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Concorso docenti, tutte le tracce scritte

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A distanza di un mese dall’ultima verifica scritta del concorso per nuovi docenti, il Miur pubblica le tracce proposte a tutti i candidati.

Per prendere possesso delle tracce, occorre cliccare su questo link e scaricare le sette “cartelle zippate” predisposte dal ministero dell’Istruzione.

Icotea

Le prime tre “cartelle” contengono solo file con tracce della tabella A, che ingloba tutte discipline teoriche.

La quarta cartella contiene una parte di tracce della tabella A ed una seconda parte afferenti alle prove scritte dalla tabella B (discipline tecnico-pratiche). Gli ultimi due file, sempre della cartella numero 4, contiene i testi scritti proposti ai docenti della scuola dell’infanzia e primaria.

La cartella n. 5 contiene, invece, le prove d’accesso alle discipline riguardanti l’insegnamento dei vari strumenti musicali.

Nel raggruppamento 6 sono contenuti i file relativi alle prove di arabo, cinese, giapponese, storia della musica, nonché di Teoria, analisi e composizione.

L’ultima cartella, la n. 6, riguarda infine il sostegno.

 

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Qui di seguito, a titolo di esempio, vi proponiamo lo scritto proposto ai candidati della prova A19, comprensivo degli ultmi due quesiti proposti nelle diverse lingue straniere:

 

Prova A19Prova di Storia per ambito disciplinare 6 – A19 Filosofia e Storia

Domande a risposta aperta

Quesito 1 – L’evoluzione del warfare nel lungo periodo compreso fra Medioevo e prima età moderna è stato un fenomeno di grande rilevanza e dalle notevole conseguenze sia sul piano politico-militare sia sul piano socio-economico.Il candidato ricostruisca dunque tale evoluzione in una serie di lezioni dall’approccio interdisciplinare, descrivendo i sussidi audio-visivi/digitali che utilizzerebbe e indicando – motivandolo – un riferimento bibliografico da suggerire agli alunni eventualmente interessati ad approfondire la questione.

Quesito 2 – Alla luce del recente superamento del “paradigma della sedentarietà” che ha per lungo tempo condizionato la storiografia sulle migrazioni, il candidato ricostruisca in una serie di lezioni dall’approccio interdisciplinare l’evoluzione dei fenomeni migratori dal XII all’inizio del XXI secolo, evidenziandone continuità/discontinuità nel lungo periodo e individuando argomenti e materiali utili a organizzare una lezione di Cittadinanza e Costituzione con un approccio laboratoriale sulle migrazioni oggi.

Quesito 3 – Negli ultimi vent’anni lo studio dei meccanismi di nation building ha profondamente modificato la comprensione dei processi che hanno condotto alla nascita degli stati-nazione fra Otto e Novecento, tanto in Europa quanto in ambiti extraeuropei.Applicando il concetto di nation building ad un caso di studio a sua scelta, il candidato ricostruisca tale processo ed il connesso dibattito storiografico sulla natura artificiale delle nazioni in una serie di lezioni dall’approccio interdisciplinare, proponendo infine viaggi d’istruzione e/o uscite sul territorio utili a mostrare agli alunni strumenti ed effetti del nation building nel contesto scelto.

Quesito 4 – In una scuola programmaticamente votata all’inclusione e alla formazione della cittadinanza attiva, appare sempre più ineludibile un’adeguata conoscenza delle culture e della storia delle civiltà extraeuropee, ed in particolare di quella islamica. Pertanto, il candidato ricostruisca e periodizzi in una serie di lezioni dall’approccio interdisciplinare le ragioni, l’andamento ed i principali lasciti della diffusione globale dell’Islam fra VII e XX secolo, indicando almeno una fonte ed un riferimento bibliografico da suggerire agli alunni eventualmente interessati ad approfondire la questione.

Quesito 5 – L’elezione nel 2009 di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti d’America ha segnato un momento simbolicamente importante nel lungo processo di emancipazione degli afroamericani. Il candidato ricostruisca tale processo nel periodo compreso fra XVIII e XX secolo in una serie di lezioni improntate ad un approccio interdisciplinare e di tipo culturalista, descrivendo i sussidi audio-visivi/digitali che utilizzerebbe e individuando all’interno della vigente Costituzione italiana i passi utili a proporre una lezione di Cittadinanza e Costituzione sul tema del razzismo.

Quesito 6 – Il moltiplicarsi dei corsi di laurea e della loro tipologia, e il continuo evolversi delle competenze richieste per l’accesso nel mondo del lavoro rendono sempre più complessa l’attività di orientamento demandata ai docenti delle scuole secondarie di secondo grado. Immaginando di dover predisporre tale attività per una classe del monoennio finale, il candidato indichi i criteri e gli strumenti che utilizzerebbe per individuare il tipo di studi verosimilmente più adatto ad ogni alunno.

 

Domande a risposta multipla – DE

Quesito 7 Domanda A – Lesen Sie den folgenden Text und beantworten Sie ausschließlich auf der Grundlage des Textes die folgende Frage, indem Sie die richtige Antwort ankreuzen. Nur eine Antwort ist korrekt.

Hintergrund und Anlass der Untersuchung

Trotz der erheblichen Ausweitung der Bildungsbeteiligung in den letzten Jahrzehnten werden in Deutschland nach wie vor ausgeprägte Ungleichheiten der Bildungschancen zwischen verschiedenen Sozialschichten beobachtet. Sowohl die erste als auch die zweite Pisa-Studie haben eindrucksvoll belegt, dass sich die soziale Herkunft in keinem anderen Industrieland der Welt in einem so erheblichen Ausmaß auf den Bildungserfolg auswirkt wie in Deutschland (u. a. Prenzel et al., 2004; OECD, 2001). Die Bedeutung nachteiliger Bildungschancen ist dabei kaum zu unterschätzen, da der schulische Erfolg eine zentrale Ressource für die Chancen auf dem Arbeitsmarkt darstellt und entsprechend für den gesellschaftlichen Positionsmarkt eine bedeutende Platzierungsfunktion innehat. Diese bereits aktuell herausragende Stellung der Bildung für die Lebenschancen von Menschen wird zudem in modernen Wissensgesellschaften weiter an Bedeutung gewinnen (Hradil, 2001).

Eine besondere Rolle im deutschen Bildungssystem spielt der erste Bildungsübergang auf die weiterführenden Schulformen. Erst der Wechsel von der Grundschule auf die Sekundarstufe I eröffnet den Kindern weitere Bildungs- oder Berufsmöglichkeiten. Allerdings zeigt eine mittlerweile kaum noch überschaubare Vielzahl von Studien (u. a. Kristen, 2006; Ditton & Krüsken, 2006), dass bereits an diesem Punkt der allgemeinen Bildungskarriere entscheidende Ursachen für eine starke bildungsbezogene soziale Selektion zu finden sind (vgl. für einen Überblick Becker, 2004; Becker & Lauterbach, 2004). Diese Arbeiten belegen eine erhebliche sozialschichtspezifische Differenz bei den elterlichen Bildungsaspirationen, den Empfehlungen der Lehrkräfte zum weiterführenden Schulbesuch oder den Bildungsinvestitionen des Elternhauses (u. a. Paulus & Blossfeld, 2007; Ditton et al., 2005; Wiese, 1982).

Vor dem Hintergrund dieser Befunde wurde im Jahr 2005 der erste kommunale Sozialbericht zur Bildungsbeteiligung der Stadt Wiesbaden erstellt und vorgelegt (vgl. Hock et al., 2005). Bereits hier wurde deutlich, dass eine effiziente Bildungspolitik die beste zukunftsorientierte Sozial- und Wirtschaftspolitik darstellt und eine sachgemäße Kenntnis über die Bildungsbeteiligung der städtischen Bevölkerung als Richtschnur für den Einsatz der knappen kommunalen Ressourcen dienen kann.

Aus: Schulze A., Unger R., Hradil S. (2008) Bildungschancen und Lernbedingungen an Wiesbadener Grundschulen am Übergang zur Sekundarstufe I. Projekt- und Ergebnisbericht zur Vollerhebung der GrundschülerInnen der 4. Klasse im Schuljahr 2006/07. Herausgegeben von: Projektgruppe Sozialbericht zur Bildungsbeteiligung, Amt für Soziale Arbeit, Abteilung Grundsatz und Planung, Landeshauptstadt Wiesbaden, S. 8f.

Der Bericht von 2008 weist zu Beginn darauf hin, …

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Quesito 7 Domanda B – Lesen Sie den folgenden Text und beantworten Sie ausschließlich auf der Grundlage des Textes die folgende Frage, indem Sie die richtige Antwort ankreuzen. Nur eine Antwort ist korrekt.

Hintergrund und Anlass der Untersuchung Trotz der erheblichen Ausweitung der Bildungsbeteiligung in den letzten Jahrzehnten werden in Deutschland nach wie vor ausgeprägte Ungleichheiten der Bildungschancen zwischen verschiedenen Sozialschichten beobachtet. Sowohl die erste als auch die zweite Pisa-Studie haben eindrucksvoll belegt, dass sich die soziale Herkunft in keinem anderen Industrieland der Welt in einem so erheblichen Ausmaß auf den Bildungserfolg auswirkt wie in Deutschland (u. a. Prenzel et al., 2004; OECD, 2001). Die Bedeutung nachteiliger Bildungschancen ist dabei kaum zu unterschätzen, da der schulische Erfolg eine zentrale Ressource für die Chancen auf dem Arbeitsmarkt darstellt und entsprechend für den gesellschaftlichen Positionsmarkt eine bedeutende Platzierungsfunktion innehat. Diese bereits aktuell herausragende Stellung der Bildung für die Lebenschancen von Menschen wird zudem in modernen Wissensgesellschaften weiter an Bedeutung gewinnen (Hradil, 2001).

Eine besondere Rolle im deutschen Bildungssystem spielt der erste Bildungsübergang auf die weiterführenden Schulformen. Erst der Wechsel von der Grundschule auf die Sekundarstufe I eröffnet den Kindern weitere Bildungs- oder Berufsmöglichkeiten. Allerdings zeigt eine mittlerweile kaum noch überschaubare Vielzahl von Studien (u. a. Kristen, 2006; Ditton & Krüsken, 2006), dass bereits an diesem Punkt der allgemeinen Bildungskarriere entscheidende Ursachen für eine starke bildungsbezogene soziale Selektion zu finden sind (vgl. für einen Überblick Becker, 2004; Becker & Lauterbach, 2004). Diese Arbeiten belegen eine erhebliche sozialschichtspezifische Differenz bei den elterlichen Bildungsaspirationen, den Empfehlungen der Lehrkräfte zum weiterführenden Schulbesuch oder den Bildungsinvestitionen des Elternhauses (u. a. Paulus & Blossfeld, 2007; Ditton et al., 2005; Wiese, 1982).

Vor dem Hintergrund dieser Befunde wurde im Jahr 2005 der erste kommunale Sozialbericht zur Bildungsbeteiligung der Stadt Wiesbaden erstellt und vorgelegt (vgl. Hock et al., 2005). Bereits hier wurde deutlich, dass eine effiziente Bildungspolitik die beste zukunftsorientierte Sozial- und Wirtschaftspolitik darstellt und eine sachgemäße Kenntnis über die Bildungsbeteiligung der städtischen Bevölkerung als Richtschnur für den Einsatz der knappen kommunalen Ressourcen dienen kann.

Aus: Schulze A., Unger R., Hradil S. (2008) Bildungschancen und Lernbedingungen an Wiesbadener Grundschulen am Übergang zur Sekundarstufe I. Projekt- und Ergebnisbericht zur Vollerhebung der GrundschülerInnen der 4. Klasse im Schuljahr 2006/07. Herausgegeben von: Projektgruppe Sozialbericht zur Bildungsbeteiligung, Amt für Soziale Arbeit, Abteilung Grundsatz und Planung, Landeshauptstadt Wiesbaden, S. 8f.

Aus dem Bericht geht hervor, dass …

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Quesito 7 Domanda C – Lesen Sie den folgenden Text und beantworten Sie ausschließlich auf der Grundlage des Textes die folgende Frage, indem Sie die richtige Antwort ankreuzen. Nur eine Antwort ist korrekt.

