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Covid e green pass: non si parla d’altro, ma guardiamo anche alle priorità educative

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Green pass, vaccini, distanziamenti, mascherine. Non si parla d’altro. Il dibattito sulla scuola, a livello mediatico, in questi giorni è monopolizzato dall’emergenza sanitaria. Il rischio è che finisca nel dimenticatoio l’emergenza educativa e degli apprendimenti, che solo due mesi fa aveva scosso l’opinione pubblica subito dopo la presentazione degli ultimi dati Invalsi, con uno tsunami di interventi durati una settimana, poi il silenzio.

Insomma occuparsi della sicurezza è necessario, ma non deve essere l’unico argomento di discussione. Le priorità del sistema educativo riguardano questioni non meno decisive come gli apprendimenti, la didattica, gli spazi scolastici, gli investimenti (bisogna decidere come utilizzare al meglio le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza dedicate all’istruzione). Tutti aspetti che devono rimanere al centro dell’attenzione e dell’azione politica.

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A lanciare un monito in tal senso, sul Sole24ore del 6 settembre, è Tommaso Agasisti, professore al Politecnico di Milano e membro del Comitato di valutazione del sistema educativo della Provincia Autonoma di Trento (il cui primato nazionale nei test Invalsi ha portato molti analisti, e lo stesso Ministero, a studiare il percorso attuato e il metodo seguito). “Si riprenda presto una riflessione di più ampio respiro –scrive Agasisti- che torni ad occuparsi dell’emergenza educativa che il nostro Paese deve rimettere al centro della propria agenda”.

Le linee d’azione da implementare al più presto

Per non perdere di vista le priorità e risolvere i problemi, secondo Agasisti, bisogna implementare tre linee d’azione.

1 – La prima riguarda l’attenzione specifica agli studenti provenienti da contesti socioeconomici e culturali fragili. I dati Invalsi del Rapporto 2021 dimostrano che questi studenti hanno sofferto di più la crisi di due anni di pandemia. “Si possono e si devono effettuare interventi ad hoc. In una ricerca recentemente realizzata insieme ad alcuni colleghi dell’Ocse, abbiamo evidenziato due fattori associati a migliori risultati degli studenti svantaggiati: una quota maggiore di tempo dedicato alle materie e un favorevole clima scolastico. La creazione di iniziative specifiche che consentano, durante l’anno, di dedicare più tempo allo studio anche in situazioni di compresenza dei docenti e dei compagni di classe, può essere una buona idea per supportare gli studenti che hanno subito di più la didattica a distanza (Dad)”.

2 – “La seconda linea di intervento concerne il superamento della didattica digitale «di emergenza», verso un uso più consapevole, integrato e positivo della tecnologia nell’insegnamento. La Dad è stata demonizzata in questi anni, tuttavia essa è stata in larga misura improvvisata e – in molti casi – neppure attuata. La dinamica del settore EdTech suggerisce che vi sia invece spazio per sviluppare strumenti digitali che non sostituiscano, bensì integrino una buona didattica in presenza, rendendola più interessante, efficace e moderna. La combinazione di video, game-based learning, creazione di contenuti interattivi possono far fare un salto di qualità all’insegnamento, in tutti gli ordini di scuola. Occorrono però due elementi chiave: un ripensamento dei modelli pedagogici, accompagnato da un aggiornamento serio (e non superficiale) dei docenti e dei dirigenti scolastici, e un investimento in strutture e strumenti digitali adeguati. È un’opportunità da cogliere, guardando alle migliori esperienze internazionali e anche nazionali”. Del resto, che l’innovazione digitale sia ineludibile per la scuola del XXI secolo lo scriveva anche il Comitato di esperti, presieduto proprio dall’attuale ministro Bianchi ai tempi della ministra Azzolina, nel Rapporto del 2020. “Il digitale serve alla scuola senza se e senza ma” si argomentava in un capitolo.

3 – “La terza linea di azioni dovrebbe concentrarsi sugli edifici e sugli spazi scolastici. Le risorse messe in campo dal Pnrr possono essere sfruttate per fare investimenti di lungo periodo: mettere in sicurezza gli edifici scolastici dove necessario e possibile, costruirne di nuovi, ripensare e ristrutturare gli spazi interni (inclusi gli arredi) per una didattica più aperta e flessibile, per un’integrazione intelligente con il digitale, per favorire lavori di gruppo e socialità”.

Il metodo: basta centralismo e più autonomia alle scuole

Occorre evitare –scrive sempre Agasisti- una tentazione centralistica di pianificazione e realizzazione nelle sole mani del ministero dell’Istruzione e degli Uffici scolastici. Invece, si apre una interessante occasione di sperimentare un po’ più di autonomia delle istituzioni scolastiche: il ministero definisca le priorità e allochi le risorse alle scuole statali e non statali, affinché esse liberino la proprie energia, creatività e responsabilità per mettere in campo progetti intenzionalmente disegnati sulle proprie necessità e specificità. Si verificheranno poi, a valle delle azioni condotte, i risultati effettivamente ottenuti, valorizzando le attività più efficaci e correggendo quelle che non hanno ottenuto gli obiettivi desiderati”.

Il ministro Bianchi, in teoria, è d’accordo. Adesso i fatti

Su questo punto sembrerebbe esserci piena sintonia col ministro Bianchi, che ha sempre sostenuto la tesi dell’autonomia “responsabile e solidale” delle istituzioni scolastiche, secondo un modello di governance che assegna al ministero funzioni prevalentemente di pianificazione e di programmazione delle attività, con un’organizzazione meno burocratica, più snella e concentrata sugli obiettivi programmatici e strategici, valorizzando l’autonomia funzionale delle scuole. Il tutto nel quadro di un confronto continuo con le regioni (che in materia di istruzione hanno competenze legislative e funzioni di programmazione) e di un processo di valutazione del sistema, che va potenziato e percepito come atto di responsabilità necessario per poter raggiungere l’obiettivo di una autonomia solidale.

Ci sono idee da sviluppare, azioni concrete da intraprendere –conclude Agasisti- ci si metta in moto, dunque, identificando priorità chiare e attribuendo autonomia e risorse alle scuole statali e non statali per affrontare le importanti sfide che hanno di fronte”.