Anni di privatizzazione, scarsi investimenti e controlli, specie relativamente alla scuola dei più piccoli. Strutture spesso non manutenute, salari non adeguati al costo della vita, fila di lavoratori lasciati indietro, nel limbo tra accordi sindacali mai raggiunti e la totale indifferenza della politica. In Australia, dopo oltre 16 anni, la scuola torna a far parlare di sé: i lavoratori scendono in piazza non solo per mere questioni sindacali e retributive, ma per denunciare i bassi standard della scuola primaria e dei nidi, spesso non rispettati o raggiunti dalle strutture. Si parla di salubrità dell’ambiente, dell’igiene negli spazi comuni e della manutenzione delle strutture, spesso affidata ad appalti esterni. Il Belpaese, nonostante le criticità spesso evidenziate ed analizzate, tende a confermarsi realtà dove il modello educativo e didattico, sottoposto a riforme sostanziali circa metodologia e contenuti, sia di fatto un esempio di resilienza ed inclusione.
In Australia il dibattito sul sistema educativo è tornato al centro dell’attenzione a causa delle recenti tensioni legate ai controlli nei nidi e alla riforma del sistema Working with Children Check, pensato per garantire maggiore sicurezza nell’accesso alle professioni educative. Le criticità si intrecciano con il malcontento diffuso del personale scolastico, che ha portato a scioperi nel Queensland e in altri stati, eventi che non si registravano da oltre sedici anni e che testimoniano il disagio di una categoria sempre più sotto pressione. Tra le principali problematiche si segnalano il sovraffollamento delle classi, la carenza di insegnanti qualificati e l’aumento della burocrazia che grava sul lavoro quotidiano degli educatori. Le proteste hanno posto l’accento su stipendi considerati non adeguati al carico di responsabilità, sulla difficoltà di attrarre nuove leve e sulla necessità di un sostegno concreto per garantire un’istruzione di qualità. La questione della sicurezza nei nidi, unita a quella della tenuta del sistema scolastico, ha messo in evidenza le debolezze di un modello che, pur operando in un Paese economicamente avanzato, sta mostrando fragilità strutturali con ripercussioni dirette sugli studenti e sulle famiglie.
Attraverso un paragone elementare, il sistema educativo italiano, soprattutto nella scuola primaria, mostra punti di forza significativi se paragonati alla realtà australiana. Se in Australia l’attenzione è assorbita da scioperi che non si registravano da oltre 16 anni, da criticità legate alla sicurezza nei nidi e da un crescente malessere del personale docente, in Italia la scuola primaria conserva una struttura più solida, con accesso universale e gratuito. I dati PISA 2022 mostrano che gli studenti italiani in lettura ottengono risultati migliori della media OCSE e superiori a quelli australiani (482 contro 476), mentre in matematica e scienze l’Italia si mantiene su livelli comparabili, pur con una spesa pro capite inferiore. Anche le prove INVALSI confermano che circa il 70% degli alunni raggiunge le competenze di base in matematica e italiano, con una stabilità che, nonostante le disparità territoriali, evidenzia una tenuta complessiva del sistema.
A differenza dell’Australia, dove il rapporto studenti-docente può raggiungere livelli critici (in Queensland oltre mille cattedre restano scoperte e le classi risultano sovraffollate), in Italia la primaria garantisce una media di circa 11 alunni per docente, uno dei rapporti più bassi dell’OCSE, che consente una maggiore cura individuale. Sul piano della formazione, mentre in Australia si discute della necessità di attrarre e trattenere i docenti con incentivi economici e condizioni di lavoro migliori anche in risposta agli scioperi, in Italia l’abilitazione richiede un percorso universitario quinquennale che assicura una preparazione multidisciplinare e orientata all’inclusione di tutti gli studenti. Proprio l’inclusione rappresenta uno dei pilastri del sistema italiano: gli studenti con bisogni educativi speciali frequentano le classi ordinarie e beneficiano del supporto di insegnanti di sostegno, un approccio che, pur con limiti organizzativi e risorse non sempre adeguate, viene spesso citato come modello internazionale di integrazione. Questi elementi, presi nel loro insieme, rendono la scuola primaria italiana un esempio di resilienza e di qualità formativa, capace di garantire basi solide e inclusive per tutti.