Hintergrund und Anlass der Untersuchung

Trotz der erheblichen Ausweitung der Bildungsbeteiligung in den letzten Jahrzehnten werden in Deutschland nach wie vor ausgeprägte Ungleichheiten der Bildungschancen zwischen verschiedenen Sozialschichten beobachtet. Sowohl die erste als auch die zweite Pisa-Studie haben eindrucksvoll belegt, dass sich die soziale Herkunft in keinem anderen Industrieland der Welt in einem so erheblichen Ausmaß auf den Bildungserfolg auswirkt wie in Deutschland (u. a. Prenzel et al., 2004; OECD, 2001). Die Bedeutung nachteiliger Bildungschancen ist dabei kaum zu unterschätzen, da der schulische Erfolg eine zentrale Ressource für die Chancen auf dem Arbeitsmarkt darstellt und entsprechend für den gesellschaftlichen Positionsmarkt eine bedeutende Platzierungsfunktion innehat. Diese bereits aktuell herausragende Stellung der Bildung für die Lebenschancen von Menschen wird zudem in modernen Wissensgesellschaften weiter an Bedeutung gewinnen (Hradil, 2001).Eine besondere Rolle im deutschen Bildungssystem spielt der erste Bildungsübergang auf die weiterführenden Schulformen. Erst der Wechsel von der Grundschule auf die Sekundarstufe I eröffnet den Kindern weitere Bildungs- oder Berufsmöglichkeiten. Allerdings zeigt eine mittlerweile kaum noch überschaubare Vielzahl von Studien (u. a. Kristen, 2006; Ditton & Krüsken, 2006), dass bereits an diesem Punkt der allgemeinen Bildungskarriere entscheidende Ursachen für eine starke bildungsbezogene soziale Selektion zu finden sind (vgl. für einen Überblick Becker, 2004; Becker & Lauterbach, 2004). Diese Arbeiten belegen eine erhebliche sozialschichtspezifische Differenz bei den elterlichen Bildungsaspirationen, den Empfehlungen der Lehrkräfte zum weiterführenden Schulbesuch oder den Bildungsinvestitionen des Elternhauses (u. a. Paulus & Blossfeld, 2007; Ditton et al., 2005; Wiese, 1982).Vor dem Hintergrund dieser Befunde wurde im Jahr 2005 der erste kommunale Sozialbericht zur Bildungsbeteiligung der Stadt Wiesbaden erstellt und vorgelegt (vgl. Hock et al., 2005). Bereits hier wurde deutlich, dass eine effiziente Bildungspolitik die beste zukunftsorientierte Sozial- und Wirtschaftspolitik darstellt und eine sachgemäße Kenntnis über die Bildungsbeteiligung der städtischen Bevölkerung als Richtschnur für den Einsatz der knappen kommunalen Ressourcen dienen kann.

Aus: Schulze A., Unger R., Hradil S. (2008) Bildungschancen und Lernbedingungen an Wiesbadener Grundschulen am Übergang zur Sekundarstufe I. Projekt- und Ergebnisbericht zur Vollerhebung der GrundschülerInnen der 4. Klasse im Schuljahr 2006/07. Herausgegeben von: Projektgruppe Sozialbericht zur Bildungsbeteiligung, Amt für Soziale Arbeit, Abteilung Grundsatz und Planung, Landeshauptstadt Wiesbaden, S. 8f.

In der fachlichen Diskussion herrscht die Überzeugung, dass …

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Quesito 7 Domanda D – Lesen Sie den folgenden Text und beantworten Sie ausschließlich auf der Grundlage des Textes die folgende Frage, indem Sie die richtige Antwort ankreuzen. Nur eine Antwort ist korrekt.

Hintergrund und Anlass der Untersuchung

Trotz der erheblichen Ausweitung der Bildungsbeteiligung in den letzten Jahrzehnten werden in Deutschland nach wie vor ausgeprägte Ungleichheiten der Bildungschancen zwischen verschiedenen Sozialschichten beobachtet. Sowohl die erste als auch die zweite Pisa-Studie haben eindrucksvoll belegt, dass sich die soziale Herkunft in keinem anderen Industrieland der Welt in einem so erheblichen Ausmaß auf den Bildungserfolg auswirkt wie in Deutschland (u. a. Prenzel et al., 2004; OECD, 2001). Die Bedeutung nachteiliger Bildungschancen ist dabei kaum zu unterschätzen, da der schulische Erfolg eine zentrale Ressource für die Chancen auf dem Arbeitsmarkt darstellt und entsprechend für den gesellschaftlichen Positionsmarkt eine bedeutende Platzierungsfunktion innehat. Diese bereits aktuell herausragende Stellung der Bildung für die Lebenschancen von Menschen wird zudem in modernen Wissensgesellschaften weiter an Bedeutung gewinnen (Hradil, 2001).

Eine besondere Rolle im deutschen Bildungssystem spielt der erste Bildungsübergang auf die weiterführenden Schulformen. Erst der Wechsel von der Grundschule auf die Sekundarstufe I eröffnet den Kindern weitere Bildungs- oder Berufsmöglichkeiten. Allerdings zeigt eine mittlerweile kaum noch überschaubare Vielzahl von Studien (u. a. Kristen, 2006; Ditton & Krüsken, 2006), dass bereits an diesem Punkt der allgemeinen Bildungskarriere entscheidende Ursachen für eine starke bildungsbezogene soziale Selektion zu finden sind (vgl. für einen Überblick Becker, 2004; Becker & Lauterbach, 2004). Diese Arbeiten belegen eine erhebliche sozialschichtspezifische Differenz bei den elterlichen Bildungsaspirationen, den Empfehlungen der Lehrkräfte zum weiterführenden Schulbesuch oder den Bildungsinvestitionen des Elternhauses (u. a. Paulus & Blossfeld, 2007; Ditton et al., 2005; Wiese, 1982).

Vor dem Hintergrund dieser Befunde wurde im Jahr 2005 der erste kommunale Sozialbericht zur Bildungsbeteiligung der Stadt Wiesbaden erstellt und vorgelegt (vgl. Hock et al., 2005). Bereits hier wurde deutlich, dass eine effiziente Bildungspolitik die beste zukunftsorientierte Sozial- und Wirtschaftspolitik darstellt und eine sachgemäße Kenntnis über die Bildungsbeteiligung der städtischen Bevölkerung als Richtschnur für den Einsatz der knappen kommunalen Ressourcen dienen kann.

Aus: Schulze A., Unger R., Hradil S. (2008) Bildungschancen und Lernbedingungen an Wiesbadener Grundschulen am Übergang zur Sekundarstufe I. Projekt- und Ergebnisbericht zur Vollerhebung der GrundschülerInnen der 4. Klasse im Schuljahr 2006/07. Herausgegeben von: Projektgruppe Sozialbericht zur Bildungsbeteiligung, Amt für Soziale Arbeit, Abteilung Grundsatz und Planung, Landeshauptstadt Wiesbaden, S. 8f.

An der Schwelle von der Grundschule zur Sekundarstufe I …

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Quesito 7 Domanda E – Lesen Sie den folgenden Text und beantworten Sie ausschließlich auf der Grundlage des Textes die folgende Frage, indem Sie die richtige Antwort ankreuzen. Nur eine Antwort ist korrekt.

Hintergrund und Anlass der Untersuchung

Trotz der erheblichen Ausweitung der Bildungsbeteiligung in den letzten Jahrzehnten werden in Deutschland nach wie vor ausgeprägte Ungleichheiten der Bildungschancen zwischen verschiedenen Sozialschichten beobachtet. Sowohl die erste als auch die zweite Pisa-Studie haben eindrucksvoll belegt, dass sich die soziale Herkunft in keinem anderen Industrieland der Welt in einem so erheblichen Ausmaß auf den Bildungserfolg auswirkt wie in Deutschland (u. a. Prenzel et al., 2004; OECD, 2001). Die Bedeutung nachteiliger Bildungschancen ist dabei kaum zu unterschätzen, da der schulische Erfolg eine zentrale Ressource für die Chancen auf dem Arbeitsmarkt darstellt und entsprechend für den gesellschaftlichen Positionsmarkt eine bedeutende Platzierungsfunktion innehat. Diese bereits aktuell herausragende Stellung der Bildung für die Lebenschancen von Menschen wird zudem in modernen Wissensgesellschaften weiter an Bedeutung gewinnen (Hradil, 2001).

Eine besondere Rolle im deutschen Bildungssystem spielt der erste Bildungsübergang auf die weiterführenden Schulformen. Erst der Wechsel von der Grundschule auf die Sekundarstufe I eröffnet den Kindern weitere Bildungs- oder Berufsmöglichkeiten. Allerdings zeigt eine mittlerweile kaum noch überschaubare Vielzahl von Studien (u. a. Kristen, 2006; Ditton & Krüsken, 2006), dass bereits an diesem Punkt der allgemeinen Bildungskarriere entscheidende Ursachen für eine starke bildungsbezogene soziale Selektion zu finden sind (vgl. für einen Überblick Becker, 2004; Becker & Lauterbach, 2004). Diese Arbeiten belegen eine erhebliche sozialschichtspezifische Differenz bei den elterlichen Bildungsaspirationen, den Empfehlungen der Lehrkräfte zum weiterführenden Schulbesuch oder den Bildungsinvestitionen des Elternhauses (u. a. Paulus & Blossfeld, 2007; Ditton et al., 2005; Wiese, 1982).Vor dem Hintergrund dieser Befunde wurde im Jahr 2005 der erste kommunale Sozialbericht zur Bildungsbeteiligung der Stadt Wiesbaden erstellt und vorgelegt (vgl. Hock et al., 2005). Bereits hier wurde deutlich, dass eine effiziente Bildungspolitik die beste zukunftsorientierte Sozial- und Wirtschaftspolitik darstellt und eine sachgemäße Kenntnis über die Bildungsbeteiligung der städtischen Bevölkerung als Richtschnur für den Einsatz der knappen kommunalen Ressourcen dienen kann.

Aus: Schulze A., Unger R., Hradil S. (2008) Bildungschancen und Lernbedingungen an Wiesbadener Grundschulen am Übergang zur Sekundarstufe I. Projekt- und Ergebnisbericht zur Vollerhebung der GrundschülerInnen der 4. Klasse im Schuljahr 2006/07. Herausgegeben von: Projektgruppe Sozialbericht zur Bildungsbeteiligung, Amt für Soziale Arbeit, Abteilung Grundsatz und Planung, Landeshauptstadt Wiesbaden, S. 8f.

Welche Gruppen und Maßnahmen sind entscheidend für die Orientierung am Übergang zur Sekundarstufe I?

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Quesito 8 Domanda A – Lesen Sie den folgenden Text und beantworten Sie ausschließlich auf der Grundlage des Textes die folgende Frage, indem Sie die richtige Antwort ankreuzen. Nur eine Antwort ist korrekt.

Ausbildungssuche

Die Suche nach einem Ausbildungsplatz ist oft gar nicht so leicht – unabhängig davon, ob man die Ausbildung in einem Betrieb oder an einer Schule machen möchte. Am besten ist es daher, ganz gezielt vorzugehen.Tipps und Tricks zur Ausbildungssuche:• Fangen Sie rechtzeitig mit Ihrer Suche an – das bedeutet in aller Regel ein bis anderthalb Jahre vor dem gewünschten Ausbildungsbeginn.

• Eine betriebliche oder schulische Ausbildungsstelle können Sie auf unterschiedlichen Wegen finden:o Sie können die Unterstützung der Berufsberatung der Agentur für Arbeit in Anspruch nehmen. Sie hilft Ihnen mit ihrem individuellen Vermittlungsservice bei der Suche nach einer passenden betrieblichen Ausbildungsstelle und vermittelt Ihnen ausgewählte Adressen von Ausbildungsstellen an Ihrem Wohnort oder – wenn Sie das möchten – auch im gesamten Bundesgebiet.o Ihre Berufsberaterin bzw. Ihr Berufsberater informiert Sie auch über die regionalen schulischen Ausbildungsmöglichkeiten und die für Ihren Berufswunsch geltenden Zugangsvoraussetzungen sowie Bewerbungstermine.o Sie können aber auch (zusätzlich) die vielen Möglichkeiten einer eigenständigen Ausbildungssuche nutzen.• Erschließen Sie sich zusätzliche Möglichkeiten und überlegen Sie sich, ob alternative Berufe für Sie in Frage kommen oder ob Sie sich auch in anderen Regionen bewerben möchten.• Wenn Sie Hilfe benötigen oder einfach nur eine neutrale Meinung einholen möchten, steht Ihnen die Berufsberatung Ihrer Agentur für Arbeit gerne mit Rat und Tat zur Seite.• Lassen Sie sich nicht entmutigen, wenn es nicht auf Anhieb klappt. In den meisten Fällen braucht man Geduld und Durchhaltevermögen, bis man die richtige Ausbildungsstelle gefunden hat. […]Bei der Vermittlung von Ausbildungsstellen achtet die Agentur für Arbeit auch darauf, dass Ihre Interessen, Eignung und Leistungsfähigkeit mit den Anforderungen der angebotenen Ausbildungsstellen zusammenpassen. […]

Falls für Sie für Ihre geplante Berufsausbildung auch einen Wohnortwechsel mit auswärtiger Unterbringung in Erwägung ziehen, können Sie von Ihrer Berufsberaterin oder Ihrem Berufsberater auch Informationen zu Adressen von Wohnheimen für Auszubildende oder für Sie in Frage kommende Leistungen (wie zum Beispiel Berufsausbildungsbeihilfe) erhalten.

