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DaD per tutti nelle zone rosse, c’è chi dice no: riaprire le classi per salvare la fine dell’anno, proteste a Montecitorio

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Da lunedì 15 marzo torna la DaD in ben undici Regioni, collocate dal governo come “rosse”. Sono diventati troppo alti i rischi derivanti dal Covid, ormai stabilmente sopra i 25 mila contagi al giorno.

Ma la decisione non piace a tutti. A partire dal Comitato Priorità alla scuola, che rivendica le lezioni in presenza.

“Basta colpire le scuole: disobbedienza”, è lo slogan di Costanza Margiotta, a capo del movimento.

Serve un cambio di passo

Per questo, domenica 14 marzo alle ore 11 i promotori hanno chiamato a raccolta i loro sostenitori: l’appuntamento è davanti Montecitorio, dove si chiederà “un vero cambio di passo” nei confronti della scuola, un impegno forte “perché la scuola riapra al più presto” e l’adozione di tutte le misure necessarie “perché resti aperta fino alla fine dell’anno”.

“Il governo – dice la leader del Comitato – entrato in carica con un carico di retorica sulla scuola, si è già smentito da solo: da lunedì scorso in gran parte d’Italia le scuole sono chiuse; da lunedì prossimo andrà ancora peggio. Finiti i balletti sulle percentuali di presenza alle scuole superiori: tutti e tutte a casa, dai nidi all’università”.

Le manifestazioni nelle città

‘Priorità alla scuola’ chiede che “venga salvata almeno la fine dell’anno scolastico”. Già sabato 14 ha manifestato a Trieste, Udine e Pordenone, ma anche in altre città d’Italia, per “denunciare il silenzio assordante calato sulle scuole chiuse”.

Il Comitato chiede, oltre che di predisporre un piano di rientro in classe da attuare il prima possibile, di concludere di prima di Pasqua il piano vaccini dei lavoratori del comparto (già ci sono comunque quasi 600 mila vaccinati tra docenti e Ata), ma anche progettare strategie necessarie per affrontare i prossimi anni scolastici (introducendo innanzitutto scuole più spaziose e classi con meno alunni) per evitare che si arrivi a stop della didattica in presenza come accaduto ora.

Ma ci sono anche gruppi di studenti a chiedere lezioni in presenza. Secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, sempre il 14 marzo a Brescia ha sfilato il Blocco studentesco che tra i fumogeni ha srotolato uno striscione sul quale era scritto “Socializzazione scolastica”.

Studenti napoletani in piazza

A Napoli hanno manifestato un centinaio di mamme e papà No Dad di Napoli, con i loro figli, contro l’ordinanza del presidente della Regione, Vincenzo De Luca, con cui dall’11 al 21 marzo è stata disposta la chiusura di piazze, parchi, giardini e ville comunali e del lungomare.

“Rivendichiamo l’esigenza di usare questi spazi aperti, di viverli e che le uscite non siano solo motivate da necessità e lavoro – ha detto Amanda, tra le promotrici del gruppo fb ‘Usciamo dagli schermi’ – I bambini sono chiusi in casa perché la scuola è chiusa. Cosa dobbiamo fare? Farli uscire per venire con noi a fare la spesa? Riteniamo che sia un’esigenza di salute portarli all’aperto, in un parco e non nei luoghi chiusi come i supermercati”.

Pure il M5s contrario

Anche alcuni parlamentari della maggioranza non sembrano entusiasti: dal M5s, in particolare, continuano a sostenere che almeno fino alla quinta primaria la scuola in presenza si sarebbe potuta mantenere anche nelle zone rosse.

Ci ritroviamo in una situazione “peggiore dai tempi del lockdown nazionale di un anno fa. Credo che alcune regole vadano riviste”, ha detto la sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia.