Ha portato il Futurismo all’esame di Maturità, trovando in quei testi qualcosa di familiare: la rottura con il passato, il guardare sempre oltre. Una storia che rispecchiava la sua. Trentenne originaria del Camerun, ha conseguito il diploma serale a Bari nello stesso periodo in cui sua figlia otteneva la licenza media. Un traguardo doppio, costruito attraverso anni di guerra, carcere, mare e ricominciamenti.
La fuga dal Camerun è cominciata cinque anni fa, per sfuggire alla guerra. Come racconta la stessa a Repubblica, il viaggio verso l’Europa ha richiesto oltre due anni: mesi nel deserto, poi la Libia – dove madre e figlia sono state rinchiuse in carcere per settimane – e infine la Tunisia, dove lavorava ma non poteva mandare la bambina a scuola. Al terzo tentativo di attraversamento del Mediterraneo, dopo aver visto in mare “mamme che perdevano le loro bambine”, sono arrivate a Lampedusa. Da lì, trasferite in un centro di accoglienza a Bari. Qui ha chiesto subito lezioni di italiano. “Volevo che a settembre mia figlia avesse già un buon livello, che potesse entrare in classe senza sentirsi indietro”, racconta. Grazie a volontarie conosciute in una scuola di lingua, le è stata proposta una domanda inaspettata: perché non riprendere a studiare anche lei?
“Nel mio Paese non avevo mai potuto farlo, dovevo lavorare per mia figlia. Qui, per la prima volta, potevo fare entrambe le cose”. Si è iscritta all’istituto serale del quartiere Japigia. La figlia, nel frattempo, è entrata alla scuola media, diventando rappresentante di classe. Studiavano insieme ogni pomeriggio, “sullo stesso tavolo, spesso sugli stessi libri”. Adesso vuole iscriversi all’università. La figlia punta al liceo scientifico, con il sogno della veterinaria. “L’unica cosa che chiedo è che abbia sempre l’opportunità di continuare a studiare: il resto verrà da sé”.