Home I lettori ci scrivono Concorso dirigenti scolastici, ogni promessa è un debito

Concorso dirigenti scolastici, ogni promessa è un debito

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È nota già a tutti la sentenza del Tar che ha annullato la prova scritta del concorso Dirigenti scolastici 2017, preceduta da una lunga cronaca di una morte annunciata nelle testate specialistiche e non.

Il Miur risponde alla sentenza predisponendo un ricorso al Consiglio di Stato per ribaltare la sentenza e tutelarsi nel porre a settembre, i nuovi Ds, ognuno nella propria scuola, continuando ad espletare gli esami orali come se niente fosse, commettendo reato (art.650 c.p inosservanza dei provvedimenti di Autorità ) e considerando  il TAR alla stregua di una qualsiasi donnetta al mercato che un giorno si alza e sentenzia.

Il Miur e il ministro Bussetti però sembrano due entità distinte e separate, perché altrimenti non si potrebbe spiegare perché ,in un’ intervista di ieri, a proposito della sentenza, abbia risposto che avrebbe seguito la legge senza se e senza ma poiché da buon allenatore infatti ha sempre rispettato le decisioni dell’ arbitro.

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Anche per lo scandalo Università bandita ha annunciato che annullerà tutti i concorsi che risulteranno irregolari. Belle promesse e ogni promessa è un debito!

Per il concorso Dirigenti scolastici infatti, già definito irregolare dal TAR Lazio, non solo non interrompe tutto e si infuria per la leggerezza con cui tutto è stato organizzato sulla pelle dei candidati meritevoli, e per meritevoli si intendono sia quelli che hanno superato tutte le prove, e giustamente vogliono riconosciuto il loro duro impegno nella realizzazione di un sogno che stava per realizzarsi, che  quelli fermati allo scritto, ingiustamente, e per motivi svariati.

I sindacati, deputati appunto a sindacare, invece di VIGILARE e chiedere con fermezza la trasparenza e legalità di tutta la procedura concorsuale  e in tutte le sue fasi, supportano i candidati vincitori (molti sono loro amici? Boh?) a prescindere e affiancano il Miur, anziché esserne la sentinella come da loro naturale vocazione e mandato degli iscritti e spronare e chiedere eque soluzioni per tutti.

Non importa se i “promossi” siano veramente bravi e meritevoli.

“Si sono impegnati,hanno trascurato le famiglie, hanno investito economicamente e si sono formati” dicono.
Vorrei sottolineare che anche gli altri, i bocciati o meglio bocciatoni, come vengono definiti dai colleghi più fortunati, hanno investito tutta la loro vita per formarsi ma senza risultati positivi, non perché meno meritevoli, ma perché qualcosa non ha funzionato nella procedura. Per questi ultimi cosa farà il ministro e i sindacati cosa chiedono?
Anche loro pagano le quote sindacali e di loro hanno la delega a rappresentarli.

10 punti rilevanti sulle anomalie e irregolarità sono stati respinti dal TAR perché enunciati ma non effettivamente provati in quanto mancava il codice sorgente che avrebbe spiegato tutto, su salvataggi avvenuti o non, su emissioni file di valutazioni prima della correzione degli elaborati e la questione dell’anonimato non rispettato.

Una recentissima sentenza del TAR Lazio ha ordinato infatti al Miur di consegnarlo ai ricorrenti per effettivamente appurare tutte queste  problematiche.

Per la trasparenza e in seguito alla richiesta di accesso agli atti il Miur avrebbe dovuto  mettere a disposizione lo stesso immediatamente (altro reato penale c.p 328 : rifiuto accesso agli atti che in una procedura con software è anche il codice sorgente) e invece CVD si rifiuta e ricorre al CdS. Perché?

Non dovrebbe il Miur stesso, in rappresentanza dello Stato controllare e verificare che tutto, compresi gli abbinamenti tra codice ed elaborato siano stati regolari e corretti?
E i sindacati dove erano durante la procedura di scioglimento dell’ anonimato?
Chi deve cautelare l’aspirante DS che non è passato per anomalie nel sistema e diversificazioni nelle valutazioni delle commissioni differenti, la cui griglia definita dalla commissione madre è stata poi modificata? Perché è stata modificata?  Perché non c’erano i descrittori?
Perché in una commissione hanno corretto con un metodo e in un’ altra con un approccio completamente diverso? L’unicità della prova nazionale è stata veramente garantita?

