Home Attualità Concorso dirigenti scolastici 2017, Tar Lazio impone consegna integrale codice sorgente

Concorso dirigenti scolastici 2017, Tar Lazio impone consegna integrale codice sorgente

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Il contenzioso relativo al concorso per dirigenti scolastici 2017 è lungi dal dirsi concluso. Come segnalato pochi giorni fa da ”Il Riformista”, la procedura è ancora al vaglio della magistratura poiché il Tar Lazio ha ordinato la consegna integrale del codice sorgente del software gestito dal consorzio Cineca che contiene gli identificativi alfanumerici per l’associazione dei compiti anonimi con i nomi e i cognomi dei candidati. Ministero e consorzio Cineca erano assenti al momento della sentenza.

I 2440 ricorrenti che non si arrendono alle numerose storture della procedura concorsuale avanzano dubbi riguardo all’operato delle 38 sottocommissioni d’esame. Secondo l’accusa le commissioni avrebbero dato valutazioni difformi e decisamente particolari.

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Alla luce delle numerose incongruenze rilevate dall’analisi degli elaborati dei candidati che hanno superato la prova scritta, resa possibile dopo il tardivo accesso agli atti finalmente concesso dal ministero dell’istruzione, il sospetto è che ci fosse una “predisposizione” o comunque la mancanza della garanzia dell’anonimato. Una condizione che, se provata attraverso la perizia che i ricorrenti si accingono a commissionare, porterà non solo ad inficiare il concorso, ma anche ad individuare precise responsabilità e gravi conseguenze per i responsabili.

Il prof. Michele Zannini, presidente del comitato Trasparenza È Partecipazione è intervenuto sulle pagine de “Il Riformista come segue “Chiediamo con forza al Governo Draghi, alle commissioni Cultura di Camera e Senato e al Parlamento l’attuazione di una soluzione extragiudiziale al fine di evitare di subire i tempi biblici della giustizia ammnistrativa, che si porrebbe come ulteriore beffa di una vicenda a dir poco paradossale. Tale soluzione potrebbe attuarsi mediante un concorso riservato, con esame finale”.
Sulla vicenda, dunque, restano gravi ombre.

Ci si chiede, ad esempio, come una sentenza del TAR Lazio che annullava il concorso del 2017, possa essere stata ribaltata dal Consiglio di Stato, dopo mesi e mesi.
È legittimo sospettare che ci siano state delle pressioni politiche? E da parte di chi? C’è un burattinaio?
Su questo dovrebbe indagare la Magistratura. Ma anche la politica dovrebbe porsi degli interrogativi.

E ancora due cose hanno dell’incredibile, perché è stato ampliato il numero dei vincitori dall’ allora Ministro Bussetti, e, come mai pur in presenza di una sentenza di annullamento del TAR, il DL 126 nel 2019 abbia reso la graduatoria di questo concorso ad esaurimento?

Il DL 126 fu trasformato in Legge essendo l’On Fioramonti Ministro, e l’On. Azzolina sottosegretaria, la quale a breve lo avrebbe sostituito a Viale Trastevere dopo le sue dimissioni.
Come mai c’è stata tanta resistenza da parte del MI a fornire gli atti?
Troppi lati oscuri, tante domande che andrebbero chiariti dalla Magistratura.

I professori danneggiati dalla procedura potrebbero richiedere un risarcimento allo Stato per danni economici e morali subiti, e chiedono con forza un concorso riservato in quanto vittime di un meccanismo concorsuale assurdo e crudele, ingiusto e oscuro che non ha neppure assicurato il minimo sindacale dell’anonimato e così pieno di irregolarità tanto da essere annullato in prima istanza.