Aus: Bundesagentur für Arbeit: „Ausbildungssuche” https://www.arbeitsagentur.de/web/content/DE/BuergerinnenUndBuerger/Au sbildung/Ausbildungssuche/index.htm[12.4.2016]

Wann sollten Ausbildungssuchende sich nach einem Ausbildungsplatz umsehen?

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Quesito 8 Domanda B – Lesen Sie den folgenden Text und beantworten Sie ausschließlich auf der Grundlage des Textes die folgende Frage, indem Sie die richtige Antwort ankreuzen. Nur eine Antwort ist korrekt.

Ausbildungssuche

Die Suche nach einem Ausbildungsplatz ist oft gar nicht so leicht – unabhängig davon, ob man die Ausbildung in einem Betrieb oder an einer Schule machen möchte. Am besten ist es daher, ganz gezielt vorzugehen.Tipps und Tricks zur Ausbildungssuche:• Fangen Sie rechtzeitig mit Ihrer Suche an – das bedeutet in aller Regel ein bis anderthalb Jahre vor dem gewünschten Ausbildungsbeginn.

• Eine betriebliche oder schulische Ausbildungsstelle können Sie auf unterschiedlichen Wegen finden:o Sie können die Unterstützung der Berufsberatung der Agentur für Arbeit in Anspruch nehmen. Sie hilft Ihnen mit ihrem individuellen Vermittlungsservice bei der Suche nach einer passenden betrieblichen Ausbildungsstelle und vermittelt Ihnen ausgewählte Adressen von Ausbildungsstellen an Ihrem Wohnort oder – wenn Sie das möchten – auch im gesamten Bundesgebiet.o Ihre Berufsberaterin bzw. Ihr Berufsberater informiert Sie auch über die regionalen schulischen Ausbildungsmöglichkeiten und die für Ihren Berufswunsch geltenden Zugangsvoraussetzungen sowie Bewerbungstermine.o Sie können aber auch (zusätzlich) die vielen Möglichkeiten einer eigenständigen Ausbildungssuche nutzen.• Erschließen Sie sich zusätzliche Möglichkeiten und überlegen Sie sich, ob alternative Berufe für Sie in Frage kommen oder ob Sie sich auch in anderen Regionen bewerben möchten.• Wenn Sie Hilfe benötigen oder einfach nur eine neutrale Meinung einholen möchten, steht Ihnen die Berufsberatung Ihrer Agentur für Arbeit gerne mit Rat und Tat zur Seite.• Lassen Sie sich nicht entmutigen, wenn es nicht auf Anhieb klappt. In den meisten Fällen braucht man Geduld und Durchhaltevermögen, bis man die richtige Ausbildungsstelle gefunden hat. […]Bei der Vermittlung von Ausbildungsstellen achtet die Agentur für Arbeit auch darauf, dass Ihre Interessen, Eignung und Leistungsfähigkeit mit den Anforderungen der angebotenen Ausbildungsstellen zusammenpassen. […]Falls für Sie für Ihre geplante Berufsausbildung auch einen Wohnortwechsel mit auswärtiger Unterbringung in Erwägung ziehen, können Sie von Ihrer Berufsberaterin oder Ihrem Berufsberater auch Informationen zu Adressen von Wohnheimen für Auszubildende oder für Sie in Frage kommende Leistungen (wie zum Beispiel Berufsausbildungsbeihilfe) erhalten.

Aus: Bundesagentur für Arbeit: „Ausbildungssuche” https://www.arbeitsagentur.de/web/content/DE/BuergerinnenUndBuerger/Au sbildung/Ausbildungssuche/index.htm[12.4.2016]

Wie sollten Schulabgängerinnen und Schulabgänger bei der Ausbildungssuche vorgehen?

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Quesito 8 Domanda C – Lesen Sie den folgenden Text und beantworten Sie ausschließlich auf der Grundlage des Textes die folgende Frage, indem Sie die richtige Antwort ankreuzen. Nur eine Antwort ist korrekt.

Ausbildungssuche

Die Suche nach einem Ausbildungsplatz ist oft gar nicht so leicht – unabhängig davon, ob man die Ausbildung in einem Betrieb oder an einer Schule machen möchte. Am besten ist es daher, ganz gezielt vorzugehen.Tipps und Tricks zur Ausbildungssuche:• Fangen Sie rechtzeitig mit Ihrer Suche an – das bedeutet in aller Regel ein bis anderthalb Jahre vor dem gewünschten Ausbildungsbeginn.

• Eine betriebliche oder schulische Ausbildungsstelle können Sie auf unterschiedlichen Wegen finden:o Sie können die Unterstützung der Berufsberatung der Agentur für Arbeit in Anspruch nehmen. Sie hilft Ihnen mit ihrem individuellen Vermittlungsservice bei der Suche nach einer passenden betrieblichen Ausbildungsstelle und vermittelt Ihnen ausgewählte Adressen von Ausbildungsstellen an Ihrem Wohnort oder – wenn Sie das möchten – auch im gesamten Bundesgebiet.o Ihre Berufsberaterin bzw. Ihr Berufsberater informiert Sie auch über die regionalen schulischen Ausbildungsmöglichkeiten und die für Ihren Berufswunsch geltenden Zugangsvoraussetzungen sowie Bewerbungstermine.o Sie können aber auch (zusätzlich) die vielen Möglichkeiten einer eigenständigen Ausbildungssuche nutzen.• Erschließen Sie sich zusätzliche Möglichkeiten und überlegen Sie sich, ob alternative Berufe für Sie in Frage kommen oder ob Sie sich auch in anderen Regionen bewerben möchten.• Wenn Sie Hilfe benötigen oder einfach nur eine neutrale Meinung einholen möchten, steht Ihnen die Berufsberatung Ihrer Agentur für Arbeit gerne mit Rat und Tat zur Seite.• Lassen Sie sich nicht entmutigen, wenn es nicht auf Anhieb klappt. In den meisten Fällen braucht man Geduld und Durchhaltevermögen, bis man die richtige Ausbildungsstelle gefunden hat. […]Bei der Vermittlung von Ausbildungsstellen achtet die Agentur für Arbeit auch darauf, dass Ihre Interessen, Eignung und Leistungsfähigkeit mit den Anforderungen der angebotenen Ausbildungsstellen zusammenpassen. […]Falls für Sie für Ihre geplante Berufsausbildung auch einen Wohnortwechsel mit auswärtiger Unterbringung in Erwägung ziehen, können Sie von Ihrer Berufsberaterin oder Ihrem Berufsberater auch Informationen zu Adressen von Wohnheimen für Auszubildende oder für Sie in Frage kommende Leistungen (wie zum Beispiel Berufsausbildungsbeihilfe) erhalten.

Aus: Bundesagentur für Arbeit: „Ausbildungssuche” https://www.arbeitsagentur.de/web/content/DE/BuergerinnenUndBuerger/Au sbildung/Ausbildungssuche/index.htm[12.4.2016]

Aus langjähriger Erfahrung weiß man, dass …

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Quesito 8 Domanda D – Lesen Sie den folgenden Text und beantworten Sie ausschließlich auf der Grundlage des Textes die folgende Frage, indem Sie die richtige Antwort ankreuzen. Nur eine Antwort ist korrekt.

AusbildungssucheDie Suche nach einem Ausbildungsplatz ist oft gar nicht so leicht – unabhängig davon, ob man die Ausbildung in einem Betrieb oder an einer Schule machen möchte. Am besten ist es daher, ganz gezielt vorzugehen.Tipps und Tricks zur Ausbildungssuche:• Fangen Sie rechtzeitig mit Ihrer Suche an – das bedeutet in aller Regel ein bis anderthalb Jahre vor dem gewünschten Ausbildungsbeginn.• Eine betriebliche oder schulische Ausbildungsstelle können Sie auf unterschiedlichen Wegen finden:o Sie können die Unterstützung der Berufsberatung der Agentur für Arbeit in Anspruch nehmen. Sie hilft Ihnen mit ihrem individuellen Vermittlungsservice bei der Suche nach einer passenden betrieblichen Ausbildungsstelle und vermittelt Ihnen ausgewählte Adressen von Ausbildungsstellen an Ihrem Wohnort oder – wenn Sie das möchten – auch im gesamten Bundesgebiet.o Ihre Berufsberaterin bzw. Ihr Berufsberater informiert Sie auch über die regionalen schulischen Ausbildungsmöglichkeiten und die für Ihren Berufswunsch geltenden Zugangsvoraussetzungen sowie Bewerbungstermine.o Sie können aber auch (zusätzlich) die vielen Möglichkeiten einer eigenständigen Ausbildungssuche nutzen.• Erschließen Sie sich zusätzliche Möglichkeiten und überlegen Sie sich, ob alternative Berufe für Sie in Frage kommen oder ob Sie sich auch in anderen Regionen bewerben möchten.• Wenn Sie Hilfe benötigen oder einfach nur eine neutrale Meinung einholen möchten, steht Ihnen die Berufsberatung Ihrer Agentur für Arbeit gerne mit Rat und Tat zur Seite.• Lassen Sie sich nicht entmutigen, wenn es nicht auf Anhieb klappt. In den meisten Fällen braucht man Geduld und Durchhaltevermögen, bis man die richtige Ausbildungsstelle gefunden hat. […]Bei der Vermittlung von Ausbildungsstellen achtet die Agentur für Arbeit auch darauf, dass Ihre Interessen, Eignung und Leistungsfähigkeit mit den Anforderungen der angebotenen Ausbildungsstellen zusammenpassen. […]Falls für Sie für Ihre geplante Berufsausbildung auch einen Wohnortwechsel mit auswärtiger Unterbringung in Erwägung ziehen, können Sie von Ihrer Berufsberaterin oder Ihrem Berufsberater auch Informationen zu Adressen von Wohnheimen für Auszubildende oder für Sie in Frage kommende Leistungen (wie zum Beispiel Berufsausbildungsbeihilfe) erhalten.

Aus: Bundesagentur für Arbeit: „Ausbildungssuche” https://www.arbeitsagentur.de/web/content/DE/BuergerinnenUndBuerger/Au sbildung/Ausbildungssuche/index.htm[12.4.2016]

Leider …

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Quesito 8 Domanda E – Lesen Sie den folgenden Text und beantworten Sie ausschließlich auf der Grundlage des Textes die folgende Frage, indem Sie die richtige Antwort ankreuzen. Nur eine Antwort ist korrekt.

Ausbildungssuche

Die Suche nach einem Ausbildungsplatz ist oft gar nicht so leicht – unabhängig davon, ob man die Ausbildung in einem Betrieb oder an einer Schule machen möchte. Am besten ist es daher, ganz gezielt vorzugehen.Tipps und Tricks zur Ausbildungssuche:• Fangen Sie rechtzeitig mit Ihrer Suche an – das bedeutet in aller Regel ein bis anderthalb Jahre vor dem gewünschten Ausbildungsbeginn.

