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“Corriamo il rischio di perdere le migliori intelligenze…”

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 L’Università, importante fattore di successo di un territorio, ha bisogno di competere a livello internazionale e di mirare alla qualità. In un mercato caratterizzato dalla piena globalizzazione, per far vincere la sfida della competitività ai corsi di laurea in ingegneria – e, più in generale, all’Università – secondo De Maio è necessaria la creazione di una rete che colleghi più strettamente gli Atenei tecnici europei con il mondo imprenditoriale. La cura proposta dal rettore milanese scaturisce dall’ “Indagine sugli ingegneri del Politecnico di Milano”, promossa dall’Associazione Impresa Politecnico e condotta dall’Istituto Iard. Lo studio fornisce un quadro dell’Ateneo complessivamente positivo anche se non privo di carenze.
Innanzitutto la ricerca evidenzia come sia gli ex-allievi sia le imprese siano soddisfatte degli insegnamenti impartiti dall’Università. Dei 3.400 intervistati, il 73,5% ritiene di aver ricevuto una formazione “ottima o buona”, il 93,7% pensa di aver compiuto una scelta di studi “molto o abbastanza soddisfacente” e solo il 13,1% considera “poco soddisfacente l’attuale lavoro”. La metà circa dei laureati ha trovato occupazione nei primi tre mesi e quasi i tre quarti nei primi sei. Tuttavia, approfondendo la situazione, sono palesi alcune lacune che vanno dall’imperfetta padronanza delle lingue straniere (68%) e dell’informatica (44%) alle scarse conoscenze economiche-gestionali (61%) e alle limitate esperienze lavorative dirette. Infine, dall’indagine emergono la preoccupazione per lo status dell’ingegnere nella società e soprattutto l’esigenza di rafforzare le competenze “trasversali” alle materie tradizionali (capacità di lavorare in team e di relazionarsi con gli altri) per favorire l’attitudine alla flessibilità.