Ancora storie di docenti pendolari che sacrificano praticamente quasi tutte le ore che hanno a disposizione durante la giornata per il loro lavoro a scuola. Una insegnante a chiamata, assunta con Mad, si alza ogni giorno alle ore 4.30 per andare a scuola a Roma dalla provincia di Caserta.
“Parto dal Comune in cui vivo, in provincia di Caserta e raggiungo la stazione Termini alle 6.30 circa. Poi da lì mi sposto nella scuola in cui è richiesta la mia presenza – spiega a Fanpage – Lavoro così dal 2022. È una vita stancante, ma per ora non sono riuscita a trovare alternative: nel mio paese c’è una sola scuola. Per questo sono iscritta nelle graduatorie a Roma e anche a Napoli, anche se da lì non mi hanno mai chiamato. L’unica alternativa sarebbe cambiare lavoro”.
“Impiego due ore di treno per arrivare alla stazione Termini, poi anche un’altra ora per raggiungere la scuola che richiede la mia presenza, a seconda del municipio e dei collegamenti – aggiunge – Ultimamente sto lavorando spesso in quelle del II Municipio e del I, raggiungibili in maniera facile e veloce grazie alla metropolitana”.
“Il rischio per me è sempre quello di arrivare tardi: ritardi e guasti sono all’ordine del giorno. Lavorando come Mad, letteralmente messa a disposizione, cioè come insegnante a chiamata, non posso permettermelo – spiega ancora – A differenza di altre Mad che vivono a Roma sono sicuramente più limitata con i tempi. E non solo”.
Nei giorni scorsi in Campidoglio si è tenuto un presidio di protesta contro il nuovo sistema di graduatorie per supplenze nelle scuole dell’infanzia della Capitale che esclude le Mad: “Mi sarebbe piaciuto tanto partecipare – continua la docente – Ma non ho potuto. Ho staccato da scuola e sono corsa alla stazione Termini. Non posso permettermi neanche di perdere le corse: in condizioni normali arrivo a casa la sera alle ore 20. Oggi ero di nuovo a scuola e la sveglia è suonata di nuovo alle 4.30″.
“Per noi è stata una doccia fredda. Spero che facciano entrare anche noi in graduatoria: da anni ci occupiamo di coprire le falle lasciate dal sistema scolastico, oltre a garantire le supplenze. Non credo che con la sola graduatoria presente adesso riusciranno a coprire tutti i vuoti di organico – ipotizza – Nell’ultimo periodo mi è capitato di coprire da sola classi con anche una ventina di bambini di cui alcuni dei quali con disabilità, tutti fra i tre e i sei anni. Inoltre alcune colleghe mi hanno raccontato che non sempre si riesce a sopperire a tutte le assenze. E il carico di lavoro aumenta per tutte, anche per le colleghe di ruolo”.
Un servizio della trasmissione in onda su Rai3 Report del 25 gennaio, ha fotografato una triste realtà: la vita silenziosa e molto faticosa dei tantissimi docenti e membri del personale ATA pendolari, che ogni giorno fanno chilometri, prendono autobus e treni, per raggiungere il posto di lavoro, magari in una regione diversa da quella di residenza.
In particolare Report si è concentrato sulla vita di molti lavoratori della scuola campani che si spostano per essere in servizio a Roma, o comunque in Lazio. Una pendolare dice di svegliarsi alle 3:20 per essere alla stazione del treno in orario alle 4:28. Al ritorno? C’è chi arriva a casa intorno alle 19, se non alle 22.
Un docente dice di pagare 212 euro per l’abbonamento al treno e altri soldi per l’abbonamento alla metropolitana e al parcheggio. Dello stipendio cosa rimane? Praticamente niente, affermano in coro. Una precaria ha detto di pagare in totale 500 euro al mese. Ogni notte dalla Campania, partono circa 6000 persone. Purtroppo non si tratta di una situazione temporanea: molti, come sappiamo, rimangono precari per anni.
Cosa è cambiato con la Carta Docente 2026? I docenti possono acquistare abbonamenti per i trasporti con il bonus. Dal 9 marzo oltre un milione di insegnanti possono finalmente accedere al bonus annuale. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato che i beneficiari sono “oltre 200.000 in più rispetto allo scorso anno, per un totale di 253.000 docenti in più rispetto a quelli previsti originariamente”. L’ampliamento riguarda anche i supplenti annuali e quelli con contratto fino al 30 giugno, oltre al personale educativo. A supporto della misura, il ministro Giuseppe Valditara ha annunciato ulteriori 281 milioni di euro — 11 milioni in più rispetto ai 270 già previsti — da destinare alla formazione e all’acquisto di dispositivi digitali da concedere in comodato d’uso ai docenti tramite le scuole.
Le categorie di spesa ammesse sono state sensibilmente ampliate. Accanto alle voci tradizionali — libri, riviste, corsi di formazione, musei, mostre, teatri, hardware e software — il MIM ha inserito per la prima volta i servizi di trasporto di persone e l’acquisto di strumenti musicali. Sul fronte tecnologico, però, vale una limitazione introdotta dal Decreto Scuola (d.l. 127/2025): a partire dall’anno scolastico 2025/2026, hardware e software possono essere acquistati solo alla prima erogazione della Carta e poi con cadenza quadriennale. Chi ha già usufruito del bonus negli anni precedenti potrà comunque spenderlo in tecnologia nel 2025/2026, per poi rispettare il ciclo quadriennale. Al video tutorial disponibile online, l’esperto Lucio Ficara spiega passo dopo passo come creare un buono.
È proprio sul capitolo mobilità che emergono le questioni più curiose. I codici Ateco ammessi alla piattaforma includono il trasporto ferroviario, gli autobus di linea, il trasporto marittimo e costiero, quello per vie d’acqua interne e persino funivie e sciovie. Risultano invece esclusi i voli aerei: il trasporto aereo di passeggeri non compare nell’elenco. Una lacuna che non è passata inosservata e che qualcuno ha già definito una “dimenticanza”. Sul piano pratico, Antonio Antonazzo della Gilda degli Insegnanti ha chiarito che “la Carta Docente può essere usata solo per enti accreditati” e che per i servizi di trasporto “non è richiesta alcuna certificazione che attesti il motivo del viaggio”. Tradotto: nessun controllo sulla destinazione. Per gli operatori economici che volessero aderire, il requisito essenziale è che il codice Ateco prevalente rientri tra quelli ammessi, verificabile sul Cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate.