Prima Ora - Notizie del 5 giugno 2026

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05.06.2026

Consenso informato, Luxuria: “Questa legge umilia l’autonomia scolastica e dichiara apertamente che i docenti sono inaffidabili”

Dopo l’approvazione al Senato del ddl sul consenso informato per l’educazione sessuale nelle scuole, arriva la reazione di Vladimir Luxuria sui social. L’attivista Lgbt e già parlamentare racconta la sua esperienza di bullismo omofobo alle medie e attacca la norma, che considera un passo indietro nella tutela degli studenti più vulnerabili.

Il ddl diventa legge

Il 4 giugno il ddl Valditara sul consenso informato è stato approvato definitivamente al Senato con 78 voti favorevoli e 38 contrari. La legge stabilisce che l’educazione sessuale alle scuole medie e superiori potrà essere proposta solo agli studenti per cui i genitori abbiano espresso un consenso preventivo e informato. Restano escluse le scuole dell’infanzia e le elementari. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha commentato: “Con l’approvazione definitiva di oggi al Senato della legge sul Consenso informato tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni”.

Lo sfogo di Luxuria

Sulla notizia è intervenuta Vladimir Luxuria con un lungo post sui social in cui ha ripercorso la propria adolescenza: “Avevo 12 anni e già alle medie mi sfottevano per i miei modi effemminati. Quanto mi avrebbe fatto bene sentire una parola di conforto”. L’attivista ha poi sollevato una questione concreta legata al consenso dei genitori: “Se un adolescente sente dallo stesso padre un linguaggio omofobo, secondo voi quel padre darà il consenso? Eppure sarebbero proprio questi ragazzi ad averne più bisogno”. Luxuria ha anche citato il caso di Paolo Mendico, quattordicenne morto suicida a causa del bullismo omofobo, e ha concluso con una critica diretta: “Questa legge umilia l’autonomia scolastica e dichiara apertamente che i docenti sono inaffidabili”.

Cosa cambia nella scuola

La legge si articola in tre articoli. Il primo obbliga le istituzioni scolastiche a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori o, se maggiorenni, degli studenti stessi, dopo aver reso disponibile il materiale didattico previsto. Il secondo disciplina il coinvolgimento di esperti esterni, che sarà possibile solo previa deliberazione del collegio dei docenti e approvazione del consiglio d’istituto. Il terzo precisa che dall’attuazione della legge non devono derivare nuovi oneri per la finanza pubblica. Valditara ha tenuto a precisare che la legge non vieta l’educazione affettiva: “Il Governo per la prima volta ha reso stabilmente obbligatoria in tutti i gradi di scuola l’educazione al rispetto, alle relazioni e all’empatia”.

Barbacci (CISL Scuola): “Bastava affidarsi ai patti di corresponsabilità educativa”

Per la segretaria generale della CISL Scuola, Ivana Barbacci, si tratta di un provvedimento che desta non poche perplessità. “La mia impressione – osserva – è che si sia affrontato un problema delicato con soluzioni ‘manifesto’, nelle quali l’apparenza prevale sulla sostanza. Non c’è dubbio che tutto ciò che riguarda la sfera della sessualità e delle relazioni affettive presupponga un approccio nel quale serve grande equilibrio, non ci può essere spazio per strumentalità e superficialità, né può essere ignorato il ruolo educativo della famiglia. Credo tuttavia che non possa essere ignorata la complessità e l’urgenza di temi cruciali per una sana maturazione personale e una civile convivenza fondata sul rispetto, questioni che sul piano educativo non possono essere considerate un optional. Senza contare che gli adolescenti sono esposti comunque all’influsso di altre fonti di informazione e di condizionamento, a partire dal web e dai social, che rendono ancor più necessario un ruolo attivo della scuola su questo fronte”.

“Più in generale – prosegue la segretaria generale CISL Scuola – mi chiedo se ci fosse davvero bisogno di una legge per questioni la cui gestione a mio potrebbe essere normalmente essere ricondotta al patto di corresponsabilità attraverso il quale si stabilisce un rapporto di condivisione del piano dell’offerta formativa tra scuola e famiglie. Un modello ormai esteso a tutti i gradi scolastici, che fa apparire superflua la sovrapposizione di ulteriori atti burocratici, esponendo peraltro il sistema di istruzione a logiche di domanda/offerta abbastanza improprie per una scuola pubblica”.

“Sono anche convinta – conclude Ivana Barbacci – che il sistema scolastico abbia già comunque la possibilità di intervenire qualora si determinassero situazioni discutibili sotto il profilo educativo e didattico, e questo a prescindere dal fatto che siano avallate o meno da manifestazioni di consenso”.

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