Da ieri, 30 marzo (e sino al 30 aprile), è possibile per le scuole presentare un progetto di sperimentazione per integrare e sviluppare le competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici.
Lo prevede il decreto ministeriale n. 6 del 15 gennaio 2026 cui ha fatto seguito ieri l’avviso pubblico emanato dalla Capo Dipartimento Palumbo (Sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici di cui alla legge 19 febbraio 2025, n. 22).
Il decreto ministeriale, che fissa il perimetro dell’avviso pubblicato ieri, stabilisce che al termine della sperimentazione e dopo il monitoraggio di un Comitato tecnico-scientifico verranno adottate delle Linee Guida nazionali definitive per lo sviluppo delle competenze non cognitive in tutti i gradi di istruzione. E l’Avviso serve in sostanza a gestire la fase sperimentale necessaria per arrivare a quel risultato.
L’avviso è pubblicato sul sito del MIM con un utile allegato culturale e i modelli di formulario (sia in pdf che in .doc): qui di seguito una analisi sintetica degli elementi essenziali dell’avviso pubblico.
1. Finalità e logica della sperimentazione
L’obiettivo centrale è introdurre stabilmente nella didattica quotidiana attività che favoriscano la crescita personale dello studente oltre le semplici conoscenze disciplinari. La sperimentazione ha una forte impronta inclusiva e mira a:
2. Soggetti ammissibili e partenariati
Possono partecipare tutte le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado (dall’infanzia alle secondarie) e i CPIA, sia singolarmente che in rete.
È prevista la possibilità di collaborare con partner scientifici di alto profilo, quali:
3. Requisiti essenziali della proposta
Per essere valida, la candidatura deve includere obbligatoriamente:
4. Elementi oggetto di valutazione
La Commissione tecnica valuterà i progetti secondo quattro criteri principali:
Il punteggio massimo è di 100 punti.
5. Termini e Modalità di Invio
6. Durata
Le scuole selezionate (punteggio minimo 50/100) saranno autorizzate a partecipare alla sperimentazione per un periodo di tre anni.
L’aspetto più rilevante di questo bando è il tentativo di sistematizzare le competenze trasversali non come moduli isolati, ma come parte integrante del “modo di fare scuola”, legando la valutazione del progetto alla capacità della scuola di misurare l’effettivo impatto sul benessere e sulla permanenza scolastica degli alunni.
L’avvio non prevede alcun finanziamento per le scuole che partecipano al bando (e del resto l’articolo 10 del DM lo dice esplicitamente: “dall’attuazione del presente decreto non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica né variazione delle dotazioni organiche”). Ma allora perché partecipare?
Ho girato la domanda ad alcuni dirigenti scolastici che da anni stanno lavorando con le loro scuole sui temi delle soft skills e delle competenze non cognitive. Le loro risposte sono molto interessanti, soprattutto alla luce del dibattito che coinvolge (e spesso sconvolge) le scuole in questi mesi. Scuole alle prese con malessere e disagio adolescenziale e giovanile che sempre più spesso esplode in atti di violenza.
Daniela Venturi – Isi Pertini Lucca
“Siamo partiti durante il periodo Covid inserendo le competenze trasversali tra le competenze da formare e valutare. Abbiamo poi continuato concentrandoci sulla valutazione formativa elaborando ed utilizzando griglie di valutazione che riguardano sia le prove in sè che il processo e, da alcuni mesi, anche la dimensione di autovalutazione e riflessione metacognitiva implementando quindi la dimensione formante della valutazione. E è stato un processo lungo ma molto significativo: oggi, ad esempio, le pratiche che abbiamo elaborate vengono sempre s condivise con i docenti neoassunti, integrandosi con il percorso formativo previsto dall’Indire. Perché allora partecipare alla sperimentazione? Semplice: per avere un confronto con le altre scuole, con il Ministero, per confrontarsi e coordinarsi all’interno di una rete strutturata superando così l’isolamento rispetto ad altre realtà scolastiche”.
Amanda Ferrario: Ite Tosi Busto Arsizio
“Al Tosi i ragazzi non vengono mai valutati con un voto numerico, ma semplicemente per livelli di competenza, rifacendoci alle competenze chiave europee. La valutazione, inoltre, non avviene su un singolo periodo, ma sull’intero anno scolastico: una volta che lo studente ha maturato una competenza, questa non viene più messa in discussione o rivalutata.
Il motivo è molto semplice: il nostro obiettivo è valutare il progresso, smorzando l’ansia da voto che spesso condiziona lo studente. Vogliamo limitare il peso della ‘prestazione occasionale’ per valorizzare, invece, la competenza acquisita e maturata nel tempo, qualcosa che non può più essere perduta.
Ti faccio un esempio concreto: se imparo una lingua e ne acquisisco le strutture linguistiche, di ascolto e grammaticali, quella competenza resta mia. Al massimo potrà mancarmi il contenuto di una specifica parte letteraria o di studio, ma la base tecnica è ormai consolidata. A questo solido punto di partenza andiamo poi ad aggiungere il contenuto.
In questo percorso, le soft skills giocano un ruolo cruciale. La capacità di lavorare in gruppo per arrivare a una progettazione originale e condivisa crea un senso di unità; insegna a collaborare per raggiungere un obiettivo in maniera consapevole, mettendo a frutto le diverse esperienze di ciascuno.
Lavorare su metodologie innovative come il debate (il dibattito strutturato) permette ai ragazzi di imparare a selezionare le fonti, sostenere una tesi e confutarne un’altra. Insegna a parlare in pubblico e a organizzare il lavoro in modo differente. Nella vita e nel mondo del lavoro di oggi, questo sarà fondamentale per i nostri ragazzi: l’obiettivo non è ‘arrivare primi’, ma possedere una competenza che permetta loro di agire con efficacia insieme agli altri, all’interno di un team.
Partecipare al progetto lanciato con l’avviso del MIM ci aiuta inoltre a far capire alle famiglie che non siamo soli. Che siamo inseriti in un processo e in un contesto culturale e di senso in cui le competenze trasversali disegnano un nuovo modo di concepire non solo la scuola ma la stessa convivenza civile”.