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22.09.2025

Come sarà il docente del futuro?

Possiamo tentare di tracciarne un profilo, disegnarne un identikit, anticiparne funzioni, compiti, metodi e comportamenti?
Per non pochi studiosi dell’educazione questo è possibile, loro hanno già scritto e ‘raffigurato’ con precisione e sicurezza, su documenti cartacei conservati in classici cassetti o in file archiviati informaticamente, il docente del domani.
Altri, più cauti, si sono limitati a proporne sfuocate bozze che rivedono e rielaborano continuamente. Non pochi, infine (come lo scrivente), non così esperti di previsioni educative, si contengono ad azzardare schizzi confusi e poco chiari sui futuri docenti e sul futuro dei docenti.
Un fatto però è certo. Il rapido e irruente progresso scientifico e l’affermarsi dell’Intelligenza artificiale, coinvolgeranno tutta la società, compresa, ovviamente, anche la scuola. Ciò avrà effetti positivi e negativi sulla qualità dei processi educativi? Non lasciamoci andare ai facili ottimismi. Tutto dipenderà da come si sapranno valorizzare questi nuovi strumenti didattici basati sull’informatica e la robotica.

Da un lato, è indubbio, tali ‘portentosi’ ausili, se utilizzati con intelligenza e moderazione, rappresentano un’occasione e un’opportunità uniche per aiutare i docenti a svolgere meglio la loro ‘missione’ educativa e i discenti ad apprendere in modo completo e a formarsi una capacità critica.
Rimane però la seria e sinistra possibilità (scenario cupo ma non impossibile) che un loro uso troppo libero e non debitamente regolato, tenda a ridurre il ruolo e l’importanza del docente, trasformandolo in un ‘assistente’ della macchina (quasi sottomesso ad essa) e, allo stesso tempo, portino il discente a delegare, mediante comandi digitali o vocali, ad un suo ‘alter ego’ cibernetico lo sforzo e la fatica di apprendere e a far sì che la ‘sua macchina’ impari al suo posto, con il rischio di perdere (in alcuni casi è già triste realtà) gran parte della sua autonomia e di legare, sotto molti aspetti, la sua vita ad un ‘organismo artificiale’.
Ma, a prescindere dalla possibile pericolosità dell’I.A. e senza arrivare a posizioni luddistiche, è chiaro che, nel ‘movimento’ continuo e incessante (e non sempre lineare) delle cose, anche le metodiche educative del docente dovranno conoscere dei cambiamenti (come è accaduto anche in passato) perché il loro compito delicato e fondamentale possa continuare (o ‘ritorni’) a svolgersi con successo (o almeno adeguatamente) nei nuovi scenari sociali in cui si dovrà operare.

E già molti ‘saggi’ esperti (o presunti tali) si sono mossi in questo senso e hanno cominciato non solo a predicare una scuola nuova e, a loro dire, assai valida, ma anche metterla in atto, con risultati, per loro, stupefacenti. Ci riferiamo a quei ‘pontefici massimi’ dell’educazione (in Italia e non solo) che parlano di apprendimento autonomo della classe attraverso un processo osmotico tra compagni, dileggiano la ‘lezione frontale’, considerano le parole del docente come inutili e dannosi ‘spiegoni’ (retaggi antichi da mettere al rogo), vogliono cancellare ogni minima traccia di compiti a casa (e anche in classe), ritengono superate e deleterie le valutazioni (di ogni tipo, forse si accettano solo, eccezionalmente, quelle sistematiche) e aborriscono la possibilità di bocciare. Il ruolo del docente si minimizza a suggerire, timidamente e se gli è concesso, qualche generico e concreto stimolo (‘situazione di stimolo’) per attivare i ragazzi a porsi domande, ‘problematizzare’, ricercare e quindi, in piena autonomia, apprendere e, ugualmente, valutarsi.

E comunque è sempre meglio che la classe, tutti gli allievi insieme con concordia e armonia (almeno teorica), si auto-istruisca partendo (e rimanendo) da questioni pratiche, concrete, materiali, con strumenti ben visibili (foto, immagini, rappresentazioni sceniche, oggetti) senza tendere troppo alla concettualità (magari qualche misurato processo induttivo). In questo modo, sostengono i ‘saggi’, l’apprendimento risulta semplice, facile, gioioso, privo di sforzi o asperità alcuna. A questo punto il lavoro del docente si ‘degrada’ così a una mera assistenza o un superficiale controllo (se gli viene dato il permesso di restare in classe!) e viene privato di un vero insegnamento.

Ma qui siamo all’annullamento del docente stesso! Queste ‘belle’ idee, non ci si crederebbe, sono state pienamente realizzate in alcune scuole del nostro Paese (per lo più scuole paritarie), ma sono presenti e agiscono (apertamente o carsicamente), nonostante l’apparente ‘severità’ e ‘ordine’ del Ministero dell’istruzione e del merito, in molte scuole italiane pubbliche. Sbaglierò ma, nella mia ignoranza, questa ‘indefinibile’ visione della scuola, alla fine, risulta più pericolosa dell’eventuale minaccia delle macchine e potrebbe, se si trasformasse in compiuta realtà nazionale, dimostrarsi non poco dannosa (più che una cocente delusione) per i ragazzi nel loro percorso di crescita. Invero (lo spero proprio), sono io in errore, troppo vecchio per capire questi giovani (molto diversi dalla mia gioventù). Hanno ragione gli ‘altri’, gli alunni di oggi hanno bisogno di altri strumenti, altri metodi di studio e soprattutto di altri docenti, docenti macchina, assistenti, controllori, suggeritori, (magari anche veri docenti) per riuscire a diventare persone mature e cittadini responsabili. O no?

Ceriani Andrea

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