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Consensi sulla proposta di Puglisi, ma forse non basta

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Valorizzare la scuola dell’infanzia, ripristinare i “moduli” a 30 ore nella primaria, estendere il tempo pieno nella primaria e nella secondaria di primo grado, migliorare le dotazioni informatiche delle scuole: è questo in sintesi il programma che ha in mente la responsabile scuola del PD Francesca Puglisi e sul quale è difficile non essere d’accordo.
Ma il punto della questione è sempre il solito: con quali risorse si può realizzare ?
Senza dimenticare che le risorse necessarie non sono solamente quelle relative agli organici.
Pochi giorni fa, per esempio, nel rispondere ad una interrogazione dell’onorevole Siragusa sulla questione degli organici in Sicilia, il sottosegretario ai Beni Culturali Roberto Cecchi ha fatto osservare che nell’isola non si sono potute avviare alcune decine di sezioni di scuola dell’infanzia semplicemente perché gli Enti Locali non sono stati in grado di garantire le strutture necessarie (locali e mensa soprattutto).
D’altronde la situazione è nota da tempo: secondo dati di 3-4 anni fa (dati più recenti non ci sono), in molte province del sud i bambini di scuola dell’infanzia che frequentano per almeno 8 ore la scuola materna non superano la percentuale del 70-80%; ma il dato curioso è che in quelle stesse province vi sono mediamente 195 insegnanti per ogni 100 sezioni; questo significa che in non poche realtà pur con due docenti per sezione non si riesce a garantire il funzionamento delle scuole dell’infanzia per 8-9 ore al giorno proprio per carenze strutturali.
La questione del modello a 30 ore nella scuola primaria è molto simile.
Già la legge istitutiva dei moduli, la 148 del 1990, stabiliva che l’organizzazione a 30 ore dovesse prevedere un certo numero di rientri pomeridiani; la stessa legge stabiliva che l’orario concentrato nella fascia antimeridiana dovesse rappresentare un fatto del tutto provvisorio e straordinario.
La realtà la conosciamo tutti: in molte, moltissime province d’Italia i moduli si sono di fatto limitati a garantire 30 ore di lezione ma tutte concentrate al mattino con una organizzazione alle volte fin troppo pesante per gli alunni (lezioni dalle 8 alle 14 per 5 giorni alla settimana in alcuni casi estremi oppure 8-13 per 6 giorni settimanali).
Insomma, non basta dire che bisogna ripristinare gli organici ai livelli pre-Gelmini; è indispensabile ricordare che anche i Comuni devono fare la loro parte.
Nel 2008, all’epoca del ministro Fioroni, le Regioni avevano concordato anche su un’altra misura particolarmente significativa assumendo l’impegno che gli organici per il sostegno venissero distribuiti in modo omogenei sul territorio nazionale (un docente ogni 2 alunni). Le cose sono andate un po’ diversamente perché ancora oggi, a 4 anni di distanza, il rapporto è molto sperequato: in alcune province il rapporto insegnanti/alunni con handicap sfiora il valore di 1,5 mentre in altri territori si arriva addirittura a 3.
Ha ragione Francesca Puglisi a dire che le risorse per la scuola vanno aumentate, ma se l’operazione non si accompagnerà ad una maggiore assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti in gioco, si correrà il rischio di sfruttare in minima parte i maggiori investimenti.
E’ un po’ come se si pretendesse di migliorare le prestazioni di una automobile limitandosi a riempire il serbatoio di benzina senza preoccuparsi della manutenzione complessiva: si continuerà a spendere sempre più denaro per il carburante ma con risultati complessivamente modesti.