• Eine betriebliche oder schulische Ausbildungsstelle können Sie auf unterschiedlichen Wegen finden:o Sie können die Unterstützung der Berufsberatung der Agentur für Arbeit in Anspruch nehmen. Sie hilft Ihnen mit ihrem individuellen Vermittlungsservice bei der Suche nach einer passenden betrieblichen Ausbildungsstelle und vermittelt Ihnen ausgewählte Adressen von Ausbildungsstellen an Ihrem Wohnort oder – wenn Sie das möchten – auch im gesamten Bundesgebiet.o Ihre Berufsberaterin bzw. Ihr Berufsberater informiert Sie auch über die regionalen schulischen Ausbildungsmöglichkeiten und die für Ihren Berufswunsch geltenden Zugangsvoraussetzungen sowie Bewerbungstermine.o Sie können aber auch (zusätzlich) die vielen Möglichkeiten einer eigenständigen Ausbildungssuche nutzen.• Erschließen Sie sich zusätzliche Möglichkeiten und überlegen Sie sich, ob alternative Berufe für Sie in Frage kommen oder ob Sie sich auch in anderen Regionen bewerben möchten.• Wenn Sie Hilfe benötigen oder einfach nur eine neutrale Meinung einholen möchten, steht Ihnen die Berufsberatung Ihrer Agentur für Arbeit gerne mit Rat und Tat zur Seite.• Lassen Sie sich nicht entmutigen, wenn es nicht auf Anhieb klappt. In den meisten Fällen braucht man Geduld und Durchhaltevermögen, bis man die richtige Ausbildungsstelle gefunden hat. […]Bei der Vermittlung von Ausbildungsstellen achtet die Agentur für Arbeit auch darauf, dass Ihre Interessen, Eignung und Leistungsfähigkeit mit den Anforderungen der angebotenen Ausbildungsstellen zusammenpassen. […]Falls für Sie für Ihre geplante Berufsausbildung auch einen Wohnortwechsel mit auswärtiger Unterbringung in Erwägung ziehen, können Sie von Ihrer Berufsberaterin oder Ihrem Berufsberater auch Informationen zu Adressen von Wohnheimen für Auszubildende oder für Sie in Frage kommende Leistungen (wie zum Beispiel Berufsausbildungsbeihilfe) erhalten.

Aus: Bundesagentur für Arbeit: „Ausbildungssuche” https://www.arbeitsagentur.de/web/content/DE/BuergerinnenUndBuerger/Au sbildung/Ausbildungssuche/index.htm[12.4.2016]

Es ist schade, …

a) … dass die Agentur für Arbeit es nicht ermöglicht, Termine mit einem Berufsberater zu vereinbaren.

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Domande a risposta multipla – EN

Quesito 7 Domanda A – -Choose the answer which fits best according to the text. Strategies, policies and measures against early leaving

In June 2011, the Education Council adopted a Recommendation on policies to reduce the number of students leaving education and training early. It highlighted the need for targeted and effective evidence-based policies based on national circumstances, and recommended that Member States should introduce a comprehensive strategy to address the problem. The strategy should cover all levels of education and involve all relevant policy areas and stakeholders. It should seek a balanced approach towards prevention, intervention and compensation and should include appropriate measures to meet the needs of high risk groups. Across Europe, only six countries/regions have, to date, developed a comprehensive strategy of this nature.

All countries, have however, introduced policies and measures that have either been developed specifically to address early leaving, or are part of general/on-going initiatives which contribute to reducing early leaving rates. The second section, therefore, examines all of these policies and measures, regardless of the framework that surrounds them. They are categorised under the key headings adopted by the Council Recommendation – prevention, intervention and compensation. The analysis shows that, in an effort to prevent early leaving, most countries aim to improve teaching and learning starting from early childhood education and care and they provide education and career guidance; countries’ intervention policies and measures focus mainly on providing individual support to students, especially those who are low achieving; and in the area of compensation measures, most initiatives aim to identify early leavers from education and training and to help them re-enter education and training.

Finally, the last section of this chapter takes a look at policies and measures targeting specific groups at higher risk of early leaving. These are, in most cases, focused on students from disadvantaged backgrounds, but also on migrant and Roma students as well as those with special educational needs.

Excerpted from European Commission/EACEA/Eurydice/Cedefop, 2014. Tackling Early Leaving from Education and Training in Europe: Strategies, Policies and Measures. Eurydice and Cedefop Report. – Luxembourg: Publications Office of the European Union

The main objective of the Recommendation adopted by the Education Council in June 2011 is to

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Quesito 7 Domanda B – -Choose the answer which fits best according to the text.

Strategies, policies and measures against early leaving

In June 2011, the Education Council adopted a Recommendation on policies to reduce the number of students leaving education and training early. It highlighted the need for targeted and effective evidence-based policies based on national circumstances, and recommended that Member States should introduce a comprehensive strategy to address the problem. The strategy should cover all levels of education and involve all relevant policy areas and stakeholders. It should seek a balanced approach towards prevention, intervention and compensation and should include appropriate measures to meet the needs of high risk groups. Across Europe, only six countries/regions have, to date, developed a comprehensive strategy of this nature.

All countries, have however, introduced policies and measures that have either been developed specifically to address early leaving, or are part of general/on-going initiatives which contribute to reducing early leaving rates. The second section, therefore, examines all of these policies and measures, regardless of the framework that surrounds them. They are categorised under the key headings adopted by the Council Recommendation – prevention, intervention and compensation. The analysis shows that, in an effort to prevent early leaving, most countries aim to improve teaching and learning starting from early childhood education and care and they provide education and career guidance; countries’ intervention policies and measures focus mainly on providing individual support to students, especially those who are low achieving; and in the area of compensation measures, most initiatives aim to identify early leavers from education and training and to help them re-enter education and training.

Finally, the last section of this chapter takes a look at policies and measures targeting specific groups at higher risk of early leaving. These are, in most cases, focused on students from disadvantaged backgrounds, but also on migrant and Roma students as well as those with special educational needs.

Excerpted from European Commission/EACEA/Eurydice/Cedefop, 2014. Tackling Early Leaving from Education and Training in Europe: Strategies, Policies and Measures. Eurydice and Cedefop Report. – Luxembourg: Publications Office of the European Union

In order to face the issue of early school leaving, the Member States strategy

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Quesito 7 Domanda C – -Choose the answer which fits best according to the text. Strategies, policies and measures against early leaving

In June 2011, the Education Council adopted a Recommendation on policies to reduce the number of students leaving education and training early. It highlighted the need for targeted and effective evidence-based policies based on national circumstances, and recommended that Member States should introduce a comprehensive strategy to address the problem. The strategy should cover all levels of education and involve all relevant policy areas and stakeholders. It should seek a balanced approach towards prevention, intervention and compensation and should include appropriate measures to meet the needs of high risk groups. Across Europe, only six countries/regions have, to date, developed a comprehensive strategy of this nature.

All countries, have however, introduced policies and measures that have either been developed specifically to address early leaving, or are part of general/on-going initiatives which contribute to reducing early leaving rates. The second section, therefore, examines all of these policies and measures, regardless of the framework that surrounds them. They are categorised under the key headings adopted by the Council Recommendation – prevention, intervention and compensation. The analysis shows that, in an effort to prevent early leaving, most countries aim to improve teaching and learning starting from early childhood education and care and they provide education and career guidance; countries’ intervention policies and measures focus mainly on providing individual support to students, especially those who are low achieving; and in the area of compensation measures, most initiatives aim to identify early leavers from education and training and to help them re-enter education and training.Finally, the last section of this chapter takes a look at policies and measures targeting specific groups at higher risk of early leaving. These are, in most cases, focused on students from disadvantaged backgrounds, but also on migrant and Roma students as well as those with special educational needs.

Excerpted from European Commission/EACEA/Eurydice/Cedefop, 2014. Tackling Early Leaving from Education and Training in Europe: Strategies, Policies and Measures. Eurydice and Cedefop Report. – Luxembourg: Publications Office of the European Union

Have all the States adopted measures to prevent early school leaving?

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Quesito 7 Domanda D – -Choose the answer which fits best according to the text. Strategies, policies and measures against early leaving

In June 2011, the Education Council adopted a Recommendation on policies to reduce the number of students leaving education and training early. It highlighted the need for targeted and effective evidence-based policies based on national circumstances, and recommended that Member States should introduce a comprehensive strategy to address the problem. The strategy should cover all levels of education and involve all relevant policy areas and stakeholders. It should seek a balanced approach towards prevention, intervention and compensation and should include appropriate measures to meet the needs of high risk groups. Across Europe, only six countries/regions have, to date, developed a comprehensive strategy of this nature.

All countries, have however, introduced policies and measures that have either been developed specifically to address early leaving, or are part of general/on-going initiatives which contribute to reducing early leaving rates. The second section, therefore, examines all of these policies and measures, regardless of the framework that surrounds them. They are categorised under the key headings adopted by the Council Recommendation – prevention, intervention and compensation. The analysis shows that, in an effort to prevent early leaving, most countries aim to improve teaching and learning starting from early childhood education and care and they provide education and career guidance; countries’ intervention policies and measures focus mainly on providing individual support to students, especially those who are low achieving; and in the area of compensation measures, most initiatives aim to identify early leavers from education and training and to help them re-enter education and training.

Finally, the last section of this chapter takes a look at policies and measures targeting specific groups at higher risk of early leaving. These are, in most cases, focused on students from disadvantaged backgrounds, but also on migrant and Roma students as well as those with special educational needs.

Excerpted from European Commission/EACEA/Eurydice/Cedefop, 2014. Tackling Early Leaving from Education and Training in Europe: Strategies, Policies and Measures. Eurydice and Cedefop Report. – Luxembourg: Publications Office of the European Union

What initiatives have been developed in many countries in order to prevent the school dropout phenomenon?

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c) Departments for Education promote investigations to identify students with special educational needs d) Students from disadvantaged backgrounds are discouraged to re-enter education and training

Quesito 7 Domanda E – -Choose the answer which fits best according to the text. Strategies, policies and measures against early leaving

In June 2011, the Education Council adopted a Recommendation on policies to reduce the number of students leaving education and training early. It highlighted the need for targeted and effective evidence-based policies based on national circumstances, and recommended that Member States should introduce a comprehensive strategy to address the problem. The strategy should cover all levels of education and involve all relevant policy areas and stakeholders. It should seek a balanced approach towards prevention, intervention and compensation and should include appropriate measures to meet the needs of high risk groups. Across Europe, only six countries/regions have, to date, developed a comprehensive strategy of this nature.

All countries, have however, introduced policies and measures that have either been developed specifically to address early leaving, or are part of general/on-going initiatives which contribute to reducing early leaving rates. The second section, therefore, examines all of these policies and measures, regardless of the framework that surrounds them. They are categorised under the key headings adopted by the Council Recommendation – prevention, intervention and compensation. The analysis shows that, in an effort to prevent early leaving, most countries aim to improve teaching and learning starting from early childhood education and care and they provide education and career guidance; countries’ intervention policies and measures focus mainly on providing individual support to students, especially those who are low achieving; and in the area of compensation measures, most initiatives aim to identify early leavers from education and training and to help them re-enter education and training.

Finally, the last section of this chapter takes a look at policies and measures targeting specific groups at higher risk of early leaving. These are, in most cases, focused on students from disadvantaged backgrounds, but also on migrant and Roma students as well as those with special educational needs.

Excerpted from European Commission/EACEA/Eurydice/Cedefop, 2014. Tackling Early Leaving from Education and Training in Europe: Strategies, Policies and Measures. Eurydice and Cedefop Report. – Luxembourg: Publications Office of the European Union

Groups at higher risk of school dropout that policies and measures address encompass

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Quesito 8 Domanda A – -Choose the answer which fits best according to the text. Early leavers from education and training – Nature of the challenge

As it is well known, the factors leading to early school leaving vary from country to country. The 2011 Council Recommendation on policies to reduce early school leaving clarifies how the causes of ineffective policies can be boiled down to three typical deficiencies:1. Lack of a comprehensive strategy: Strategic approaches to address early school leaving are not yet broadly implemented in Member States, although there is a growing tendency to better link existing and new measures and develop more comprehensive strategies. In addition, relevant stakeholders are often not involved in efforts to develop and implement measures. A Peer Review on policies to reduce Early School Leaving in March 2013 highlighted the need to involve business in measures to reduce early school leaving, e.g. to allow for more work-based learning, improve guidance for young people at risk of early school leaving, and ease their transition from school to work.2. Lack of evidence-based policy-making: with some notable exceptions, Member State policies lack detailed information on the background of early school leavers and an analysis of the causes and incidence of early school leaving. Only a few countries take a systematic approach to collecting, monitoring and analysing data on early school leaving, as confirmed by a second Peer Review on early school leaving in March 2014.3. Insufficient prevention and lack of early intervention: Member States start to devote more attention to prevention, but still stronger focus on comprehensive early intervention measures is needed both at system level and at the level of individual education and training institutions. Prevention measures at system level need to address especially problems of segregation in school education, the negative effects of grade repetition, the lack of support of groups at risk of early school leaving and the need to improve the attractiveness of vocational education and training (VET).

