Sta facendo discutere la scelta, della regione Emilia Romagna, di avviare una sperimentazione che consente ad alcune scuole di aprire dal 31 agosto, quindi oltre due settimane prima del 15 settembre, giorno in cui riprenderanno le lezioni secondo il calendario scolastico regionale per venire incontro ai genitori lavoratori. Dall’ultimo giorno di agosto fino al 14 settembre, si svolgeranno quindi attività alternative, di tipo anche formativo ma non propriamente didattico.
Ovviamente i genitori potranno aderire su base volontaria; le attività saranno completamente gratuite o quasi. L’iniziativa ha scatenato un dibattito che tocca vari temi. In questo contesto, si torna quindi a parlare, per l’ennesima volta, dell’esigenza di rivedere il calendario scolastico: sarebbe il caso di modificarlo per adattarlo alle esigenze dei genitori, come chiedono da tempo, ad esempio, le mamme influencer di Mammadimerda?
Qualche mese fa ne aveva addirittura parlato l’allora ministra del turismo Daniela Santanchè sostenendo di avere concordato la proposta – che sostanzialmente sottraeva giorni di vacanza nel periodo estivo – con il titolare del Mim Giuseppe Valditara. Quest’ultimo, dal canto suo, ha detto di non saperne niente, per poi rilanciare il Piano Estate 2026, stanziando a sostegno circa 300 milioni di euro.
Proprio sul Piano Estate si sono concentrate le mamme influencer del duo Mammadimerda, che lo considerano un palliativo. Ecco cosa ha detto Sarah Malnerich in un video postato su Instagram: “Non è una soluzione risolutiva. Non è strutturale, i soldi allocati quest’anno l’anno prossimo potrebbero non esserci più. Si tratta di un privilegio, questa cifra non copre tutti gli aventi diritto”.
“Si rischia di non fare arrivare i soldi proprio lì dove ce n’è bisogno. Solo le scuole pià organizzate, quelle più virtuose, con più capacità amministrative, riusciranno ad accedere a questi bandi e ad attuarli. Gli istituti nei territori più fragili, dove il disagio educativo è acuito, hanno di solito meno competenze amministrative. Lo Stato sta demandando la gestione del welfare alle scuole creando famiglie di serie A e di serie B”, ha concluso.