Il TAR  ha respinto i punti precedenti inoltre non perché ritenuti non validi, ma perché necessitavano di perizie maggiori e contro-perizie e l’ ultimo punto era da solo già sufficiente e grave per invalidare lo scritto: anche i bambini lo hanno capito. ( I sindacati no).

E poi molti esperti e formatori in questi giorni stanno contestando il rilievo del Tar Lazio sulla composizione della commissione madre formata da due commissari che hanno tenuto corsi di formazione e un sindaco ubiquo, considerandoli fatti poco rilevanti per annullare l’intera procedura.

Per quanto riguarda la presenza di un politico nel ruolo di valutatore, tra l’altro poco presente perché altrove, come documentato da atti firmati contestualmente alla stessa ora e stesso giorno, è moralmente grave e si commenta da solo perché la politica e il sistema politico che fa da corredo (raccomandazioni, facilitazioni, clientelarismo ecc)  non possono e non devono entrare in un concorso pubblico così importante.

Lo stesso Ministero per salvaguardare la procedura ha emesso un regolamento al bando che chiaramente e a caratteri cubitali sostiene (art16 DM agosto2017) che proprio per questo concorso non potevano essere ammessi commissari che rivestivano cariche politiche o che abbiano espletato corsi di formazione. Adesso invece lo ha dimenticato e ricorre contro il suo stesso regolamento?

I due commissari formatori infatti pongono un altro importante problema che lo stesso Miur voleva evitare: la disparità di trattamento formativo, nel senso che hanno favorito o comunque avrebbero potuto farlo i partecipanti che hanno formato, partecipando alla definizione della griglia di valutazione generale che ha tenuto certamente conto dei criteri elargiti nella formazione.

Questi rilievi che hanno condotto all’ annullamento si riversano anche nel penale e quindi sono ancora più gravi.Il Miur quindi non solo vuole eludere il campo amministrativo in cui si muove con disinvoltura e i suoi stessi regolamenti ma anche il penale che non gli compete e che lo renderebbe comunque complice di reati penali.

In verità anche per il concorso per Dirigente scolastico 2011, i commissari erano formatori con processi penali ancora pendenti, ma allora la procedura non fu annullata, erroneamente, perché i formatori che molti soldi percepiscono dai discenti non possono, anzi non DEVONO poi esserne valutatori,perché la ricompensa economica elargita implica seppur in forma subliminale (qualche volta purtroppo esplicita) un aiutino nella valutazione concorsuale.

Cose turche? No italiane!!!

Tutti ci stiamo scandalizzando per la gestione truffaldina dei concorsi universitari e invece rimaniamo indifferenti, anzi critichiamo il richiamo del TAR alla legalità che vuole garantire i nostri figli siano essi candidati che studenti futuri?

Il caso dei ricorrenti 2011 poi è quello dei diversi di fronte alla legge sia rispetto al passato( vedi ricorrenti 2004/2006 oggi tutti DS)che nei confronti dei ricorrenti 2017, a cui il Tar ha dato giustizia.

È proprio loro invece potrebbero risolvere il problema delle reggenze invece.
Basterebbe applicare la legge 107 del 2015 che prevede in caso di emergenza dirigenze, per i ricorrenti pendenti , un corso di formazione (ad Agosto) con esame finale (scritto) che ponga i vincitori nelle nostre scuole già a Settembre.

I costi della formazione potrebbero essere auto-finanziati dagli stessi concorrenti e il riconoscimento economico a partire dal prossimo anno ancora.

Nel frattempo il Miur potrebbe organizzare una prova suppletiva REGOLARE per i candidati del 2017 (TUTTI), salvaguardando chi ha già passato tutte le prove.

La politica ormai deve sbrogliare questa complicata matassa ma nel rispetto della legge.
Chi ha perso alla fine sono sempre gli Italiani onesti.

Daniela La Mattina