Excerpted from Europe 2020 Target: Early Leavers From Education and Training retrievable at http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/themes/29_early_school_leaving_02.pdf

Early school leaving

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Quesito 8 Domanda B – -Choose the answer which fits best according to the text. Early leavers from education and training – Nature of the challenge

As it is well known, the factors leading to early school leaving vary from country to country. The 2011 Council Recommendation on policies to reduce early school leaving clarifies how the causes of ineffective policies can be boiled down to three typical deficiencies:1. Lack of a comprehensive strategy: Strategic approaches to address early school leaving are not yet broadly implemented in Member States, although there is a growing tendency to better link existing and new measures and develop more comprehensive strategies. In addition, relevant stakeholders are often not involved in efforts to develop and implement measures. A Peer Review on policies to reduce Early School Leaving in March 2013 highlighted the need to involve business in measures to reduce early school leaving, e.g. to allow for more work-based learning, improve guidance for young people at risk of early school leaving, and ease their transition from school to work.

2. Lack of evidence-based policy-making: with some notable exceptions, Member State policies lack detailed information on the background of early school leavers and an analysis of the causes and incidence of early school leaving. Only a few countries take a systematic approach to collecting, monitoring and analysing data on early school leaving, as confirmed by a second Peer Review on early school leaving in March 2014.

3. Insufficient prevention and lack of early intervention: Member States start to devote more attention to prevention, but still stronger focus on comprehensive early intervention measures is needed both at system level and at the level of individual education and training institutions. Prevention measures at system level need to address especially problems of segregation in school education, the negative effects of grade repetition, the lack of support of groups at risk of early school leaving and the need to improve the attractiveness of vocational education and training (VET).

Excerpted from Europe 2020 Target: Early Leavers From Education and Training retrievable at http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/themes/29_early_school_leaving_02.pdf

Engaging business in prevention measures to reduce school dropout.

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Quesito 8 Domanda C – -Choose the answer which fits best according to the text. Early leavers from education and training – Nature of the challenge

As it is well known, the factors leading to early school leaving vary from country to country. The 2011 Council Recommendation on policies to reduce early school leaving clarifies how the causes of ineffective policies can be boiled down to three typical deficiencies:1. Lack of a comprehensive strategy: Strategic approaches to address early school leaving are not yet broadly implemented in Member States, although there is a growing tendency to better link existing and new measures and develop more comprehensive strategies. In addition, relevant stakeholders are often not involved in efforts to develop and implement measures. A Peer Review on policies to reduce Early School Leaving in March 2013 highlighted the need to involve business in measures to reduce early school leaving, e.g. to allow for more work-based learning, improve guidance for young people at risk of early school leaving, and ease their transition from school to work.

2. Lack of evidence-based policy-making: with some notable exceptions, Member State policies lack detailed information on the background of early school leavers and an analysis of the causes and incidence of early school leaving. Only a few countries take a systematic approach to collecting, monitoring and analysing data on early school leaving, as confirmed by a second Peer Review on early school leaving in March 2014.

3. Insufficient prevention and lack of early intervention: Member States start to devote more attention to prevention, but still stronger focus on comprehensive early intervention measures is needed both at system level and at the level of individual education and training institutions. Prevention measures at system level need to address especially problems of segregation in school education, the negative effects of grade repetition, the lack of support of groups at risk of early school leaving and the need to improve the attractiveness of vocational education and training (VET).

Excerpted from Europe 2020 Target: Early Leavers From Education and Training retrievable at http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/themes/29_early_school_leaving_02.pdf

Evidence-based policy-making is not generally available in the EU because

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Quesito 8 Domanda D – -Choose the answer which fits best according to the text. Early leavers from education and training – Nature of the challenge

As it is well known, the factors leading to early school leaving vary from country to country. The 2011 Council Recommendation on policies to reduce early school leaving clarifies how the causes of ineffective policies can be boiled down to three typical deficiencies:1. Lack of a comprehensive strategy: Strategic approaches to address early school leaving are not yet broadly implemented in Member States, although there is a growing tendency to better link existing and new measures and develop more comprehensive strategies. In addition, relevant stakeholders are often not involved in efforts to develop and implement measures. A Peer Review on policies to reduce Early School Leaving in March 2013 highlighted the need to involve business in measures to reduce early school leaving, e.g. to allow for more work-based learning, improve guidance for young people at risk of early school leaving, and ease their transition from school to work.2. Lack of evidence-based policy-making: with some notable exceptions, Member State policies lack detailed information on the background of early school leavers and an analysis of the causes and incidence of early school leaving. Only a few countries take a systematic approach to collecting, monitoring and analysing data on early school leaving, as confirmed by a second Peer Review on early school leaving in March 2014.3. Insufficient prevention and lack of early intervention: Member States start to devote more attention to prevention, but still stronger focus on comprehensive early intervention measures is needed both at system level and at the level of individual education and training institutions. Prevention measures at system level need to address especially problems of segregation in school education, the negative effects of grade repetition, the lack of support of groups at risk of early school leaving and the need to improve the attractiveness of vocational education and training (VET).

Excerpted from Europe 2020 Target: Early Leavers From Education and Training retrievable at http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/themes/29_early_school_leaving_02.pdf

Among the causes of ineffective policies,

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Quesito 8 Domanda E – -Choose the answer which fits best according to the text. Early leavers from education and training – Nature of the challenge

As it is well known, the factors leading to early school leaving vary from country to country. The 2011 Council Recommendation on policies to reduce early school leaving clarifies how the causes of ineffective policies can be boiled down to three typical deficiencies:1. Lack of a comprehensive strategy: Strategic approaches to address early school leaving are not yet broadly implemented in Member States, although there is a growing tendency to better link existing and new measures and develop more comprehensive strategies. In addition, relevant stakeholders are often not involved in efforts to develop and implement measures. A Peer Review on policies to reduce Early School Leaving in March 2013 highlighted the need to involve business in measures to reduce early school leaving, e.g. to allow for more work-based learning, improve guidance for young people at risk of early school leaving, and ease their transition from school to work.

2. Lack of evidence-based policy-making: with some notable exceptions, Member State policies lack detailed information on the background of early school leavers and an analysis of the causes and incidence of early school leaving. Only a few countries take a systematic approach to collecting, monitoring and analysing data on early school leaving, as confirmed by a second Peer Review on early school leaving in March 2014.

3. Insufficient prevention and lack of early intervention: Member States start to devote more attention to prevention, but still stronger focus on comprehensive early intervention measures is needed both at system level and at the level of individual education and training institutions. Prevention measures at system level need to address especially problems of segregation in school education, the negative effects of grade repetition, the lack of support of groups at risk of early school leaving and the need to improve the attractiveness of vocational education and training (VET).

Excerpted from Europe 2020 Target: Early Leavers From Education and TrainingProva A19 17/31

retrievable at http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/themes/29_early_school_leaving_02.pdf Systemic prevention measures

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Domande a risposta multipla – ESQuesito 7 Domanda A – Lea el siguiente texto y conteste, únicamente sobre la base de lo que ha leído, la

siguiente pregunta. Sólo una respuesta es correcta. La orientación en el S.XXI

La búsqueda de la calidad y la equidad en la orientación es una de sus señas de identidad y, como señala Rodríguez Espinar (2006, 2007), uno de los enfoques más idóneos para contemplarla es como satisfacción del usuario, desde el cual la calidad es identificada con los planteamientos de la calidad total. Desde esta perspectiva se considera que el criterio de calidad reside en el grado en que los servicios ofertados (en nuestro caso servicios de orientación) satisfacen los requerimientos y expectativas de los usuarios (tanto actuales como potenciales). Adoptar este enfoque representa un verdadero reto para los diferentes agentes de la intervención orientadora.

La preocupación de la Comisión Europea por el tema de la calidad y la equidad es manifiesta. En una comunicación al Consejo y Parlamento Europeo (CCE, 2006) se señala que las políticas educativas por sí solas no pueden paliar las desigualdades en la educación; una serie combinada de factores personales, sociales, culturales y económicos limita las oportunidades educativas y consecuentemente orientadoras. Los planteamientos intersectoriales son importantes para establecer vínculos entre las políticas de educación y formación, las relacionadas con el empleo, la economía, la inclusión social, la juventud, la salud, la justicia, la vivienda y los servicios sociales. Pero a Europa también le preocupa la equidad, de forma manifiesta en diversos informes y documentos de la Comisión Europea. Asegurar la equidad de los sistemas significa velar porque los resultados y las ventajas de la educación, la formación y la orientación sean independientes de la situación socioeconómica y de otros factores que puedan generar desventajas educativas.El acceso a los sistemas ha de estar, pues, abierto a todos y el trato ha de adaptarse a las necesidades específicas de aprendizaje de las personas en cuestión. La investigación pone de manifiesto que no hay por qué establecer una disyuntiva entre eficacia y equidad, pues ambos aspectos son interdependientes y se refuerzan mutuamente, según Rodríguez Espinar, (2007).

Martínez Clares, P., M. Martínez Juárez (2011). “La orientación en el S.XXI”. REIFOP, 14 (1), 253-265. http://www.aufop.com/aufop/revistas/arta/digital/158/1634/

El concepto de calidad en orientación se ha de entender a partir de

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Quesito 7 Domanda B – Lea el siguiente texto y conteste, únicamente sobre la base de lo que ha leído, la siguiente pregunta. Sólo una respuesta es correcta. La orientación en el S.XXI

La búsqueda de la calidad y la equidad en la orientación es una de sus señas de identidad y, como señala Rodríguez Espinar (2006, 2007), uno de los enfoques más idóneos para contemplarla es como satisfacción del usuario, desde el cual la calidad es identificada con los planteamientos de la calidad total. Desde esta perspectiva se considera que el criterio de calidad reside en el grado en que los servicios ofertados (en nuestro caso servicios de orientación) satisfacen los requerimientos y expectativas de los usuarios (tanto actuales como potenciales). Adoptar este enfoque representa un verdadero reto para los diferentes agentes de la intervención orientadora.

La preocupación de la Comisión Europea por el tema de la calidad y la equidad es manifiesta. En una comunicación al Consejo y Parlamento Europeo (CCE, 2006) se señala que las políticas educativas por sí solas no pueden paliar las desigualdades en la educación; una serie combinada de factores personales, sociales, culturales y económicos limita las oportunidades educativas y consecuentemente orientadoras. Los planteamientos intersectoriales son importantes para establecer vínculos entre las políticas de educación y formación, las relacionadas con el empleo, la economía, la inclusión social, la juventud, la salud, la justicia, la vivienda y los servicios sociales. Pero a Europa también le preocupa la equidad, de forma manifiesta en diversos informes y documentos de la Comisión Europea. Asegurar la equidad de los sistemas significa velar porque los resultados y las ventajas de la educación, la formación y la orientación sean independientes de la situación socioeconómica y de otros factores que puedan generar desventajas educativas.El acceso a los sistemas ha de estar, pues, abierto a todos y el trato ha de adaptarse a las necesidades específicas de aprendizaje de las personas en cuestión. La investigación pone de manifiesto que no hay por qué establecer una disyuntiva entre eficacia y equidad, pues ambos aspectos son interdependientes y se refuerzan mutuamente, según Rodríguez Espinar, (2007).

Martínez Clares, P., M. Martínez Juárez (2011). “La orientación en el S.XXI”. REIFOP, 14 (1), 253-265. http://www.aufop.com/aufop/revistas/arta/digital/158/1634/

En el Consejo y en el Parlamento Europeo se ha recalcado que

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Quesito 7 Domanda C – Lea el siguiente texto y conteste, únicamente sobre la base de lo que ha leído, la siguiente pregunta. Sólo una respuesta es correcta.

La orientación en el S.XXI

La búsqueda de la calidad y la equidad en la orientación es una de sus señas de identidad y, como señala Rodríguez Espinar (2006, 2007), uno de los enfoques más idóneos para contemplarla es como satisfacción del usuario, desde el cual la calidad es identificada con los planteamientos de la calidad total. Desde esta perspectiva se considera que el criterio de calidad reside en el grado en que los servicios ofertados (en nuestro caso servicios de orientación) satisfacen los requerimientos y expectativas de los usuarios (tanto actuales como potenciales). Adoptar este enfoque representa un verdadero reto para los diferentes agentes de la intervención orientadora.

