Le donne non si toccano neanche con un fiore. È sempre bene ricordarlo e ribadirlo. Ma gli insegnanti (per oltre l’80% donne) non sono da meno. E come loro, anche il personale Ata e i dirigenti scolastici.
Una volta i lavoratori della scuola erano sempre rispettati e difesi, in ogni occasione e circostanza, senza se e senza ma. Erano un totem intoccabile, praticamente “sacro”. Con il tempo, la figura dell’insegnante e del preside ha progressivamente perso valore. Oggi, non solo non è più così, ma “sparare” sul prof o del capo d’istituto di turno è diventata quasi una moda, i più giovani direbbero che è un’azione “in trend”.
Tanti genitori, ad esempio, sono diventati dei professionisti nel ribattere, mettere in discussione parole e operato, contrastare con vigoria quello che esprime il docente dei figli. Quando poi le valutazioni diventano rosse e addirittura nel registro compare qualche nota, l’attacco diventa diretto: se va bene chiedono spiegazioni e se non basta si rivolgono al dirigente scolastico; sono in crescita quelli che aggrediscono direttamente i prof, sino ad arrivare, in certi casi, a portare avanti una vera e propria “operazione punitiva”, con violenze verbali e non solo.
E siccome i giovani sono “spugne”, per eccellenza i primi emulatori degli adulti, soprattutto quelli di riferimento, non c’è da stupirsi se poi gli atteggiamenti di tanti alunni e studenti diventa polemico e perennemente contrario a quello dei loro docenti.
Ci preme ricordare questo grigio scenario, nel giorno in cui La Tecnica della Scuola compie 77anni: era infatti il 10 maggio del 1949 quando l’ispettore Filippo Papa fondò la storica testata a Catania.
In questi decenni La Tecnica della Scuola ha prodotto con costanza un’informazione libera, legata a doppio filo ad un’interpretazione corretta dei fatti e della complessa normativa. Un’informazione che dal 1999 è diventata on line, per poi trasformarsi, da oltre un decennio, in un’identità esclusivamente digitale.
Nel corso del tempo, la testata giornalistica ha cambiato più volte faccia, come conseguenza di un processo tecnologico che mai come nell’ultimo quarto di secolo ha vissuto un’accelerazione così intensa.
Negli anni, però, il posizionamento della Tecnica della Scuola è rimasto perennemente in difesa della categoria degli insegnanti.
Docenti che nel frattempo hanno continuato ad essere presi sempre più di mira: dall’opinione pubblica, che crea favole metropolitane come i tre mesi di vacanza l’anno; da tanti genitori, che, come dicevamo, invece di affiancarli nella crescita umana e culturale dei figli diventano i loro avvocati indiscussi; dal cinico mondo dei social media, che li etichetta quotidianamente prendendo spunto da fatti di cronaca di cui spesso non si ha nemmeno una chiara conoscenza.
Prendersela con gli insegnanti, i dirigenti scolastici e il personale scolastico, lo abbiamo già scritto in passato, è tuttavia un’operazione ingiusta. Prima di tutto perché si colpisce una categoria già particolarmente provata da trattamenti sfavorevoli.
Ci preme ricordare che il livello di scadimento dell’autorevolezza dei docenti e dei lavoratori della scuola rimane alto: è bene sempre non dimenticare che, anche dopo gli ultimi aumenti di contratto, i dipendenti della scuola continuano a figurare tra i meno pagati della pubblica amministrazione.
E tutto questo si posiziona in netto contrasto con la loro funzione educatrice e formativa delle nuove generazioni, che è poi la vera mission dei nostri 7mila istituti scolastici.
Auguri quindi alla Tecnica della Scuola, a chi gli vuole bene e a chi ha sempre creduto negli insegnanti e nel loro preziosissimo ruolo, fondamentale per la sana crescita dei giovani e della società tutta.