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Prima Ora | Notizie del 24 giugno

24.06.2026
Aggiornato alle 16:48

Consenso informato per attività di educazione sessuale: c’è la legge, ma ci sono anche molti problemi applicativi. Le perplessità dell’ANP

La legge 9 giugno 2026, n. 104 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale e quindi adesso va applicata in tutte le scuole.
La nuova norma introduce nuove disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico. Il provvedimento interviene soprattutto sulle attività di ampliamento dell’offerta formativa che trattano temi legati alla sessualità e disciplina in modo più rigoroso il coinvolgimento di soggetti esterni nelle attività scolastiche.

La legge ha già provocato proteste; per ora l’Associazione Nazionale Presidi (ANP) si sta limitando a sostenere che accompagnerà i dirigenti scolastici nell’applicazione delle nuove norme, fornendo indicazioni operative e chiarimenti interpretativi.

Educazione affettiva e sessuale: cosa resta e cosa cambia

Uno degli aspetti più dibattuti del provvedimento riguarda l’educazione affettiva e sessuale. L’ANP sottolinea che la legge non elimina né l’una né l’altra.
L’educazione affettiva continua infatti a trovare fondamento nelle nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo, introdotte dal D.M. n. 221/2025, mentre l’educazione sessuale in senso biologico rimane parte integrante dei contenuti disciplinari ordinari.
Le novità riguardano invece le attività aggiuntive e progettuali. Per tutte le iniziative di ampliamento dell’offerta formativa attinenti alla sessualità sarà ora necessario acquisire preventivamente il consenso informato scritto delle famiglie.
La legge stabilisce inoltre che nella scuola dell’infanzia e nella primaria non possano essere svolte attività in materia sessuale, fatta eccezione per quanto previsto dalle Indicazioni nazionali.

Attività alternative per chi non aderisce

Tra gli aspetti che interessano più direttamente l’organizzazione delle scuole – sottolinea ANP – vi è l’obbligo di predisporre attività formative alternative per gli studenti che non partecipano alle iniziative soggette a consenso informato.
Le scuole dovranno garantire la presenza di docenti e informare preventivamente le famiglie. Un adempimento che, evidenzia l’ANP, dovrà essere realizzato senza risorse aggiuntive, poiché la legge contiene una clausola di invarianza finanziaria.
Secondo l’Associazione, il confronto con il sistema delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica appare improprio, in quanto queste ultime beneficiano di specifici finanziamenti che non sono previsti nel nuovo quadro normativo.

Via libera obbligatorio di collegio e consiglio per gli esperti esterni

Una delle novità più rilevanti è contenuta nell’articolo 2 della legge.
D’ora innanzi il coinvolgimento di soggetti esterni in qualsiasi attività formativa, sia curricolare sia extracurricolare, dovrà essere preventivamente approvato dal collegio dei docenti e dal consiglio di istituto, indipendentemente dall’argomento trattato.
La disposizione amplia notevolmente il perimetro delle autorizzazioni richieste e, secondo l’ANP, rischia di riaccendere il tema della sovrapposizione tra le competenze degli organi collegiali e quelle gestionali attribuite ai dirigenti scolastici.
L’associazione ricorda di aver già espresso perplessità durante l’iter parlamentare del provvedimento, segnalando il rischio di una commistione tra funzioni di gestione, competenze tecnico-professionali del collegio dei docenti e prerogative di indirizzo del consiglio di istituto.

Il nodo della governance scolastica

Per l’ANP la nuova legge ripropone una questione irrisolta da oltre venticinque anni: la definizione dei confini tra responsabilità dirigenziali e competenze degli organi collegiali.
L’associazione richiama in particolare il quadro normativo introdotto con l’autonomia scolastica e il principio di separazione tra indirizzo e gestione previsto dall’articolo 4 del decreto legislativo 165/2001, ritenendo che la nuova disciplina contribuisca ad alimentare una sovrapposizione di ruoli che non favorisce l’efficienza del servizio scolastico.
Da qui l’auspicio che la delega contenuta nella legge 167/2025 per la revisione del Testo Unico della scuola possa rappresentare l’occasione per un aggiornamento organico della governance delle istituzioni scolastiche.
Va anche detto che non da oggi si parla di revisione delle norme del testo unico sull’istruzione (quello ora in vigore risale al 1994, nonostante che la legge stessa dica che i testi unici dovrebbero essere riscritti ogni 7 anni).

In attesa delle indicazioni operative

Nei prossimi mesi dirigenti scolastici e organi collegiali saranno chiamati a tradurre le nuove disposizioni nella pratica quotidiana. Per questo l’ANP ha annunciato la predisposizione di specifici orientamenti applicativi destinati ai propri iscritti.Al di là del valore simbolico attribuito al provvedimento nel dibattito pubblico, la legge 104/2026 introduce infatti una serie di adempimenti organizzativi che richiederanno particolare attenzione da parte delle scuole, soprattutto nella programmazione delle attività formative e nella gestione dei rapporti con le famiglie e con gli esperti esterni.

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