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03.08.2026

Difendere l’identità italiana: con un Liceo senza latino (e con nome inglese)?

Generato ufficialmente dall’idea autarchica di difendere l’identità culturale italiana, è però designato con denominazione mista angloitaliana: il “Liceo del Made in Italynasce così, contraddittorio fin nel nome. Chi lo ha ideato (il governo Meloni con la Legge 27 dicembre 2023, n. 206, “Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy”), si vanta di averlo incentrato — quale nuovo indirizzo del Liceo delle Scienze Umane — sull’area umanistica, artistica e linguistica, onde valorizzare l’identità culturale italiana. Suo obiettivo formativo sarebbe tuttavia lo studio approfondito dell’economia, del diritto, della “cultura d’impresa” e delle dinamiche di mercato legate ai prodotti italiani.

Liceo del Made in Italy: quarto Liceo senza il Latino (e denominato in inglese)

Prima questione: c’è effettiva coerenza tra intenzioni dichiarate e fatti? Per capirlo, occorrerebbe anzitutto riflettere sulla stessa parola Liceo, che rimanda alla Scuola fondata da Aristotele nel 335 a.C. presso il santuario di Apollo Lýkeios: il termine Liceo richiama dunque profonde radici classiche e filosofiche greche, trasmesse fino a noi dalla civiltà romana. Pertanto, può un Liceo prescindere da uno studio sia pur sommario della lingua latina? Senza lo studio del Latino — soprattutto in Italia, ma non solo — nessuna base culturale può definirsi davvero solida, perché prescinderebbe dai fondamenti linguistici di qualsiasi riflessione profonda. Eppure il panorama scolastico italiano è ormai caratterizzato da un florilegio di Licei senza il latino: il Liceo Scientifico con opzione Scienze Applicate, il Liceo delle Scienze Umane Economico-Sociale e il Liceo sportivo; oltre, appunto, al Liceo del Made in Italy.

Impostazione culturale povera malgrado le apparenze

Secondo problema: la consistenza culturale. Il piano di studi del Liceo del Made in Italy prevede un totale di 891 ore annuali nel primo biennio (circa 27 ore settimanali) e sale a 990 ore annuali nel triennio (circa 30 ore settimanali). Per avere un termine di confronto, il Liceo classico tradizionale nel triennio prevede 1023 ore annuali.

La disciplina più studiata in questo tipo di scuola è stata inventata ad hoc: “Scienze giuridiche ed economiche del Made in Italy”, con 198 ore all’anno nel triennio finale, laddove l’Italiano ne ha 132, la prima Lingua straniera 99 con metodologia CLIL (insegnamento e studio in lingua straniera), la Matematica 99, la Filosofia (senza basi linguistiche classiche) 66, così come la Storia, la seconda Lingua straniera, la Fisica, le Scienze naturali, la “Storia dell’arte e del design”, le Scienze motorie e sportive. Dal secondo anno, sono previsti due laboratori pratici obbligatori, gestiti interdisciplinarmente dai docenti (per 180 ore complessive nel quinquennio). La focalizzazione di tutto il percorso liceale, pertanto, sarebbe incentrata sull’area scientifica, giuridica ed economica, col fine di analizzare l’internazionalizzazione delle imprese.

Un diluvio di critiche

Purtroppo, ancorché fortemente desiderato dal governo Meloni, il neonato Liceo ha appiccato fin dal suo primo anno di corso (2024/25) un incendio di critiche, riguardanti l’impostazione ideologica fortemente neoliberista e mercatista, le modalità di attuazione, la sorte dei percorsi liceali già esistenti.

La FLC/CGIL paventava il rischio che venisse cancellato il consolidato Liceo Economico-Sociale (LES), giacché il progetto originario del Governo prevedeva la progressiva confluenza e sostituzione del LES all’interno del nuovo indirizzo del Made in Italy. E infatti, poiché un sindacato così grande e potente riesce sempre ad ottenere ciò che veramente vuole, un emendamento parlamentare eliminòl’obbligo di confluenza, salvando l’autonomia del LES e permettendo la coesistenza dei due indirizzi.

Filosofia di fondo: mercatolatria e divinizzazione del profitto

La visione filosofica sottesa alla riforma istitutiva del Liceo del Made in Italy è quantomeno discutibile. Le convenienze contingenti e commerciali delle imprese sono il criterio implicito delle scelte didattiche da cui questo Liceo parte: a tali convenienze viene piegata la funzione educativa della Scuola pubblica, in funzione della creazione di un cittadino ad unica dimensione. Proprio quell’Uomo a una dimensione di cui scrisse Herbert Marcuse nel 1964: l’individuo della società industriale avanzata (il capitalismo dei consumi), che ha perso la capacità di pensiero critico, di opposizione e di trascendenza, riducendosi a esser mero ingranaggio, appiattito sui bisogni materiali e sul consumo.

Ciò è peraltro dimostrato dalla scelta di istituire la fondazione “Imprese e competenze per il Made in Italy”, liberamente finanziabile da privati: col conseguente rischio di creare diseguaglianze economiche e formative tra scuole situate in territori industrializzati e scuole svantaggiate.

Ennesima (contro)riforma a costo zero

Altro problema: difficile implementare la metodologia CLIL (consistente nell’insegnare in inglese anche materie economiche e giuridiche) senza docenti abilitati e formati per farlo, in assenza di costi aggiuntivi per lo Stato. Difatti la Legge 206/2023 prevede espressamente che l’istituzione del Liceo del Made in Italy — come tutte le controriforme degli ultimi 40 anni — avvenga senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, utilizzando risorse e strutture umane già previste dalla legislazione vigente. A costo zero per lo Stato, insomma, secondo il consueto dogma neoliberista dell’invarianza finanziaria, adottata per ridurre la spesa pubblica indipendentemente da necessità e risultati.

Cronaca di un clamoroso insuccesso

A bocciare il neonato Liceo, comunque, sono stati i cittadini, con la scelta di non iscrivervi i propri figli. Malgrado il martellamento pubblicitario, infatti, i dati effettivi delle iscrizioni attestano il fiasco del progetto governativo: 375 studenti nell’anno scolastico 2024/25 (8 su 1.000); nel 2025/26 circa 500 (9 su 1.000); tra 700 e 800 per il 2026/27 (14 su 1.000). Il futuro prossimo deciderà del suo destino.

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