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Contratto presidi: i soldi ci sarebbero, ma non tutti sono d’accordo

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Sta creando un po’ di scompiglio la notizia divulgata da un importante quotidiano nazionale relativa al contratto dei dirigenti scolastici.
Al Ministero si starebbe lavorando per mettere insieme nuove risorse da aggiungere ai 240 miliardi che già erano stati garantiti dal precedente Governo; in realtà, però, il problema non sarebbe tanto quello di come trovare i 160 miliardi a cui fa riferimento la notizia (ma i più precisi parlano di 168 miliardi che consentirebbero un aumento di 40milioni annui per ciascun dirigente scolastico): le difficoltà sarebbero legate soprattutto alle modalità di reperimento delle risorse.
Una "manovra" di bilancio per mettere a disposizione altri soldi su un contratto pubblico in corso non sarebbe infatti legittima (le regole sono che la copertura dei contratti vada fatta con la legge finanziaria), ma è anche vero che in campagna elettorale le forze politiche che compongono l’attuale maggioranza si erano esposte non poco "promettendo" all’Anp una rapida soluzione della vertenza.
Ma il nodo più difficile è di natura politica: le organizzazione sindacali confederali sembrano non gradire molto la scelta del Governo.
La Cisl è già uscita allo scoperto dichiarando che – a questo punto – ci si aspetta dal Governo una "analoga determinazione e fermezza per garantire un significativo incremento delle retribuzioni dei docenti e del personale ATA" (così si legge in un breve comunicato diramato nella serata del 25 luglio).
Tormentata la posizione in casa Cgilscuola (nelle prime ore circolava la notizia che stesse per scendere in campo la stessa confederazione generale); alla fine, il comunicato ufficiale, firmato dall’ Esecutivo nazionale dei dirigenti scolastici, ha toni molto morbidi ed evita il paragone con ATA e docenti.
Durissima la presa di posizione della Gilda: "L’aumento di 40milioni all’anno corrisponde ad un incremento del 90%. Chiediamo lo stesso aumento anche per gli insegnanti".
I vertici dell’Anp – al contrario – sembrano soddisfatti; comunque vada a finire, infatti,  qualche vantaggio per l’Associazione Presidi ci sarebbe: se davvero il Governo riuscirà a mettere a disposizione i 168 miliardi, si dimostrerebbe che bene aveva fatto la delegazione ANP a non accettare la firma del contratto pochi giorni prima delle elezioni; se invece il Governo dovesse decidere di sospendere l’operazione per non entrare in rotta di collisione con i sindacati confederali, l’Anp potrebbe raccogliere immediatamente le simpatie di molti dirigenti scolastici iscritti a Cgil, Cisl e Uil che si sentirebbero penalizzati da una politica sindacale attenta più alle istanze della "base" (un milione fra docenti e ATA) che alle richieste di 10mila presidi e direttori didattici.
Certo è che la posizione che stanno assumendo i sindacati confederali non è molto chiara: la Cisl dichiara infatti che – nel caso in cui a nuove risorse per i dirigenti non dovessero corrispondere analoghi impegni per i docenti – il Governo dovrà prepararsi ad una nuova vertenza. Con toni simili, d’altronde, si era espresso poco meno di due mesi fa anche il segretario generale della Cgil Sergio Cofferati. Il fatto è che l’eventuale offerta di 168 miliardi da parte del Governo corrisponde in sostanza all’adeguamento alla I area della dirigenza pubblica: e questa era proprio la richiesta sindacale fin dall’inizio. E allora, che significa tutto questo ? Che se il Governo precedente avesse rispettato l’impegno si sarebbe visto presentare immediatamente nuove richieste sindacali per i docenti e per il personale ATA ?
Se la notizia di stampa obbligherà le diverse parti ad uscire allo scoperto, forse la vertenza dei dirigenti scolastici potrebbe fare davvero un passo in avanti.

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