Il modello più diffuso di orientamento scolastico, oggi, non è un modello. È una somma di episodi: incontri a scuola, testimonianze di ex studenti, open day, presentazioni di corsi universitari o carriere. Momenti utili, certo. Ma ancora troppo spesso isolati.
Il limite è evidente: la scelta sul cosa fare dopo la scuola non è un evento puntuale, ma il risultato di un processo lungo, influenzato da variabili personali, familiari e sociali che si sviluppano nel tempo.
I dati AlmaDiploma aiutano a mettere a fuoco il problema. L’orientamento in uscita è ormai molto presente nella scuola: tra i diplomati 2025, l’84% ha partecipato ad attività dedicate alla scelta post-diploma. Eppure, solo il 57% le considera veramente d’aiuto per la decisione finale.
Ecco che, se da un lato anche le politiche educative stanno dando sempre più spazio all’orientamento (il Decreto ministeriale 328 del 22 dicembre 2022 invita tutta le secondarie a introdurre moduli di orientamento formativo di almeno 30 ore), dall’altro le modalità di erogazione devono cambiare. Evolversi.
Abbiamo bisogno di un nuovo orientamento, che accompagni veramente ragazzi e ragazze e, soprattutto, trasmetta loro le competenze utili a scegliere, oggi e domani. Ma come si costruisce un percorso che non si limiti a dare informazioni e aiuti davvero studenti e studentesse a ragionare sulle proprie scelte?
Una risposta arriva da Sliding Doors – Imparare a scegliere, il progetto sviluppato da WeSchool e Terna, con il supporto di Accademia dei Desideri, per portare l’orientamento dentro una cornice didattica condivisa da studenti, docenti, famiglie e professionisti.
L’idea alla base del progetto è semplice: prima di chiedere ai ragazzi di scegliere una strada, occorre aiutarli a riconoscerla e a conoscersi. Per capire se è quella giusta per sé.
Imparare ad analizzare alternative, gestire l’incertezza, distinguere aspirazioni personali e aspettative esterne, immaginare scenari futuri, valutare vincoli e possibilità: in Europa si chiamano Career Management Skills, e sono tutte quelle competenze utili a orientarsi lungo il proprio percorso formativo e professionale. Competenze che possono essere allenate.
Sliding Doors ha lavorato proprio su questo, spostando il focus dal risultato al processo. Al posto di proporre risposte confezionate, studenti e studentesse sono stati messi nelle condizioni di porsi le domande giuste. Quali informazioni mi mancano? Che cosa mi condiziona? Quali possibilità sto escludendo?
In questo senso, l’orientamento non è più scegliere bene. È imparare a scegliere. E quindi imparare a leggere il contesto e riconoscere i fattori che influenzano una decisione, per costruire una traiettoria con più consapevolezza.
Uno degli elementi centrali del progetto è stato l’uso di biografie interattive dedicate a innovatori e innovatrici del mondo dell’energia. Studenti e studentesse hanno esplorato i percorsi umani e professionali di figure che, in momenti diversi della propria vita, si sono trovate a dover prendere decisioni capaci di cambiare il proprio percorso.
La biografia, in questo senso, diventa uno strumento didattico potente. Permette di parlare di futuro senza partire da subito dal futuro degli studenti, che spesso è un terreno carico di ansia, giudizi e aspettative. Si parte da un’altra vita, da una scelta apparentemente lontana. Poi, poco alla volta, la domanda torna vicina: e io, davanti a una decisione del genere, che cosa guardo?
Il passo successivo è stato il role play. Studenti e studentesse sono stati invitati a reinterpretare alcune decisioni ispirate alle biografie, proiettandole sulla propria vita. È un passaggio metodologico importante. Il role play porta l’orientamento dentro l’apprendimento esperienziale: non si ragiona sulla scelta in astratto, ma si entra in una situazione concreta, immaginando conseguenze concrete.
Per un docente, questo tipo di lavoro rende visibili competenze che spesso restano nascoste.Non a caso, nelle risposte raccolte a fine progetto, una docente ha indicato proprio il role play come il momento più coinvolgente per la classe.
Accanto alle attività in classe, Sliding Doors ha coinvolto direttamente i professionisti di Terna, chiamati a raccontare il proprio percorso formativo e professionale.
Anche qui, il punto non era presentare carriere ideali da imitare, ma piuttosto mostrare come una traiettoria professionale nasca quasi sempre da una combinazione di decisioni, occasioni, ostacoli, preferenze personali e incontri imprevisti.