La preocupación de la Comisión Europea por el tema de la calidad y la equidad es manifiesta. En una comunicación al Consejo y Parlamento Europeo (CCE, 2006) se señala que las políticas educativas por sí solas no pueden paliar las desigualdades en la educación; una serie combinada de factores personales, sociales, culturales y económicos limita las oportunidades educativas y consecuentemente orientadoras. Los planteamientos intersectoriales son importantes para establecer vínculos entre las políticas de educación y formación, las relacionadas con el empleo, la economía, la inclusión social, la juventud, la salud, la justicia, la vivienda y los servicios sociales. Pero a Europa también le preocupa la equidad, de forma manifiesta en diversos informes y documentos de la Comisión Europea. Asegurar la equidad de los sistemas significa velar porque los resultados y las ventajas de la educación, la formación y la orientación sean independientes de la situación socioeconómica y de otros factores que puedan generar desventajas educativas.El acceso a los sistemas ha de estar, pues, abierto a todos y el trato ha de adaptarse a las necesidades específicas de aprendizaje de las personas en cuestión. La investigación pone de manifiesto que no hay por qué establecer una disyuntiva entre eficacia y equidad, pues ambos aspectos son interdependientes y se refuerzan mutuamente, según Rodríguez Espinar, (2007).

Martínez Clares, P., M. Martínez Juárez (2011). “La orientación en el S.XXI”. REIFOP, 14 (1), 253-265. http://www.aufop.com/aufop/revistas/arta/digital/158/1634/

Para que las políticas educativas y de formación sean efectivas, es necesario que

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Quesito 7 Domanda D – Lea el siguiente texto y conteste, únicamente sobre la base de lo que ha leído, la siguiente pregunta. Sólo una respuesta es correcta.

La orientación en el S.XXI

La búsqueda de la calidad y la equidad en la orientación es una de sus señas de identidad y, como señala Rodríguez Espinar (2006, 2007), uno de los enfoques más idóneos para contemplarla es como satisfacción del usuario, desde el cual la calidad es identificada con los planteamientos de la calidad total. Desde esta perspectiva se considera que el criterio de calidad reside en el grado en que los servicios ofertados (en nuestro caso servicios de orientación) satisfacen los requerimientos y expectativas de los usuarios (tanto actuales como potenciales). Adoptar este enfoque representa un verdadero reto para los diferentes agentes de la intervención orientadora.

La preocupación de la Comisión Europea por el tema de la calidad y la equidad es manifiesta. En una comunicación al Consejo y Parlamento Europeo (CCE, 2006) se señala que las políticas educativas por sí solas no pueden paliar las desigualdades en la educación; una serie combinada de factores personales, sociales, culturales y económicos limita las oportunidades educativas y consecuentemente orientadoras. Los planteamientos intersectoriales son importantes para establecer vínculos entre las políticas de educación y formación, las relacionadas con el empleo, la economía, la inclusión social, la juventud, la salud, la justicia, la vivienda y los servicios sociales. Pero a Europa también le preocupa la equidad, de forma manifiesta en diversos informes y documentos de la Comisión Europea. Asegurar la equidad de los sistemas significa velar porque los resultados y las ventajas de la educación, la formación y la orientación sean independientes de la situación socioeconómica y de otros factores que puedan generar desventajas educativas.El acceso a los sistemas ha de estar, pues, abierto a todos y el trato ha de adaptarse a las necesidades específicas de aprendizaje de las personas en cuestión. La investigación pone de manifiesto que no hay por qué establecer una disyuntiva entre eficacia y equidad, pues ambos aspectos son interdependientes y se refuerzan mutuamente, según Rodríguez Espinar, (2007).

Martínez Clares, P., M. Martínez Juárez (2011). “La orientación en el S.XXI”. REIFOP, 14 (1), 253-265. http://www.aufop.com/aufop/revistas/arta/digital/158/1634/

a) la Comisión Europea no se ha mostrado interesada por el principio de equidad

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Quesito 7 Domanda E – Lea el siguiente texto y conteste, únicamente sobre la base de lo que ha leído, la siguiente pregunta. Sólo una respuesta es correcta.

La orientación en el S.XXI

La búsqueda de la calidad y la equidad en la orientación es una de sus señas de identidad y, como señala Rodríguez Espinar (2006, 2007), uno de los enfoques más idóneos para contemplarla es como satisfacción del usuario, desde el cual la calidad es identificada con los planteamientos de la calidad total. Desde esta perspectiva se considera que el criterio de calidad reside en el grado en que los servicios ofertados (en nuestro caso servicios de orientación) satisfacen los requerimientos y expectativas de los usuarios (tanto actuales como potenciales). Adoptar este enfoque representa un verdadero reto para los diferentes agentes de la intervención orientadora.

La preocupación de la Comisión Europea por el tema de la calidad y la equidad es manifiesta. En una comunicación al Consejo y Parlamento Europeo (CCE, 2006) se señala que las políticas educativas por sí solas no pueden paliar las desigualdades en la educación; una serie combinada de factores personales, sociales, culturales y económicos limita las oportunidades educativas y consecuentemente orientadoras. Los planteamientos intersectoriales son importantes para establecer vínculos entre las políticas de educación y formación, las relacionadas con el empleo, la economía, la inclusión social, la juventud, la salud, la justicia, la vivienda y los servicios sociales. Pero a Europa también le preocupa la equidad, de forma manifiesta en diversos informes y documentos de la Comisión Europea. Asegurar la equidad de los sistemas significa velar porque los resultados y las ventajas de la educación, la formación y la orientación sean independientes de la situación socioeconómica y de otros factores que puedan generar desventajas educativas.El acceso a los sistemas ha de estar, pues, abierto a todos y el trato ha de adaptarse a las necesidades específicas de aprendizaje de las personas en cuestión. La investigación pone de manifiesto que no hay por qué establecer una disyuntiva entre eficacia y equidad, pues ambos aspectos son interdependientes y se refuerzan mutuamente, según Rodríguez Espinar, (2007).

Martínez Clares, P., M. Martínez Juárez (2011). “La orientación en el S.XXI”. REIFOP, 14 (1), 253-265. http://www.aufop.com/aufop/revistas/arta/digital/158/1634/

Los sistemas educativos, formación y orientación deben ser

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Quesito 8 Domanda A – Lea el siguiente texto y conteste, únicamente sobre la base de lo que ha leído, la siguiente pregunta. Sólo una respuesta es correcta.

Orientar para la vida a través de la orientación para la carrera

La orientación para la carrera es algo más que ayudar a las personas a encontrar un trabajo o prepararlas para el desempeño del mismo […]: la carrera es la totalidad de trabajo (pagado y no pagado) que la persona realiza a lo largo de su trayectoria vital, es decir, son todos los roles que la persona adoptará a lo largo de su vida. De este modo, la carrera no está exclusivamente vinculada con el trabajo que se remunera sino con aquellas actividades (trabajos) que se realizan en el entorno familiar, en la comunidad, como estudiante, como voluntario o como vecino. En definitiva, la orientación para la carrera no se centra, exclusivamente, en preparar a las personas para el empleo remunerado en el entorno laboral, sino que es un proceso educativo que capacita para la vida en sentido amplio.

Para la orientación que parte de la perspectiva del desarrollo humano la orientación para la carrera se entiende como el autodesarrollo de una persona a lo largo de la vida gracias a la integración de roles, escenarios y acontecimientos que le van sucediendo (Gysbers y Henderson, 2001). Para estos autores la palabra vida hace referencia al desarrollo completo de la persona. Carrera, por su parte, es el conjunto de los variados roles que la persona asume (estudiante, trabajador, consumidor, ciudadano o padre). Los escenarios son los espacios en los que la persona desarrolla esos roles (la casa, la escuela, la comunidad u otros) y por último, los acontecimientos serían las transiciones que las personas atraviesan en su periplo vital (terminación de estudios, entrada en el trabajo, divorcio, casamiento, jubilación, etc.). En este sentido, la orientación identifica los conocimientos, actitudes y habilidades que el estudiante ha de aprender para desenvolverse adecuadamente en la vida y de ahí que, como señalan estos autores, la orientación para la carrera no es sinónimo de orientación hacia la ocupación, ya que las vidas de las personas son sus propias carreras.

Iriarte-Redín, C. (2004). “Orientar para la vida a través de la orientación para la carrera”. Revista ESE : Estudios sobre educación, 7. 21-32. http://dadun.unav.edu/bitstream/10171/9062/1/eb.pdf

La orientación para la carrera, como disciplina del desarrollo humano, postula

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Quesito 8 Domanda B – Lea el siguiente texto y conteste, únicamente sobre la base de lo que ha leído, la siguiente pregunta. Sólo una respuesta es correcta.

Orientar para la vida a través de la orientación para la carrera

La orientación para la carrera es algo más que ayudar a las personas a encontrar un trabajo o prepararlas para el desempeño del mismo […]: la carrera es la totalidad de trabajo (pagado y no pagado) que la persona realiza a lo largo de su trayectoria vital, es decir, son todos los roles que la persona adoptará a lo largo de su vida. De este modo, la carrera no está exclusivamente vinculada con el trabajo que se remunera sino con aquellas actividades (trabajos) que se realizan en el entorno familiar, en la comunidad, como estudiante, como voluntario o como vecino. En definitiva, la orientación para la carrera no se centra, exclusivamente, en preparar a las personas para el empleo remunerado en el entorno laboral, sino que es un proceso educativo que capacita para la vida en sentido amplio.Para la orientación que parte de la perspectiva del desarrollo humano la orientación para la carrera se entiende como el autodesarrollo de una persona a lo largo de la vida gracias a la integración de roles, escenarios y acontecimientos que le van sucediendo (Gysbers y Henderson, 2001). Para estos autores la palabra vida hace referencia al desarrollo completo de la persona. Carrera, por su parte, es el conjunto de los variados roles que la persona asume (estudiante, trabajador, consumidor, ciudadano o padre). Los escenarios son los espacios en los que la persona desarrolla esos roles (la casa, la escuela, la comunidad u otros) y por último, los acontecimientos serían las transiciones que las personas atraviesan en su periplo vital (terminación de estudios, entrada en el trabajo, divorcio, casamiento, jubilación, etc.). En este sentido, la orientación identifica los conocimientos, actitudes y habilidades que el estudiante ha de aprender para desenvolverse adecuadamente en la vida y de ahí que, como señalan estos autores, la orientación para la carrera no es sinónimo de orientación hacia la ocupación, ya que las vidas de las personas son sus propias carreras.

Iriarte-Redín, C. (2004). “Orientar para la vida a través de la orientación para la carrera”. Revista ESE : Estudios sobre educación, 7. 21-32. http://dadun.unav.edu/bitstream/10171/9062/1/eb.pdf

Por “roles” debemos entender

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Quesito 8 Domanda C – Lea el siguiente texto y conteste, únicamente sobre la base de lo que ha leído, la siguiente pregunta. Sólo una respuesta es correcta.

Orientar para la vida a través de la orientación para la carrera

La orientación para la carrera es algo más que ayudar a las personas a encontrar un trabajo o prepararlas para el desempeño del mismo […]: la carrera es la totalidad de trabajo (pagado y no pagado) que la persona realiza a lo largo de su trayectoria vital, es decir, son todos los roles que la persona adoptará a lo largo de su vida. De este modo, la carrera no está exclusivamente vinculada con el trabajo que se remunera sino con aquellas actividades (trabajos) que se realizan en el entorno familiar, en la comunidad, como estudiante, como voluntario o como vecino. En definitiva, la orientación para la carrera no se centra, exclusivamente, en preparar a las personas para el empleo remunerado en el entorno laboral, sino que es un proceso educativo que capacita para la vida en sentido amplio.Para la orientación que parte de la perspectiva del desarrollo humano la orientación para la carrera se entiende como el autodesarrollo de una persona a lo largo de la vida gracias a la integración de roles, escenarios y acontecimientos que le van sucediendo (Gysbers y Henderson, 2001). Para estos autores la palabra vida hace referencia al desarrollo completo de la persona. Carrera, por su parte, es el conjunto de los variados roles que la persona asume (estudiante, trabajador, consumidor, ciudadano o padre). Los escenarios son los espacios en los que la persona desarrolla esos roles (la casa, la escuela, la comunidad u otros) y por último, los acontecimientos serían las transiciones que las personas atraviesan en su periplo vital (terminación de estudios, entrada en el trabajo, divorcio, casamiento, jubilación, etc.). En este sentido, la orientación identifica los conocimientos, actitudes y habilidades que el estudiante ha de aprender para desenvolverse adecuadamente en la vida y de ahí que, como señalan estos autores, la orientación para la carrera no es sinónimo de orientación hacia la ocupación, ya que las vidas de las personas son sus propias carreras.

Iriarte-Redín, C. (2004). “Orientar para la vida a través de la orientación para la carrera”. Revista ESE : Estudios sobre educación, 7. 21-32. http://dadun.unav.edu/bitstream/10171/9062/1/eb.pdf

El concepto de “carrera” es

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Quesito 8 Domanda D – Lea el siguiente texto y conteste, únicamente sobre la base de lo que ha leído, la siguiente pregunta. Sólo una respuesta es correcta.

