Riprende il 4 settembre nella sede dell’Aran il confronto per la firma del contratto nazionale scuola.
Difficile, forse impossibile, fare previsioni: i sindacati chiedono risorse aggiuntive, mentre l’Aran osserva che i contratti si fanno con i soldi disponibili, che sono quelli stanziati dalla legge di bilancio.
A complicare la vicenda c’è il fatto che da qualche anno il Governo ha deciso di aumentare la quota della cosiddetta “indennità di vacanza contrattuale”.
Si tratta di quella somma che viene erogata in attesa che si firmi il contratto: fino ad alcuni anni fa era modesta e quindi, al momento della chiusura del contratto, l’aumento che arrivava in busta paga era “visibile”; adesso, invece, questa indennità è molto più alta e arriva negli stipendi anche se il contratto non è ancora stato siglato.
E questo è certamente un vantaggio per tutti, ma c’è un aspetto negativo perché, a contratto concluso, i dipendenti percepiscono importi più ridotti rispetto al passato.
Nella sostanza cambia poco, perché, come avrebbe esclamato Totò, “è la somma che fa il totale, ma resta il fatto che con la firma del contratto i dipendenti non “vedono” grandi cambiamenti rispetto allo stipendio del mese precedente.
Quanto ai maggiori stanziamenti richiesti dai sindacati bisognerà però aspettare almeno il varo della prossima legge di bilancio per capire se si potranno usare già per il contratto in scadenza le risorse previste a partire dal 2026.
Ma c’è un altro ostacolo, forse persino più difficile da superare: per quanto riguarda la parte normativa le posizioni sul tema del codice disciplinare del personale docente restano distanti.
La parte pubblica propone, non da oggi, che anche per i docenti, come già avviene per dirigenti scolastici e personale Ata, questa sia materia da inserire nel contratto. Per i sindacati (e soprattutto per Cgil, Uil, Gilda e Anief) questa è una proposta irricevibile: soprattutto non è accettabile – sostengono queste sigle – che il procedimento disciplinare venga gestito dal dirigente scolastico che si, in tal modo, viene ad assumere la duplice funzione istruttoria e giudicante.
Sta di fatto che ad oggi, a seguito della contrattualizzazione in atto per il personale Ata, per docenti e Ata esistono due trattamenti del tutto diversi.
Per il personale Ata è prevista infatti la cosiddetta “sanzione concordata”: in prossimità della chiusura del procedimento una delle parti può chiedere di accordarsi sulla sanzione con l’impegno reciproco di non procedere con ricorsi successivi.
In pratica il dipendente può proporre una riduzione della sanzione proposta dal dirigente e, in caso di accordo, il procedimento si conclude.
Sotto certi aspetti si tratta di un vantaggio per entrambe le parti perché in tal modo si “raffredda” il contenzioso e si evita di finire in tribunale.
Per i docenti questa possibilità non esiste e quindi, per i docenti, l’unica strada che resta in caso di sanzione ritenuta non appropriata è quella di presentare un ricorso al giudice del lavoro; ma ovviamente si tratta di una strada lunga ed economicamente onerosa.