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Contratto scuola, scontro sul bonus merito. Il governo non vuole aumenti a pioggia per i docenti

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Sul rinnovo del contratto scuola si susseguono le indiscrezioni. Quello che sembra ormai certo è che nel negoziato con i sindacati entrano i soldi del bonus merito, 200 milioni di euro.

Sul loro effettivo utilizzo, così come segnala Il Messaggero, la discussione è in corso. Marianna Madia, ministro della Funzione pubblica, ha inviato all’Aran un documento che tratta per il governo con i sindacati l’aggiornamento dell’atto d’indirizzo. Da una parte vengono indicate le risorse che saranno destinate al rinnovo del contratto: per 1,2 milioni di dipendenti pubblici saranno stanziati 1,6 miliardi di euro. I soldi stanziati garantiranno un aumento delle buste paghe del 3,48%.

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Però la bozza di contratto, come segnalato da La Tecnica della Scuola, in tempi non sospetti, ha già segnalato, prevede un elemento perequativo, cioè per il 2018 chi riceve uno scatto inferiore agli 85 euro medi promessi riceverà un extra dal governo per arrivare a quella cifra.

Altro aspetto emergente nell’atto di indirizzo è l’entrata dei fondi stanziati dall’ultima legge di Bilancio: 10 milioni per il 2018, 20 per il 2018 e 30 a regime. C’è però un punto delicato su cui si concentra l’analisi dei sindacati e viene svelato da Il Messaggero: nella contrattazione entrano anche i riflessi della distribuzione accessoria derivanti dall’attuazione dei sistemi di valutazione definitivi dalla legge 107/2015, cioè il governo è disposto a discutere i criteri di attribuzione dei premi sul merito, ma la loro distribuzione resta in mano ai presidi. Dunque, niente aumenti a pioggia. Ciò sarà ulteriore banco di scontro tra governo e sindacati.

Probabile, come già segnalato da questa testata, che non rientrino nella trattativa i 380 milioni della Carta del docente che, come già noto, almeno per il 2018 non possono essere previsti visto che, di fatto, sono stati già assegnati ai docenti fin dal settembre scorso.

Nell’atto di indirizzo, ma questo era già noto, si inseriscono anche i criteri generali per la mobilità (nessuno può chiedere di cambiare sede prima che siano trascorsi 3 anni dall’ultimo incarico ricevuto in un’altra scuola), l’altro punto riguarda i rapporti di lavoro e l’allungamento dell’orario di servizio.

I sindacati, già nei giorni scorsi, si erano mossi per chiedere al governo una risoluzione in tempi brevi della trattativa: lunedì la Gilda degli Insegnanti, martedì la Uil. A breve non sembrano previste nuove riunioni a meno di ulteriori colpi di scena. Il tempo stringe e le elezioni politiche del 4 marzo si avvicinano.

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