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09.04.2026

Il maranza che aveva fatto una spedizione punitiva contro un docente, postando tutto sui social, è stato condannato: ecco la sentenza

Un video di 2 minuti e 35 secondi, diffuso sui social e accompagnato da accuse gravissime, è diventato la prova centrale di un caso di aggressione ai danni di un insegnante elementare di Torino. Il filmato, pubblicato su Instagram e rilanciato attraverso diverse stories, ha contribuito alla condanna a due anni di reclusione per un “maranza influencer”, accusato di stalking e diffamazione.

Il video e la ricerca di popolarità

Secondo le motivazioni della sentenza, riportate dal Corriere, l’aggressione è stata pianificata e ripresa con l’obiettivo di ottenere visibilità sui social. Il filmato era introdotto dalla frase: “Siamo andati a prendere il maestro pedofilo che abusa i bambini a scuola. Barriera di Milano per il sociale”, e mostrava l’insegnante accerchiato e insultato mentre si recava a prendere la figlia di tre anni. Il video ha raccolto migliaia di interazioni, tra like e condivisioni, raggiungendo un pubblico molto ampio. Il giudice ha sottolineato che l’episodio è stato usato come pretesto per aumentare la popolarità online e rafforzare la presenza del gruppo sui social network.

Minacce e accuse senza prove

L’episodio risale al 21 ottobre 2025, all’uscita di un istituto scolastico. In quell’occasione, l’uomo e due complici si avvicinarono al docente e lo minacciarono: “Hai alzato le mani a nostro nipote, se lo tocchi di nuovo sparisci dalla faccia della terra”. Poco dopo l’influencer colpì l’insegnante con degli schiaffi, mentre un complice riprendeva la scena. I giudici hanno definito le accuse infamanti e volgari, sottolineando che non esisteva alcun fondamento alle affermazioni relative a presunti abusi sessuali o maltrattamenti.

La condanna e la posizione dell’imputato

La sentenza ha condannato l’uomo a due anni di reclusione, mentre i due complici hanno ricevuto pene rispettivamente di un anno e dieci mesi. Nelle motivazioni, il giudice ha evidenziato la mancanza di resipiscenza dell’imputato, che durante il processo ha negato gli addebiti e ha cercato di ridimensionare la propria responsabilità, attribuendo parte dei fatti a soggetti ignoti. Il tribunale ha invece ritenuto provato che l’aggressione e la diffusione del video fossero parte di una strategia volta a ottenere visibilità e consenso online, con gravi conseguenze per la reputazione e la sicurezza dell’insegnante coinvolto.

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