Orientar para la vida a través de la orientación para la carrera.

La orientación para la carrera es algo más que ayudar a las personas a encontrar un trabajo o prepararlas para el desempeño del mismo […]: la carrera es la totalidad de trabajo (pagado y no pagado) que la persona realiza a lo largo de su trayectoria vital, es decir, son todos los roles que la persona adoptará a lo largo de su vida. De este modo, la carrera no está exclusivamente vinculada con el trabajo que se remunera sino con aquellas actividades (trabajos) que se realizan en el entorno familiar, en la comunidad, como estudiante, como voluntario o como vecino. En definitiva, la orientación para la carrera no se centra, exclusivamente, en preparar a las personas para el empleo remunerado en el entorno laboral, sino que es un proceso educativo que capacita para la vida en sentido amplio.Para la orientación que parte de la perspectiva del desarrollo humano la orientación para la carrera se entiende como el autodesarrollo de una persona a lo largo de la vida gracias a la integración de roles, escenarios y acontecimientos que le van sucediendo (Gysbers y Henderson, 2001). Para estos autores la palabra vida hace referencia al desarrollo completo de la persona. Carrera, por su parte, es el conjunto de los variados roles que la persona asume (estudiante, trabajador, consumidor, ciudadano o padre). Los escenarios son los espacios en los que la persona desarrolla esos roles (la casa, la escuela, la comunidad u otros) y por último, los acontecimientos serían las transiciones que las personas atraviesan en su periplo vital (terminación de estudios, entrada en el trabajo, divorcio, casamiento, jubilación, etc.). En este sentido, la orientación identifica los conocimientos, actitudes y habilidades que el estudiante ha de aprender para desenvolverse adecuadamente en la vida y de ahí que, como señalan estos autores, la orientación para la carrera no es sinónimo de orientación hacia la ocupación, ya que las vidas de las personas son sus propias carreras.

Iriarte-Redín, C. (2004). “Orientar para la vida a través de la orientación para la carrera”. Revista ESE : Estudios sobre educación, 7. 21-32. http://dadun.unav.edu/bitstream/10171/9062/1/eb.pdf

La orientación para la carrera ha de identificar

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Quesito 8 Domanda E – Lea el siguiente texto y conteste, únicamente sobre la base de lo que ha leído, la siguiente pregunta. Sólo una respuesta es correcta.

Orientar para la vida a través de la orientación para la carrera

La orientación para la carrera es algo más que ayudar a las personas a encontrar un trabajo o prepararlas para el desempeño del mismo […]: la carrera es la totalidad de trabajo (pagado y no pagado) que la persona realiza a lo largo de su trayectoria vital, es decir, son todos los roles que la persona adoptará a lo largo de su vida. De este modo, la carrera no está exclusivamente vinculada con el trabajo que se remunera sino con aquellas actividades (trabajos) que se realizan en el entorno familiar, en la comunidad, como estudiante, como voluntario o como vecino. En definitiva, la orientación para la carrera no se centra, exclusivamente, en preparar a las personas para el empleo remunerado en el entorno laboral, sino que es un proceso educativo que capacita para la vida en sentido amplio.Para la orientación que parte de la perspectiva del desarrollo humano la orientación para la carrera se entiende como el autodesarrollo de una persona a lo largo de la vida gracias a la integración de roles, escenarios y acontecimientos que le van sucediendo (Gysbers y Henderson, 2001). Para estos autores la palabra vida hace referencia al desarrollo completo de la persona. Carrera, por su parte, es el conjunto de los variados roles que la persona asume (estudiante, trabajador, consumidor, ciudadano o padre). Los escenarios son los espacios en los que la persona desarrolla esos roles (la casa, la escuela, la comunidad u otros) y por último, los acontecimientos serían las transiciones que las personas atraviesan en su periplo vital (terminación de estudios, entrada en el trabajo, divorcio, casamiento, jubilación, etc.). En este sentido, la orientación identifica los conocimientos, actitudes y habilidades que el estudiante ha de aprender para desenvolverse adecuadamente en la vida y de ahí que, como señalan estos autores, la orientación para la carrera no es sinónimo de orientación hacia la ocupación, ya que las vidas de las personas son sus propias carreras.

Iriarte-Redín, C. (2004). “Orientar para la vida a través de la orientación para la carrera”. Revista ESE : Estudios sobre educación, 7. 21-32. http://dadun.unav.edu/bitstream/10171/9062/1/eb.pdf

Forman parte de la orientación para la carrera

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Domande a risposta multipla – FRQuesito 7 Domanda A – Lisez attentivement le texte et répondez aux questions suivantes en cochant la bonne

réponse

La France est un pays étrange où les élèves les plus fragiles socialement, les moins armés intellectuellement, les plus en difficulté scolairement, sont sommés de choisir leur métier de manière précoce et condamnés à se heurter au « plafond de verre » qui, dans les entreprises, bloque irrémédiablement ceux qui ne disposent pas d’une formation générale suffisante. Cette situation est inacceptable : inacceptable en raison de la représentation des « métiers manuels » dont elle est porteuse… toujours officiellement valorisés mais qui fonctionnent, en réalité, comme voies de relégation. Inacceptable parce qu’elle impose une orientation à des jeunes non pas à partir de leurs projets, mais en tirant mécaniquement les conséquences de leurs échecs dans les disciplines générales. Inacceptable, parce que les élèves de lycées professionnels sont privés de l’accès à la réflexion philosophique et, pour beaucoup, ne bénéficient pas des activités culturelles dont ils auraient pourtant, au regard de leur histoire personnelle, particulièrement besoin. Il faudra donc bien, un jour ou l’autre, sortir, dans ce domaine, des pieuses déclarations d’intention auxquelles nous avons eu droit jusqu’ici et mettre en place une orientation équitable vers des cursus d’égale dignité.

Les représentations des filières sont tenaces. Les élèves, les familles et les professeurs savent bien qu’une hiérarchie tacite existe entre les séries (S, ES, L, STG…). Malgré la réforme de 1992, tout le monde sait qu’on peut tout faire après un bac S et que le bac STG est surtout bon pour ceux qui ont échoué ailleurs. Quant à l’enseignement professionnel… Au-delà de la dimension morale de ce problème, il faut s’inquiéter de ses conséquences sur les logiques d’orientation : un élève ne choisit guère une série en fonction de ses goûts et de ses centres d’intérêts, mais en fonction de la place de celle-ci dans la hiérarchie.

Adapté de Philippe Meirieu, École: demandez le programme !, p. 25 Selon l’auteur, en France :

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Quesito 7 Domanda B – Lisez attentivement le texte et répondez aux questions suivantes en cochant la bonne réponse

La France est un pays étrange où les élèves les plus fragiles socialement, les moins armés intellectuellement, les plus en difficulté scolairement, sont sommés de choisir leur métier de manière précoce et condamnés à se heurter au « plafond de verre » qui, dans les entreprises, bloque irrémédiablement ceux qui ne disposent pas d’une formation générale suffisante. Cette situation est inacceptable : inacceptable en raison de la représentation des « métiers manuels » dont elle est porteuse… toujours officiellement valorisés mais qui fonctionnent, en réalité, comme voies de relégation. Inacceptable parce qu’elle impose une orientation à des jeunes non pas à partir de leurs projets, mais en tirant mécaniquement les conséquences de leurs échecs dans les disciplines générales. Inacceptable, parce que les élèves de lycées professionnels sont privés de l’accès à la réflexion philosophique et, pour beaucoup, ne bénéficient pas des activités culturelles dont ils auraient pourtant, au regard de leur histoire personnelle, particulièrement besoin. Il faudra donc bien, un jour ou l’autre, sortir, dans ce domaine, des pieuses déclarations d’intention auxquelles nous avons eu droit jusqu’ici et mettre en place une orientation équitable vers des cursus d’égale dignité.Les représentations des filières sont tenaces. Les élèves, les familles et les professeurs savent bien qu’une hiérarchie tacite existe entre les séries (S, ES, L, STG…). Malgré la réforme de 1992, tout le monde sait qu’on peut tout faire après un bac S et que le bac STG est surtout bon pour ceux qui ont échoué ailleurs. Quant à l’enseignement professionnel… Au-delà de la dimension morale de ce problème, il faut s’inquiéter de ses conséquences sur les logiques d’orientation : un élève ne choisit guère une série en fonction de ses goûts et de ses centres d’intérêts, mais en fonction de la place de celle-ci dans la hiérarchie.

Adapté de Philippe Meirieu, École: demandez le programme !, p. 25 Que pense l’auteur de cette situation ?

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Quesito 7 Domanda C – Lisez attentivement le texte et répondez aux questions suivantes en cochant la bonne réponse

La France est un pays étrange où les élèves les plus fragiles socialement, les moins armés intellectuellement, les plus en difficulté scolairement, sont sommés de choisir leur métier de manière précoce et condamnés à se heurter au « plafond de verre » qui, dans les entreprises, bloque irrémédiablement ceux qui ne disposent pas d’une formation générale suffisante. Cette situation est inacceptable : inacceptable en raison de la représentation des « métiers manuels » dont elle est porteuse… toujours officiellement valorisés mais qui fonctionnent, en réalité, comme voies de relégation. Inacceptable parce qu’elle impose une orientation à des jeunes non pas à partir de leurs projets, mais en tirant mécaniquement les conséquences de leurs échecs dans les disciplines générales. Inacceptable, parce que les élèves de lycées professionnels sont privés de l’accès à la réflexion philosophique et, pour beaucoup, ne bénéficient pas des activités culturelles dont ils auraient pourtant, au regard de leur histoire personnelle, particulièrement besoin. Il faudra donc bien, un jour ou l’autre, sortir, dans ce domaine, des pieuses déclarations d’intention auxquelles nous avons eu droit jusqu’ici et mettre en place une orientation équitable vers des cursus d’égale dignité.

Les représentations des filières sont tenaces. Les élèves, les familles et les professeurs savent bien qu’une hiérarchie tacite existe entre les séries (S, ES, L, STG…). Malgré la réforme de 1992, tout le monde sait qu’on peut tout faire après un bac S et que le bac STG est surtout bon pour ceux qui ont échoué ailleurs. Quant à l’enseignement professionnel… Au-delà de la dimension morale de ce problème, il faut s’inquiéter de ses conséquences sur les logiques d’orientation : un élève ne choisit guère une série en fonction de ses goûts et de ses centres d’intérêts, mais en fonction de la place de celle-ci dans la hiérarchie.

Adapté de Philippe Meirieu, École: demandez le programme !, p. 25 Les élèves des lycées professionnels :

a) Ne veulent ni étudier la philosophie ni participer à des activités culturelles.

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Quesito 7 Domanda D – Lisez attentivement le texte et répondez aux questions suivantes en cochant la bonne réponse

La France est un pays étrange où les élèves les plus fragiles socialement, les moins armés intellectuellement, les plus en difficulté scolairement, sont sommés de choisir leur métier de manière précoce et condamnés à se heurter au « plafond de verre » qui, dans les entreprises, bloque irrémédiablement ceux qui ne disposent pas d’une formation générale suffisante. Cette situation est inacceptable : inacceptable en raison de la représentation des « métiers manuels » dont elle est porteuse… toujours officiellement valorisés mais qui fonctionnent, en réalité, comme voies de relégation. Inacceptable parce qu’elle impose une orientation à des jeunes non pas à partir de leurs projets, mais en tirant mécaniquement les conséquences de leurs échecs dans les disciplines générales. Inacceptable, parce que les élèves de lycées professionnels sont privés de l’accès à la réflexion philosophique et, pour beaucoup, ne bénéficient pas des activités culturelles dont ils auraient pourtant, au regard de leur histoire personnelle, particulièrement besoin. Il faudra donc bien, un jour ou l’autre, sortir, dans ce domaine, des pieuses déclarations d’intention auxquelles nous avons eu droit jusqu’ici et mettre en place une orientation équitable vers des cursus d’égale dignité.

Les représentations des filières sont tenaces. Les élèves, les familles et les professeurs savent bien qu’une hiérarchie tacite existe entre les séries (S, ES, L, STG…). Malgré la réforme de 1992, tout le monde sait qu’on peut tout faire après un bac S et que le bac STG est surtout bon pour ceux qui ont échoué ailleurs. Quant à l’enseignement professionnel… Au-delà de la dimension morale de ce problème, il faut s’inquiéter de ses conséquences sur les logiques d’orientation : un élève ne choisit guère une série en fonction de ses goûts et de ses centres d’intérêts, mais en fonction de la place de celle-ci dans la hiérarchie.

