La partecipazione alla vita politica nelle democrazie dirette parte dall’educazione scolastica, anche e soprattutto in quella primaria ove la presa di opinione e di azione all’interno di un mero gruppo – o classe – definisce le attitudini dell’individuo ad integrarsi. La scuola costituisce luogo primario in cui le attitudini, le abilità e le competenze di uno studente o studentessa si incastrano – quasi perfettamente – con l’ecosistema sociale che popola aule, corridoi, campetti sportivi e laboratori. Le assemblee, le riunioni, i collettivi sono le prime sperimentazioni collettivi ove le decisioni individuali, in comunione o contrasto tra loro, presentano un impatto sulla cittadinanza scolastica e la vivibilità dell’ambiente formativo. Gli studenti divengono protagonisti e fanno sentire la propria voce, almeno nella migliore delle ipotesi. Tale prolissa dissertazione, traslata in un contesto contemporaneo sempre più digitale, obbliga le istituzioni ed i cittadini a ripensare il loro ruolo: questo il motivo per il quale il Vecchio Continente ha eletto l’anno corrente come “dell’educazione alla cittadinanza digitale”. Le istituzioni, difatti, non vanno solo digitalizzate e la relativa burocrazia snellita, ma occorre un passo in avanti generalizzato per favorire una partecipazione plenaria alla vita collettiva garantita da una democrazia sempre più diretta favorita dagli strumenti digitali a disposizione.
Un’indagine condotta nel 2020 dal Consiglio d’Europa, su un campione di 21.000 genitori in 47 Stati membri, mostra che circa 1 cittadino su 3 ha una scarsa comprensione del concetto di cittadinanza digitale. La maggior parte dei partecipanti allo studio esprime una forte preoccupazione per la mancanza, da parte dei propri figli, di una chiara comprensione dei diritti e delle responsabilità online, nonché per la scarsa conoscenza su come proteggere la propria privacy e comportarsi in modo etico e responsabile quando si è online. Una precedente consultazione multistakeholder, condotta dal Consiglio d’Europa nel 2017, aveva già sottolineato la necessità che le autorità educative adottassero un approccio complessivo e coordinato alla cittadinanza digitale e che promuovessero sinergie tra i diversi settori privati e civili. Il 29 settembre di quest’anno, durante la 26ª sessione della Conferenza permanente dei Ministri dell’Istruzione del Consiglio d’Europa, i Ministri dell’Istruzione hanno proclamato il 2025 come Anno europeo dell’educazione alla cittadinanza digitale.
L’Anno europeo dell’educazione alla cittadinanza digitale 2025 si propone di trasformare in modo strutturale l’educazione dei giovani europei, preparandoli alla partecipazione civica attiva, digitale e sicura. L’iniziativa introduce strumenti come il Curriculum Framework DCE del Consiglio d’Europa, che pianifica oltre trecento strumenti ed obiettivi di apprendimento graduati per età, e prevede percorsi didattici integrati, laboratori, progetti interdisciplinari, attività pratiche e concorsi per sviluppare competenze critiche, etiche e civiche. In pratica, gli studenti imparano a tutelare la privacy, riconoscere la disinformazione e combatterla con gli strumenti a disposizione, interagire con rispetto negli spazi online e partecipare attivamente alla vita democratica digitale, mentre insegnanti e scuole ricevono formazione, materiali e strumenti per applicare sistematicamente la cittadinanza digitale nei programmi scolastici. Particolare attenzione nel piano sviluppato viene dedicata all’IA, sia come strumento educativo — per attività creative complementari, analisi dati e apprendimento personalizzato — sia come tema di riflessione collettiva, considerando i rischi di bias, manipolazioni, disinformazione e implicazioni etiche, fa sapere il Framework sul proprio portale accessibile al link: https://europeanyear2025.coe.int/