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Prima Ora - Notizie del 28 luglio

28.07.2026
Aggiornato alle 11:01

Caldo a scuola, Anp: sospensioni del servizio sempre più frequenti senza interventi ad hoc, no a fardelli sulle spalle dei dirigenti

Siamo alla fine di luglio, in uno dei periodi più caldi dell’anno. In queste settimane si è discusso molto in merito alle scuole e a come si sta in classe o tra i corridoi con alte temperature. Come affrontarle? Cosa devono fare i dirigenti scolastici?

A chiarire gli obblighi e i doveri di quest’ultimi è stata l‘Associazione Nazionale Presidi, in un comunicato.

“A partire dalla metà del mese di giugno è talvolta risultato compromesso lo svolgimento in sicurezza di alcune attività didattiche – in particolare nelle scuole dell’infanzia e nelle istituzioni scolastiche interessate dagli esami – tanto che i dirigenti scolastici e i presidenti di commissione ne hanno dovuto disporre la sospensione.

Ciò non è dovuto solo al riscaldamento globale ma anche alle attuali condizioni degli edifici scolastici, termicamente poco isolati e quasi sempre sprovvisti di schermatura solare e di impianti di condizionamento/raffrescamento. La questione delle alte temperature registrate talora nei locali scolastici non è pertanto gestibile da parte dei colleghi dirigenti e potrebbe essere risolta solo mediante opportune scelte della politica e degli enti locali proprietari degli edifici.

In un simile quadro, al dirigente scolastico compete l’obbligo, inderogabile e sanzionabile in caso di omissione, di operare nel DVR la valutazione dei rischi derivanti dal microclima, ai sensi dell’articolo 181 del D.Lgs. n. 81/2008 e del relativo Allegato IV. Inoltre, in casi estremi e previa acquisizione di un motivato parere del RSPP, va disposta la sospensione del servizio.

Invitiamo pertanto i colleghi – in vista della ripresa delle attività didattiche nel prossimo mese di settembre – a coinvolgere al più presto il RSPP, il medico competente se nominato e il RLS al fine di integrare il DVR, qualora non sia già stato fatto. Nello specifico, deve essere analizzato il rischio sia con riferimento ai lavoratori che all’utenza della scuola e devono essere individuate le necessarie misure di prevenzione e protezione, organizzative e procedurali, tecniche e strutturali, formulando – rispetto a quest’ultime – le conseguenti richieste all’Ente proprietario.

Ribadiamo, ancora una volta, che il rischio da microclima non può e non deve essere un fardello poggiato solo sulle spalle dei dirigenti scolastici. La normativa in materia di salute e sicurezza dei lavoratori è molto chiara nel far ricadere sui proprietari degli edifici l’obbligo di porre in essere gli interventi strutturali e di manutenzione necessari per garantire la salubrità dei locali e nell’esimere i dirigenti scolastici da responsabilità civile, amministrativa e penale qualora abbiano tempestivamente richiesto gli interventi a ciò necessari, adottando al contempo le misure organizzative indispensabili al fine di evitare l’esposizione a pericoli gravi e immediati.

I dirigenti scolastici, come sempre, sapranno fare la loro parte nella tutela dei lavoratori e degli studenti. L’ANP chiede al decisore politico e agli Enti proprietari di fare altrettanto: il primo passo potrebbe essere, dopo lunghi anni di inerzia, l’adozione del regolamento previsto dall’articolo 18, comma 3.2 del D.Lgs. n. 81/2008 per la valutazione dei rischi congiunta tra istituzioni scolastiche ed enti locali. Questi ultimi sono chiamati a pianificare interventi che rendano sostenibile lo svolgimento delle attività didattiche anche nei mesi più caldi. In mancanza di tali interventi, le sospensioni del servizio sono inevitabilmente destinate ad essere sempre più frequenti”, concludono.

Il calendario scolastico è da modificare?

Si parla spesso della possibilità di ristudiare il calendario scolastico: va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.

La scuola è destinata quindi a rimanere immobile ai cambiamenti sociali? Al momento pare di sì, nonostante c’è chi si batte da tempo per cambiare il calendario scolastico. Questo è il caso del duo di mamme attiviste Mammadimerda, che anni fa ha lanciato una petizione che chiede l’apertura delle scuole anche nei mesi di giugno e luglio con attività extra scolastiche e conseguente rimodulazione delle pause durante l’anno.

I dati Eurydice

Secondo gli ultimi dati forniti da Eurydice, relativi all’anno scolastico 2025/2026, l’Italia è al primo posto dei Paesi europei per numero di giorni di vacanze estive (97 giorni) e all’ultimo per numero di giorni di pausa durante l’anno (15).

Già nel 2023 il rapporto Eurydice dal titolo “The organisation of school time in Europe” denunciava la stessa cosa: nella maggior parte dei sistemi educativi europei, gli studenti hanno a disposizione, durante il periodo estivo, tra le 8 e le 12 settimane di vacanza: si va dalle non più di 8 settimane nella Comunità francese del Belgio, in Danimarca, in alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi, alcuni cantoni svizzeri, Liechtenstein e Norvegia, fino a periodi di vacanza superiori alle 12 settimane in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania, Islanda e nella maggior parte delle regioni italiane.

Scuole troppo calde in estate

Ma le scuole sono pronte ad un eventuale redistribuzione delle pause didattiche? Ciò significherebbe ridurre le vacanze estive e quindi portare in classe docenti e studenti anche in alcune porzioni dei mesi più caldi dell’anno.

Al momento però si tratta di qualcosa di difficilmente praticabile: gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.

E già in questi giorni, a fine maggio, molte città italiane sono da bollino arancione se non rosso, con temperature fino a 30 e 35 gradi.

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