Home Alunni Come le mafie reclutano bambini e adolescenti

Come le mafie reclutano bambini e adolescenti

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Nella provincia di Milano un bimbo vorrebbe collaborare con il cugino, poco più che ventenne, nipote di un anziano e storico boss della ‘ndrangheta, agli arresti con l’accusa di far parte della stessa associazione criminale del nonno.

A Napoli molti bambini sono usati come pusher con la droga nascosta negli ovetti kinder, mentre molti sedicenni arrivano a governare intere piazze di spaccio assimilati a loro volta dai clan che chiedono ai ragazzini «di non essere più schegge impazzite», che quelle rovinano il business e attirano la polizia.

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A Reggio Calabria c’è chi a 7 anni maneggia la rivoltella come si faceva una volta con il Game Boy: s’ha da imparare a sparare perché, dice il padre al figlioletto: «nessuno rispetta la legge, i mafiosi sono contro la legge perché hanno una forza proprio per farsi giustizia da soli». Nella sola Calabria i minorenni accusati di associazione mafiosa sono sei, spesso figli di personaggi arrestati e processati negli anni ’90.

A Napoli si uccide tanto e nell’anno appena passato sono stati 74 gli omicidi e nel 2016 sono già 12: una mattanza. Scrive la Direzione Investigativa Antimafia” operano oltre 110 clan” ed è convinta che «nei rioni Forcella, Maddalena e Duchessa, dal mese di marzo 2013 è in atto una guerra di camorra». La faida tra «gli emergenti della famiglia Giuliano, affiancati dai gruppi Sibillo, Brunetti e Amirante, e con l’appoggio esterno del gruppo Rinaldi» per scalzare i Mazzarella del Prete dal controllo della zona ha portato «al compimento di numerosi omicidi e azioni armate «anche da parte di minorenni».

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Le alternative alla cosca non sono nemmeno prese in considerazione.

In Calabria negli ultimi anni ci sono state madri che hanno deciso di provare a portare via i figli dal contesto della famiglia criminale. «Una piccola rivoluzione» l’ha definita in una recente intervista il presidente del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, lo stesso che con il protocollo “Liberi di scegliere” ha intrapreso la via per togliere la patria potestà ai genitori affiliati alla ‘ndrangheta.

Tanti, troppi ragazzini, scrive Linkiesta.it,  diventano linfa per i clan, da nord a sud. Recentemente il ministro dell’Interno, in particolare nel caso di Napoli, ha invocato l’esercito. Una mossa antica che non ha mai impedito alle cosche di autorigenerarsi e reclutare nuove leve. Una vecchia citazione di Gesualdo Bufalino, scrittore e poeta siciliano, recitava che «la mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari». Utopia forse, ma è un fatto che accanto alla repressione degli organi investigativi non può che far bene una presenza culturale forte delle scuole, che pur sempre rimane un presidio della Stato. Intanto, al Parco Verde di Caivano, la “nuova Scampia” dell’hinterland napoletano si annuncia la chiusura dell’unica scuola elementare. Pochi studenti, troppi costi, e quel mostro a 110 teste della camorra ha già le riserve per rigenerarsi.