Il coinvolgimento di Terna ha aggiunto al progetto un ulteriore livello di concretezza. Non solo perché ha portato in classe persone che vivono ogni giorno il mondo del lavoro, ma perché lo ha fatto a partire da un settore, quello dell’energia, che oggi è al centro di trasformazioni profonde.
Secondo il Sistema Informativo Excelsior 2025, l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale è richiesta in quasi 8 assunzioni programmate su 10, e le competenze legate alla gestione di prodotti e tecnologie green interessano più della metà dei profili ricercati dalle imprese. Allo stesso tempo, il reperimento dei green jobs resta complesso: le imprese segnalano difficoltà per oltre un’assunzione figura su due.
Portare questo scenario dentro un percorso di orientamento significa avvicinare studenti e studentesse all’idea che le professioni e i settori cambiano. A rimanere, sono le competenze.
Anche le ricerche OCSE sulla career readiness insistono da tempo sull’importanza del contatto tra studenti e mondo del lavoro. Attività come career talks, incontri con lavoratori e visite in contesti professionali sono spesso associate a migliori esiti occupazionali, perché rendono più concreto un mondo che per molti studenti ancora oggi resta troppo astratto.
E questo aspetto è emerso anche dal questionario rivolto ai docenti a fine progetto. Una docente ha raccontato che il confronto con una giovane professionista di Terna ha aiutato la classe a ponderare con più attenzione il proprio percorso. Un’altra ha sottolineato il valore di vedere come una carriera possa cambiare senza compromettere la possibilità di tracciare una traiettoria di affermazione personale.
Questo è uno dei nodi più delicati dell’orientamento: aiutare studenti e studentesse a uscire dall’idea che ogni scelta sia definitiva. Una scelta conta, certo, ma imparare a scegliere vuol dire anche saper valutare quando è giusto cambiare rotta.
La fase conclusiva del progetto ha coinvolto anche le famiglie, insieme ai professionisti Terna, in un incontro guidato dagli psicologi esperti di orientamento di Accademia dei Desideri.
È forse il passaggio più innovativo del percorso, perché affronta una delle variabili più importanti e meno facili da gestire: il ruolo degli adulti intorno alla scelta.
La scelta post-diploma non avviene mai nel vuoto. Coinvolge le aspettative dei genitori, il prestigio attribuito ad alcuni percorsi, la paura dell’errore, il confronto con fratelli, compagni, amici, parenti.
Coinvolgere i genitori non significa chiedere loro di orientare ragazzi e ragazze al posto della scuola: tutto il contrario. Significa aiutarli a riconoscere il proprio ruolo: essere presenti senza sostituirsi nella scelta, fare le domande giuste al momento giusto, dare fiducia anche quando la strada scelta non coincide con quella immaginata.
In questo incontro, Accademia dei Desideri ha creato le condizioni per un confronto guidato e i professionisti Terna hanno portato una doppia esperienza: da un lato quella di genitori, che vivono oggi dubbi e preoccupazioni simili a quelli delle famiglie presenti; dall’altro quella di figli e figlie che, attraverso un esercizio di memoria, hanno ripensato a ciò di cui avrebbero avuto bisogno quando si sono trovati a scegliere.
Il valore sta proprio qui. Nel mettere gli adulti gli uni di fronte agli altri, per costruire un linguaggio comune intorno alla scelta.
Una docente che ha preso parte al progetto lo ha sintetizzato bene: fornire strumenti perché i ragazzi sappiano scegliere in autonomia non è un compito esclusivo della scuola. In questo passaggio delicato può avere un ruolo fondamentale tutta la comunità educante.
In definitiva, Sliding Doors – Imparare a scegliere mostra una direzione possibile per l’orientamento scolastico. Dall’idea di un intervento isolato, si passa alla creazione di una struttura di supporto partecipata, in cui docenti, famiglie e professionisti contribuiscono allo sviluppo delle capacità decisionali.
La forza del progetto non è solo nei contenuti educativi sviluppati ad hoc per le classi, ma nell’intera progettazione didattica: lesson plan chiari e studiati, metodologie collaborative, materiali digitali e momenti di confronto. Tutto, senza mai perdere di vista gli obiettivi educativi.
Alla base, c’è l’idea di un che orientamento smette di essere il momento in cui qualcuno indica una strada a qualcun altro e diventa un percorso in cui la comunità educante contribuisce a riconoscere le strade possibili, a capire quali domande farsi e scegliere con più libertà, più consapevolezza e meno ansie. Un vero successo per tutti.
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