti che fino a quel momento non avevano avuto questo tipo di prestazioni. L’insegnante, ovviamente, lo vede subito. In effetti, il rito della verifica dei compiti svolti a casa, per esempio, va rivisto. Non ci si può limitare a dire: ‘Leggimi il tuo elaborato sulla lezione di ieri’. Quello che hanno scritto, se non mi convince molto in termini di effettiva paternità, non lo considero molto. La prova finale, per me, è quella orale, in cui loro cioè spiegano cosa hanno scritto, lo motivano e supportano con le loro considerazioni, i loro collegamenti e il loro linguaggio. In questo modo, il meccanismo del cheating (barare) si smonta immediatamente. L’elaborato scritto a casa, per me, non soddisfa in alcun modo il compito assegnato. Saper commentare personalmente l’elaborato svolto a casa soddisfa quel compito. Non meno di questo. Se risulta che è stato copiato, non è stato neanche svolto”.

Intelligenza artificiale, la scuola non è pronta

Stando al rapporto “Generazione AI. La nuova sfida della scuola” – realizzato dal think thank Tortuga e Yellow Tech – se uno studente chiedesse all’Intelligenza Artificiale quanto fa due più due, essa risponderebbe quattro. E tuttavia lo farebbe perché i dati le suggeriscono questa domanda, non sulla base di un ragionamento. Con calcoli più complessi andrebbe “decisamente peggio”, essendo più abile “nella comprensione di testi” che “negli esercizi quantitativologici“.

Un problema non da poco, anche perché il personale scolastico non è in grado di gestire l’IA. Secondo uno studio realizzato da GoStudent – sulla base di un sondaggio effettuato su 12mila tra genitori, studenti e insegnati di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Austria – il 75% dei docenti europei “non riceve ancora alcuna formazione relativa all’IA”. Malgrado ciò, il 71% di essi “pensa che l’accesso all’IA debba essere controllato, non vietato“. Quanto ai genitori, il 54% “teme che l’apprendimento dipenda troppo dall’IA”. La questione, insomma, è urgente.

Intelligenza artificiale, i rischi sono tanti: questioni etiche

Impossibile non pensare alle questioni etiche relative all’IA. Ma forse è tardi pensarlo dopo che praticamente ormai tutti la utilizzano? Ad approfondire questo aspetto è stato, in un articolo, Aluisi Tosolini, ex dirigente scolastico e filosofo dell’educazione.

Gli algoritmi sono una minaccia o un’opportunità? L’intervista ad Accoto

Per molti, dunque, gli algoritmi sono una minaccia, per altri possono rappresentare una grande opportunità. Quel che è certo è che sempre più persone li usano, e che il trend è destinato a crescere nel futuro. Tecnica della Scuola ha domandato al filosofo Cosimo Accoto – research affiliate presso il Sociotechnical Systems Research Center del MIT di Boston, tra i maggiori studiosi della trasformazione culturale delle tecnologie – quale sarà l’impatto dell’IA sull’istruzione, nel breve e nel lungo periodo.

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