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Cronache dalla Maturità, la saga continua

Inizia il secondo lunedi di esami. Stamattina il cielo sembra offrire un po’ di copertura nuvolosa e la pianura lombarda sembra un po’ meno rovente (spoiler: alle due del pomeriggio il termometro dell’automobile, parcheggiata al sole perché nel giardino della scuola non ci sono alberi in numero sufficiente, supererà i 44 gradi).

Nel nuovo esame di Stato, pardon di maturità, voluto dal ministero ampio spazio è dedicato alla Educazione civica. Non esiste un “programma” di esame a livello nazionale: tutto dipende da quello che è stato programmato a livello di collegio docente e consiglio di classe. Di fatto, per raggiungere le 33 ore previste dalla normativa (un’ora a settimana) ogni consiglio di classe ha programmato l’adesione a iniziative organizzate dalla scuola oppure ha previsto un certo numero di ore tenute dai singoli docenti su argomenti vari, dalla Costituzione italiana alle donne nella letteratura italiana, dal problema dell’alcol per i guidatori neopatentati alla visita alla mostra di fotografie sul disastro ambientale. 

Nelle istruzioni del corso INDIRE si precisa un dettaglio: “se nel curricolo di educazione civica svolto nella classe sono previsti contenuti e conoscenze specificamente collegati a discipline non presenti in commissione, tali contenuti e
conoscenze non possono essere oggetto di domande”. Questo dettaglio ha conseguenze devastanti. Se infatti, per esempio, lo studio e la riflessione sugli articoli della Costituzione sono stati svolti solo dal docente di Storia (come avviene spesso in modo quasi spontaneo e naturale) e Storia non è presente nella quaterna delle materie di esame (al liceo linguistico, per esempio) ebbene di fatto non è permesso formulare una domanda sulla Costituzione. Le istruzioni parlano chiaro: conta il Documento del consiglio di classe. Il problema è che, dove invece è possibile fare queste domande (allo scientifico, per esempio), il quadro che emerge è desolante. Io chiedo espressamente ai colleghi di commentare questa mia affermazione, per cercare di arrivare ad avere un quadro complessivo della situazione che, a quanto pare, non interessa alle istituzioni (non mi risulta si faccia un censimento delle domande su Educazione civica fatte agli esami di Stato). 

Io constato che di fatto, nell’unico momento in cui la scuola opera un controllo sistematico delle conoscenze sulla Costituzione – ossia sulle regole di base della convivenza civile in Italia – si scopre che i ragazzi hanno le idee estremamente confuse. 

Non hanno mai letto, o comunque dichiarano di non aver mai letto, la parte sui diritti dei cittadini; non sanno come si forma il governo (per loro è normale che qualcuno dica che il governo viene eletto dai cittadini); ignorano le procedure per l’elezione del capo dello Stato; e così via. Tutti si ricordano il primo comma dell’art. 1, ma già sul secondo ci sono problemi. Non parliamo dell’imbarazzo se si cerca di sentire un commento sull’art. 3. 

Ancora una volta, quindi, una occasione persa. È inutile lamentarsi dello scarso spirito civico degli italiani se questo non viene insegnato loro. Un tempo, forse, questo compito era svolto dalla famiglia o dalle “agenzie educative” (come si dice oggi in modo orrendo) parallele alla scuola pubblica. Adesso dobbiamo, noi insegnanti, rassegnarci al fatto che o glielo spieghiamo noi o non glielo spiega nessuno. Tutti i progetti di educazione civica che ho visto sono belli e interessanti. Ma sono tutti inutili se prima (o insieme) non si è fatto un umile, umilissimo lavoro di lettura e spiegazione passo passo della Costituzione italiana. Ancora una volta, spero tanto di essere smentito da una folla di colleghi indignati…

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