Adapté de Philippe Meirieu, École: demandez le programme !, p. 25

La phrase « Les représentations des filières sont tenaces » signifie :

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Quesito 7 Domanda E – Lisez attentivement le texte et répondez aux questions suivantes en cochant la bonne réponse

La France est un pays étrange où les élèves les plus fragiles socialement, les moins armés intellectuellement, les plus en difficulté scolairement, sont sommés de choisir leur métier de manière précoce et condamnés à se heurter au « plafond de verre » qui, dans les entreprises, bloque irrémédiablement ceux qui ne disposent pas d’une formation générale suffisante. Cette situation est inacceptable : inacceptable en raison de la représentation des « métiers manuels » dont elle est porteuse… toujours officiellement valorisés mais qui fonctionnent, en réalité, comme voies de relégation. Inacceptable parce qu’elle impose une orientation à des jeunes non pas à partir de leurs projets, mais en tirant mécaniquement les conséquences de leurs échecs dans les disciplines générales. Inacceptable, parce que les élèves de lycées professionnels sont privés de l’accès à la réflexion philosophique et, pour beaucoup, ne bénéficient pas des activités culturelles dont ils auraient pourtant, au regard de leur histoire personnelle, particulièrement besoin. Il faudra donc bien, un jour ou l’autre, sortir, dans ce domaine, des pieuses déclarations d’intention auxquelles nous avons eu droit jusqu’ici et mettre en place une orientation équitable vers des cursus d’égale dignité.

Les représentations des filières sont tenaces. Les élèves, les familles et les professeurs savent bien qu’une hiérarchie tacite existe entre les séries (S, ES, L, STG…). Malgré la réforme de 1992, tout le monde sait qu’on peut tout faire après un bac S et que le bac STG est surtout bon pour ceux qui ont échoué ailleurs. Quant à l’enseignement professionnel… Au-delà de la dimension morale de ce problème, il faut s’inquiéter de ses conséquences sur les logiques d’orientation : un élève ne choisit guère une série en fonction de ses goûts et de ses centres d’intérêts, mais en fonction de la place de celle-ci dans la hiérarchie.

Adapté de Philippe Meirieu, École: demandez le programme !, p. 25 Selon l’auteur, actuellement en France :

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Quesito 8 Domanda A – Lisez attentivement le texte et répondez aux questions en cochant la bonne réponse

DiversificationDanielle Pourtier, présidente de l’association des « copsy », défend pourtant sa profession, notamment dans sa dimension psychologique. « L’orientation est un terme polysémique, plaide-t-elle. Ce n’est pas une procédure administrative. Il faut rassurer les jeunes, leur donner confiance et les aider à sortir de leurs stéréotypes sur les métiers. Certes, nous ne connaissons pas tous les métiers, qui le peut ? Mais certains ont un parcours diversifié et connaissent l’entreprise. » Pour preuve, le thème de ces Journées d’études : «Parlons métiers».Pour Bernard Saint-Giron, délégué interministériel à l’orientation, « il faut considérer que l’orientation n’est pas que l’affaire des conseillers d’orientation, mais que leur expertise doit être complétée par une connaissance de l’environnement économique. »De même, Marie-Claire Carrère-Gée, présidente du Conseil d’orientation pour l’emploi (COE), refuse de faire peser sur les « copsy » le poids des échecs de l’orientation. « C’est un sujet global, explique-t-elle. Il faut trouver l’équilibre entre les compétences et les envies des jeunes d’un côté, les exigences du marché du travail de l’autre. » Selon elle, les conseillers d’orientation sont plus que jamais nécessaires, mais le COE prône une diversification vers des spécialistes des ressources humaines et de l’économie, en même temps qu’une relance du recrutement, certains pouvant même se spécialiser en fonction de leurs compétences.Pour l’heure, affirme Marie-Claire Carrère-Gée, « le gâchis est colossal ». Toutes les propositions ont été faites, journées des métiers, transparence sur les débouchés des formations… Plus grave encore que la question de l’orientation : celle de la dévalorisation des diplômes. Décrocher un bac professionnel et technologique n’assure pas l’année suivante la réussite sur les bancs de la fac ou dans un cursus de type DUT. C’est le non-dit de ce débat.http://www.lefigaro.fr/

Que dit Danielle Pourtier à propos d’orientation ?

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Quesito 8 Domanda B – Lisez attentivement le texte et répondez aux questions en cochant la bonne réponse Diversification Danielle Pourtier, présidente de l’association des « copsy », défend pourtant sa profession, notamment dans sa dimension psychologique. « L’orientation est un terme polysémique, plaide-t-elle. Ce n’est pas une procédure administrative. Il faut rassurer les jeunes, leur donner confiance et les aider à sortir de leurs stéréotypes sur les métiers. Certes, nous ne connaissons pas tous les métiers, qui le peut ? Mais certains ont un parcours diversifié et connaissent l’entreprise. » Pour preuve, le thème de ces Journées d’études : «Parlons métiers».

Pour Bernard Saint-Giron, délégué interministériel à l’orientation, « il faut considérer que l’orientation n’est pas que l’affaire des conseillers d’orientation, mais que leur expertise doit être complétée par une connaissance de l’environnement économique. »De même, Marie-Claire Carrère-Gée, présidente du Conseil d’orientation pour l’emploi (COE), refuse de faire peser sur les « copsy » le poids des échecs de l’orientation. « C’est un sujet global, explique-t-elle. Il faut trouver l’équilibre entre les compétences et les envies des jeunes d’un côté, les exigences du marché du travail de l’autre. » Selon elle, les conseillers d’orientation sont plus que jamais nécessaires, mais le COE prône une diversification vers des spécialistes des ressources humaines et de l’économie, en même temps qu’une relance du recrutement, certains pouvant même se spécialiser en fonction de leurs compétences.

Pour l’heure, affirme Marie-Claire Carrère-Gée, « le gâchis est colossal ». Toutes les propositions ont été faites, journées des métiers, transparence sur les débouchés des formations… Plus grave encore que la question de l’orientation : celle de la dévalorisation des diplômes. Décrocher un bac professionnel et technologique n’assure pas l’année suivante la réussite sur les bancs de la fac ou dans un cursus de type DUT. C’est le non-dit de ce débat.

http://www.lefigaro.fr/Comment réagit Marie-Claire Carrère-Gée aux échecs de l’orientation ?

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Quesito 8 Domanda C – Lisez attentivement le texte et répondez aux questions en cochant la bonne réponse

DiversificationDanielle Pourtier, présidente de l’association des « copsy », défend pourtant sa profession, notamment dans sa dimension psychologique. « L’orientation est un terme polysémique, plaide-t-elle. Ce n’est pas une procédure administrative. Il faut rassurer les jeunes, leur donner confiance et les aider à sortir de leurs stéréotypes sur les métiers. Certes, nous ne connaissons pas tous les métiers, qui le peut ? Mais certains ont un parcours diversifié et connaissent l’entreprise. » Pour preuve, le thème de ces Journées d’études : «Parlons métiers».Pour Bernard Saint-Giron, délégué interministériel à l’orientation, « il faut considérer que l’orientation n’est pas que l’affaire des conseillers d’orientation, mais que leur expertise doit être complétée par une connaissance de l’environnement économique. »De même, Marie-Claire Carrère-Gée, présidente du Conseil d’orientation pour l’emploi (COE), refuse de faire peser sur les « copsy » le poids des échecs de l’orientation. « C’est un sujet global, explique-t-elle. Il faut trouver l’équilibre entre les compétences et les envies des jeunes d’un côté, les exigences du marché du travail de l’autre. » Selon elle, les conseillers d’orientation sont plus que jamais nécessaires, mais le COE prône une diversification vers des spécialistes des ressources humaines et de l’économie, en même temps qu’une relance du recrutement, certains pouvant même se spécialiser en fonction de leurs compétences.Pour l’heure, affirme Marie-Claire Carrère-Gée, « le gâchis est colossal ». Toutes les propositions ont été faites, journées des métiers, transparence sur les débouchés des formations… Plus grave encore que la question de l’orientation : celle de la dévalorisation des diplômes. Décrocher un bac professionnel et technologique n’assure pas l’année suivante la réussite sur les bancs de la fac ou dans un cursus de type DUT. C’est le non-dit de ce débat.http://www.lefigaro.fr/

Quelle question est plus grave que l’orientation pour la présidente du COE?Prova A19 29/31

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Quesito 8 Domanda D – Lisez attentivement le texte et répondez aux questions en cochant la bonne réponse

DiversificationDanielle Pourtier, présidente de l’association des « copsy », défend pourtant sa profession, notamment dans sa dimension psychologique. « L’orientation est un terme polysémique, plaide-t-elle. Ce n’est pas une procédure administrative. Il faut rassurer les jeunes, leur donner confiance et les aider à sortir de leurs stéréotypes sur les métiers. Certes, nous ne connaissons pas tous les métiers, qui le peut ? Mais certains ont un parcours diversifié et connaissent l’entreprise. » Pour preuve, le thème de ces Journées d’études : «Parlons métiers».Pour Bernard Saint-Giron, délégué interministériel à l’orientation, « il faut considérer que l’orientation n’est pas que l’affaire des conseillers d’orientation, mais que leur expertise doit être complétée par une connaissance de l’environnement économique. »De même, Marie-Claire Carrère-Gée, présidente du Conseil d’orientation pour l’emploi (COE), refuse de faire peser sur les « copsy » le poids des échecs de l’orientation. « C’est un sujet global, explique-t-elle. Il faut trouver l’équilibre entre les compétences et les envies des jeunes d’un côté, les exigences du marché du travail de l’autre. » Selon elle, les conseillers d’orientation sont plus que jamais nécessaires, mais le COE prône une diversification vers des spécialistes des ressources humaines et de l’économie, en même temps qu’une relance du recrutement, certains pouvant même se spécialiser en fonction de leurs compétences.Pour l’heure, affirme Marie-Claire Carrère-Gée, « le gâchis est colossal ». Toutes les propositions ont été faites, journées des métiers, transparence sur les débouchés des formations… Plus grave encore que la question de l’orientation : celle de la dévalorisation des diplômes. Décrocher un bac professionnel et technologique n’assure pas l’année suivante la réussite sur les bancs de la fac ou dans un cursus de type DUT. C’est le non-dit de ce débat.http://www.lefigaro.fr/

Le bac professionnel et technologique assure-t-il le succès à la fac ?

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Quesito 8 Domanda E – Lisez attentivement le texte et répondez aux questions en cochant la bonne réponse

DiversificationDanielle Pourtier, présidente de l’association des « copsy », défend pourtant sa profession, notamment dans sa dimension psychologique. « L’orientation est un terme polysémique, plaide-t-elle. Ce n’est pas une procédure administrative. Il faut rassurer les jeunes, leur donner confiance et les aider à sortir de leurs stéréotypes sur les métiers. Certes, nous ne connaissons pas tous les métiers, qui le peut ? Mais certains ont un parcours diversifié et connaissent l’entreprise. » Pour preuve, le thème de ces Journées d’études : «Parlons métiers».Pour Bernard Saint-Giron, délégué interministériel à l’orientation, « il faut considérer que l’orientation n’est pas que l’affaire des conseillers d’orientation, mais que leur expertise doit être complétée par une connaissance de l’environnement économique. »De même, Marie-Claire Carrère-Gée, présidente du Conseil d’orientation pour l’emploi (COE), refuse de faire peser sur les « copsy » le poids des échecs de l’orientation. « C’est un sujet global, explique-t-elle. Il faut trouver l’équilibre entre les compétences et les envies des jeunes d’un côté, les exigences du marché du travail de l’autre. » Selon elle, les conseillers d’orientation sont plus que jamais nécessaires, mais le COE prône une diversification vers des spécialistes des ressources humaines et de l’économie, en même temps qu’une relance, du recrutement, certains pouvant même se spécialiser en fonction de leurs compétences.Pour l’heure, affirme Marie-Claire Carrère-Gée, « le gâchis est colossal ». Toutes les propositions ont été faites, journées des métiers, transparence sur les débouchés des formations… Plus grave encore que la question de l’orientation : celle de la dévalorisation des diplômes. Décrocher un bac professionnel et technologique n’assure pas l’année suivante la réussite sur les bancs de la fac ou dans un cursus de type DUT. C’est le non-dit de ce débat.http://www.lefigaro.fr/

Les «copsy» ont-ils tous les mêmes parcours ?

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