Prima ora | Notizie scuola del 22 maggio 2026

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Malattie sessualmente trasmissibili in aumento, per i medici le precauzioni vanno insegnate a scuola

I dati dell’Ecdc (Centro europeo per le malattie infettive) relativi al 2024 sono i peggiori del decennio: gonorrea triplicata, sifilide raddoppiata, Hiv stabile ma lontano dall’inversione di tendenza. Mentre l’Europa fa i conti con un’emergenza silenziosa, in Italia il dibattito si concentra sull’educazione sessuale a scuola, stretta tra nuove norme sull’opt-in genitoriale e un sistema sanitario che ancora non garantisce accesso libero ai test per i minorenni.

I numeri: un’emergenza silenziosa che non si arresta

I dati parlano chiaro. Come riportato da Repubblica, tra il 2015 e il 2024, i casi di gonorrea in Europa sono aumentati del 303%, raggiungendo i 106mila l’anno. La sifilide ha toccato i 46mila casi annui, con una crescita che si ripercuote anche sui nati: le infezioni congenite, trasmesse dalla madre al figlio al momento del parto, sono quasi raddoppiate in un solo anno, passando da 78 nel 2023 a 140 nel 2024. La clamidia, la più diffusa tra le malattie sessualmente trasmissibili, si attesta a 213mila casi. In Italia, le nuove diagnosi di Hiv nel 2024 sono state 2.379, un dato sostanzialmente stabile nel tempo secondo l’Istituto Superiore di Sanità. A fare il punto sulla situazione è stata anche la Conferenza Italiana su Aids e Antivirali, in corso a Catania, dove la presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali ha lanciato l’allarme: “Si è abbassata la percezione del rischio. Se ne parla poco e la malattia non fa più paura. L’educazione sessuale nelle scuole è importante contro tutte le malattie sessualmente trasmesse, che sono in aumento soprattutto tra i giovani”. I gruppi più colpiti rimangono gli uomini che hanno rapporti con altri uomini, responsabili del 62% dei casi di gonorrea e del 69% di quelli di sifilide. Tra gli eterosessuali, la sifilide cresce soprattutto tra le donne in età riproduttiva.

Gli esperti: prevenzione insufficiente, soprattutto tra gli adolescenti

Il quadro tracciato dai clinici è preoccupante. Il responsabile della microbiologia e diagnostica dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma sottolinea come l’attività sessuale precoce sia spesso accompagnata da uno scarso uso di protezioni, con conseguenze che possono durare una vita intera: “Chi contrae l’infezione in giovane età, ad esempio a 14 anni, dovrà conviverci per tutta la vita”. L’utilizzo del preservativo e della PrEP – la profilassi pre-esposizione all’Hiv – resta insufficiente tra gli adolescenti. Se non trattate, queste infezioni possono evolvere in complicanze gravi: dolore cronico, infertilità, problemi cardiaci o neurologici nel caso della sifilide. La ricetta indicata dagli esperti dell’Ecdc è semplice nella forma, ma difficile da attuare senza una rete educativa e sanitaria adeguata: usare il preservativo con partner nuovi o multipli ed effettuare i test in presenza di sintomi.

Il problema non si ferma alle lezioni in classe. Anche l’accesso al test Hiv per i minorenni richiede il consenso genitoriale, il che presuppone una conversazione aperta in famiglia su sessualità e comportamenti a rischio, una condizione tutt’altro che scontata. A questo si aggiunge, secondo gli esperti, l’aumento del costo dei preservativi, che andrebbero invece distribuiti gratuitamente. Nel frattempo, l’Istituto Spallanzani di Roma ha avviato una settimana di test gratuiti per Hiv e malattie sessualmente trasmissibili, con lezioni tenute ai ragazzi delle superiori ma svolte fuori dagli istituti scolastici: un segnale della difficoltà a operare direttamente dentro le scuole.

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