Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet è tornato a far discutere con una riflessione sull’educazione alla complessità nelle scuole superiori, affrontata in un’intervista rilasciata a Radio Nowhere Italia in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, Riprendersi l’Anima. Al centro dell’intervento, il caso del film Lolita e la sua possibile proiezione nei licei italiani.
Crepet ha ribadito una posizione già espressa pubblicamente in passato, che gli sarebbe valsa numerose critiche da parte di genitori di tutta Italia: “Se si proiettasse il film Lolita in un liceo, a mio avviso sarebbe altamente educativo. L’ho sostenuto pubblicamente e per questo mi hanno scritto moltissimi genitori da mezza Italia dandomi del delinquente. Eppure, per me resta una scelta educativa: una ragazza di sedici o diciassette anni, guardando quell’opera, inizia a porsi delle domande profonde su se stessa, su come sta e sulle proprie relazioni. Sono interrogativi che non si porrebbe mai se non entrasse in contatto con un simile capolavoro. D’altronde, un vero capolavoro deve essere in qualche modo ‘offensivo’ e destabilizzante; se non ti scuote e non ti offende l’anima, allora non è un capolavoro e non trasmette nulla. Nessun grande romanzo ti lascia identico a come eri prima di leggerlo”.