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Consigli pratici per realizzare una Unità di Apprendimento

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Scegliere le UDA come attività didattica da proporre per la prova orale del Concorso ordinario per la scuola secondaria permette ai candidati di adottare un approccio esperienziale, interdisciplinare, inclusivo, che risponda allo sviluppo di competenze disciplinari, competenze-chiave europee e competenze sociali e di cittadinanza.

Nello scorso articolo abbiamo tracciato qualche consiglio per la fase di ideazione di una UDA; qui sotto sarà affrontata la fase di realizzazione di un’UDA.

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La seconda fase: l’attuazione di una UDA

Dopo la progettazione, si giunge alla realizzazione dell’Unità di apprendimento in date e luoghi ben definiti e condivisi in anticipo con gli studenti. Si consiglia di spiegare prima ancora di iniziare in che cosa consisterà l’UDA, quali saranno i suoi obiettivi e le sue finalità e quale sarà il prodotto o il compito che ci si aspetta di ottenere alla fine del percorso. Condividere i progetti formativi con i propri allievi è alla base della costruzione di un rapporto di fiducia e permette agli studenti di avere un quadro generale di che cosa li aspetta.

Prima di procedere, è opportuno operare una verifica dei prerequisiti: può trattarsi di un veloce brainstorming, impiegando la LIM o la lavagna per aggregare le risposte degli studenti, oppure di un test veloce su Kahoot o su Google Moduli, o ancora di domande alla classe, ad esempio. Questo consente di scoprire se sia necessario soffermarsi sui prerequisiti per rinsaldarli o se si possa procedere.

Quali metodologie impiegare

Come viene raccomandato dai pedagogisti, è bene impiegare metodologie attive, che aiutino gli studenti a imparare facendo, e che non li limitino a restare ascoltatori passivi. Il focus dell’UDA si sposta infatti sul processo e sui risultati dell’apprendimento e non sul programma, in una prospettiva più integrata e olistica, che ha al centro lo studente e l’apprendimento situato. Dunque, vanno ridotti il più possibile i momenti di lezione frontale, per passare subito dopo a metodologie che portino gli studenti a maggiore partecipazione e alla collaborazione tra di loro.

Ecco alcune metodologie particolarmente consigliate e già ampiamente impiegate:

  • Circle time;
  • Cooperative learning e Peer tutoring;
  • Jigsaw;
  • Soluzione di problemi reali;
  • Flipped Classroom.

Si considerino in particolare i vantaggi di inserire, laddove possibile:

  • Compito di realtà: tra le metodologie più inclusive e maggiormente legate all’esperienza, prevede problemi aperti e complessi, da risolvere preferibilmente in gruppo. I compiti di realtà vanno collocati in un momento specifico dell’anno scolastico e sono meno flessibili rispetto ad altre metodologie: ecco perché di solito si attivano alla fine di un percorso di acquisizione e apprendimento di conoscenze e abilità anzitutto disciplinari.
  • Approcci narrativi o dialogici o ermeneutici. Sperimentare in classe lo storytelling può permettere ad esempio di esprimere le proprie paure ed esorcizzarle, oltre a rinforzare le capacità relazionali degli studenti e non solo quelle creative. Numerosi studi provano che lo storytelling contribuisce a rafforzare l’autostima.
  • Gioco di ruolo (Role playing): impiegabile in qualsiasi ordine di scuola, si basa sul principio del problem solving e sfrutta l’approccio per narrazione. Dal momento che ogni studente ha un ruolo da ricoprire, aiuta a sviluppare il senso di responsabilità, nel rispetto degli altri. Solitamente si basa su situazioni concrete e richiede preconoscenze. Può essere dispendioso in termini di organizzazione e di tempo, quindi è bene riservare a questa attività una programmazione piuttosto flessibile.
  • Debate: il dibattito contribuisce alle competenze di comunicazione e stimola il pensiero, attiva le competenze di problem solving ma anche numerose soft skills, quali la capacità di rispettare i turni di parola, migliorare la gestione delle emozioni e dello stress,… Solitamente prevede una sfida a squadre, pertanto alimenta la cooperazione tra gli studenti in nome di un obiettivo comune.

Il compito dell’insegnante

L’insegnante è da ritenersi un coach, che guida e coordina gli allievi durante le diverse fasi di realizzazione dell’UDA, verso un apprendimento collaborativo e significativo.

Durante tutte le diverse fasi, l’insegnante è chiamato anche a osservare le dinamiche che si verificano, tant’è che la valutazione non deve vertere solo sul risultato finale, ma anche sull’intero processo di realizzazione.

Ci focalizzeremo sulla valutazione nel prossimo articolo

Come preparare al meglio la propria UDA?

Per entrare al meglio nel mondo delle UDA, dalla fase di progettazione alla realizzazione e alla valutazione, è bene confrontarsi con UDA già realizzate. Nei manuali editi da Guerini e Associati dedicati al Concorso ordinario per la Scuola secondaria curati da Antonello Giannelli (qui tutta la serie), con la collaborazione di insegnanti competenti che conoscono da vicino le metodologie d’apprendimento per competenze, è possibile trovare numerose UDA già svolte, per la Scuola secondaria di primo e di secondo grado. La suddivisione in volumi agili e aggiornatissimi, pensati per le diverse classi di concorso, permette di avere sotto gli occhi proposte credibili, da adattare alla propria realtà o con cui confrontarsi. Inoltre ogni volume offre un webinar e uno spazio di approfondimenti esclusivi online.

leggi la terza fase qui: https://www.tecnicadellascuola.it/quali-competenze-valutare-nelle-uda-alcuni-consigli-per-strutturare-le-griglie

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