Home Politica scolastica Confedir ascoltato alla Camera per la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Confedir ascoltato alla Camera per la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

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La I commissione della Camera ha ascoltato il 3 Giugno le parti sociali sull’AC 3098 la CONFEDIR.  Prima di illustrare brevemente il documento confederale, il gruppo sindacale dei dirigenti ha precisato che, prima della riforma, sarebbe stato opportuno provvedere all’elaborazione di un Testo Unico che riassumesse la normativa in essere sulla P.A., ovvero il testo attuale del D.lgs.165/2001 e smi, da raccordare con la legge Brunetta.
Il Legislatore avrebbe dovuto precisare in dettaglio gli obiettivi della nuova riforma, sul piano nazionale e periferico, individuare gli strumenti da adottare e le risorse da utilizzare, per favorire la definizione dei comparti e delle aree.
L’intervento si è focalizzato su alcuni nodi cruciali, a causa dell’esiguo tempo (3’) concesso alle parti audite:

– separazione tra politica e amministrazione

Icotea

– dirigenza scolastica

– area quadri

– abrogazione segretari comunali

– ricerca

Le parti sociali non hanno condiviso l’impianto legislativo, criticabile per molteplici motivi di seguito elencati:

– la tecnica legislativa (che prevede ben 13 decreti delegati, con ovvia frammentazione, parcellizzazione e discrezionalità delle norme);

– una riforma della P.A. priva di coraggio, che non crea le condizioni per migliorare i servizi pubblici;

– la decontrattualizzazione del lavoro pubblico (art.13), con passaggio ad un impianto normativo imposto per legge, in controtendenza rispetto alla privatizzazione voluta da Bassanini e dal D.lgs.165/01;
– un nuovo centralismo, con lesione sia delle autonomie locali che del ruolo delle parti sociali (art.7). Nei fatti, lo Stato arretra dai territori, come se si disconoscessero i problemi infiniti creati dall’assetto regionale;

– un’evidente volontà di disconoscere il valore del lavoro pubblico e delle conquiste della contrattualizzazione;

– uno stravolgimento delle regole contrattuali in essere sulla mobilità (anche volontaria!) e sulla contrattazione aziendale, con compromissione della democrazia sui luoghi di lavoro;

– un modello di P.A. impostato sul risparmio (riforma a costo zero !) e non per ottimizzare i servizi;

– il tentativo di un ricambio generazionale (art.13, c.1, lettera i);

– l’ eliminazione delle piante organiche, quasi che esse non siano state costruite sul fabbisogno reale (eventualmente da rideterminare) ma su dogmi astratti.

Le parti sociali sono state sostanzialmente concordi nel ritenere che il testo finale del Senato e l’eccesso di delega pongono seri dubbi sulla costituzionalità della legge definitiva e che il modello dirigenziale delineato dall’art. 8 del Ddl non è chiaro, svincolato dalle regole contrattuali.
Dall’articolo inoltre sono scomparse le regole per la valutazione dei dirigenti, regole peraltro frutto di decenni di contrattazione pattizia.