E’ giunto, dopo anni (un triennio) di accordi, tavole rotonde e mozioni sindacali, un nuovo contratto al cospetto di docenti e personale ATA, quello che tutti i giorni si occupa dell’amministrazione, della custodia, pulizia e non solo degli edifici scolastici di tutta Italia cercando, nonostante lo stato grave di alcuni di questi, di mantenerli nelle condizioni migliori possibili. Un regalo di Natale dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, quest’anno, ha visto un aumento in busta paga ad osservanza anche degli arretrati dei periodi precedenti.
Ci si auspica che, attraverso il recupero di fondi appositi, il Ministero riuscirà garantire nei prossimi anni un adeguamento costante ed eventuale pagamento degli arretrati. ANIEF sottolinea che, entro il 2030, potrebbe essere recuperata totalmente l’inflazione che colpisce da decenni la categoria professionale che ha visto polverizzarsi il rispettivo potere di acquisto medio. La nuova sottoscrizione interessa circa un milione e 286mila appartenenti alla categoria nelle scuole, negli atenei ed università, Enti di ricerca ed istituzioni Afam.
È prevista l’erogazione di arretrati significativi al personale, che verranno corrisposti in un’uniica soluzione assieme ad una quota “tantum”. Gli importi variano in base al profilo professionale e all’anzianità di servizio. Per il personale docente – insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria, ITP e docenti laureati di I e II grado – gli arretrati oscillano indicativamente tra 1.291,84 euro e 2.149,98 euro. A queste somme si aggiunge un importo fisso una tantum pari a 111,70 euro. Gli aumenti si organizzano in base alla professione, anzianità e livello di servizio, anche per gli ATA.
Il Ministero dell’Istruzione si dice soddisfatto attraverso le parole di Valditara: “Con la firma definitiva del Ccnl del comparto Istruzione e ricerca per il triennio 2022-2024 manteniamo la promessa di una rapida chiusura anche di questo secondo triennio di contrattazione”. Si è aggiunto inoltre che: “Con questo importante passaggio, grazie al grande lavoro svolto, al personale della scuola arriveranno, con il nuovo anno, aumenti di 150 euro al mese per i docenti e 110 euro al mese per gli Ata nonché arretrati pari, rispettivamente, a 1.948 e 1.427 euro”.
Se si guarda all’Europa con gli occhi di un collaboratore scolastico o di un assistente amministrativo italiano, il quadro è piuttosto chiaro: l’Italia resta indietro in termini di welfare e retribuzione. Il personale ATA, pilastro silenzioso delle scuole, è tra i meno pagati del continente, pur svolgendo funzioni essenziali per il funzionamento quotidiano degli istituti. Nel Sud Europa la situazione è simile.
In Spagna e, in parte, in Francia, gli stipendi non si discostano molto da quelli italiani: qualche decina o centinaio di euro in più, ma nulla che cambi davvero la qualità della vita o il potere d’acquisto. È un’area in cui il lavoro scolastico non docente è stabile, ma poco valorizzato dal punto di vista economico. Il vero divario emerge quando si sale verso Nord. In Germania, nei Paesi Bassi e in Svezia, il personale amministrativo e tecnico delle scuole guadagna molto di più: anche il 30–50% in più rispetto all’Italia. Qui il lavoro di supporto alla didattica è considerato una professionalità qualificata, insomma da retribuire in modo adeguato. Il Regno Unito si colloca su livelli intermedi, con stipendi più alti degli italiani ma erosi da un costo della vita elevato.