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Prima Ora - Notizie del 22 luglio

22.07.2026

Consenso informato delle famiglie per attività con esterni a scuola, approvata risoluzione. Frassinetti: “Richiamo al divieto di burqa”

Oggi, 22 luglio, è stata approvata, in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, una risoluzione, a firma della deputata leghista Giovanna Miele, in merito al consenso informato relativo alle attività e iniziative scolastiche e il rischio di “propaganda” di natura ideologica, politica o religiosa.

Il testo della risoluzione

Si tratta della risoluzione 7-00395, annunciata il 30 giugno, che impegna il Governo a “proseguire, nel rispetto dell’autonomia scolastica, della libertà di insegnamento e del ruolo educativo della famiglia, nelle iniziative di indirizzo, volte a promuovere attività formative, incontri ed eventi coerenti con le finalità educative della scuola, rafforzando negli studenti lo sviluppo del pensiero critico, dell’autonomia di giudizio, della capacità di dialogo e del rispetto dei principi costituzionali, assicurando il confronto tra posizioni diverse, il rigore metodologico e la qualificazione dei soggetti esterni coinvolti, e favorendo un sempre maggiore coinvolgimento delle famiglie attraverso la promozione dello strumento del consenso informato”.

Le reazioni

Ecco le parole della stessa firmataria Miele: “La scuola non può diventare terreno di propaganda politica o di indottrinamento ideologico. Deve rimanere il luogo in cui si formano cittadini liberi, capaci di sviluppare un pensiero critico e autonomo”.

“La nostra iniziativa impegna il Governo a rafforzare tutte le azioni necessarie affinché nelle scuole non trovino spazio iniziative che mirano a indottrinare gli studenti. La scuola deve educare al confronto, al pluralismo e al rispetto delle istituzioni, non al condizionamento delle coscienze. La risoluzione affronta anche il tema dell’accesso agli istituti scolastici”.

“Sul burqa e su ogni indumento che impedisce il riconoscimento della persona non possono esserci ambiguità: il rispetto delle norme vigenti e delle esigenze di sicurezza vengono prima di tutto. La scuola è una comunità fondata sulla trasparenza, sul rispetto reciproco e delle regole comuni. Vogliamo difendere la libertà educativa, il ruolo delle famiglie e il diritto degli studenti a ricevere una formazione libera da ogni forma di propaganda. È questa la scuola che vogliamo: aperta al confronto, saldamente ancorata ai principi della Costituzione e rispettosa delle regole della Repubblica”, ha concluso Miele.

“La scuola ha il compito di trasmettere conoscenze e formare cittadini consapevoli, non di orientare gli studenti verso una determinata visione politica o ideologica. Il confronto tra idee è un valore, ma deve sempre svolgersi nel rispetto del pluralismo, senza trasformare l’attività educativa in uno strumento di condizionamento”. Lo dichiara Giorgia Latini, deputata della Lega, segretaria regionale del partito nelle Marche e responsabile nazionale cultura.

“La risoluzione approvata in Commissione Cultura va nella direzione di rafforzare il ruolo della scuola come istituzione imparziale, capace di garantire un ambiente sereno e rispettoso di tutte le sensibilità. Ai giovani dobbiamo offrire gli strumenti per ragionare con la propria testa, non modelli precostituiti o messaggi di parte. Il provvedimento richiama inoltre l’attenzione sul rispetto delle regole all’interno degli istituti scolastici. Quando un indumento, come il burqa, impedisce l’identificazione della persona, devono prevalere le disposizioni vigenti e le esigenze di sicurezza. La convivenza scolastica si fonda su diritti e doveri condivisi, sulla trasparenza e sul rispetto delle norme che valgono per tutti. Difendere la neutralità della scuola significa tutelare la libertà educativa, valorizzare il ruolo delle famiglie e garantire agli studenti un percorso formativo fondato sul merito, sulla conoscenza e sul rispetto delle istituzioni. È questo il modello di scuola che vogliamo promuovere: inclusivo nel confronto, rigoroso nell’applicazione delle regole e fedele ai principi della nostra Costituzione”, conclude Latini.

“La scuola deve essere il luogo della libertà, non dell’indottrinamento. La risoluzione approvata oggi va nella direzione di rafforzare le azioni di indirizzo affinché le istituzioni scolastiche continuino a promuovere iniziative improntate al pluralismo, al confronto tra posizioni diverse nel rispetto dei principi della Costituzione, evitando, nell’ambito delle attività educative e formative, ogni forma di condizionamento e propaganda di qualsiasi natura ideologica, politica o religiosa. La risoluzione rafforza inoltre il contrasto ai fenomeni che limitano il diritto all’istruzione e la piena crescita dei giovani, in particolare l’abbandono scolastico, soprattutto delle bambine, e promuove azioni di monitoraggio delle situazioni di maggiore vulnerabilità per prevenire fenomeni di marginalità sociale e di separatismo religioso che possano compromettere l’integrazione degli studenti. In questo quadro si inserisce anche il richiamo al pieno rispetto delle norme vigenti comprese quelle che vietano l’utilizzo di indumenti che impediscono il riconoscimento della persona, come il burqa. Regole finalizzate alla sicurezza dell’intera comunità scolastica”, così la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti sulla risoluzione.

Consenso informato, la legge

È entrata in vigore il 7 luglio la Legge 9 giugno 2026, n. 104, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 22 giugno, che introduce nuove disposizioni in materia di consenso informato per le attività scolastiche dedicate all’affettività e alla sessualità. La norma, che ha già suscitato un ampio confronto nel mondo della scuola e tra le organizzazioni sindacali, prevede l’obbligo per gli istituti secondari di informare preventivamente le famiglie, o gli studenti maggiorenni, raccogliendo un consenso scritto prima dell’avvio delle attività.

La legge stabilisce che le scuole debbano fornire un’informativa dettagliata almeno sette giorni prima dell’inizio dei percorsi formativi. Il documento dovrà indicare in modo chiaro finalità educative, obiettivi, contenuti trattati, modalità di svolgimento e materiali utilizzati. Genitori e studenti maggiorenni avranno inoltre il diritto di visionare preventivamente il materiale didattico, così da poter esprimere un consenso pienamente consapevole. In caso di mancata adesione, gli istituti saranno tenuti a garantire attività formative alternative, nel rispetto del diritto allo studio e senza creare situazioni discriminatorie.

Un ulteriore passaggio riguarda il coinvolgimento di esperti e soggetti esterni, che sarà possibile soltanto previa deliberazione del collegio dei docenti e approvazione del consiglio di istituto. Per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria, invece, la legge esclude espressamente attività aventi ad oggetto temi legati alla sessualità, fatti salvi i contenuti previsti dalle Indicazioni nazionali.

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