Ieri, 21 luglio, è stata rinvenuta danneggiata la lapide in marmo, davanti al monumento dedicato a Giacomo Matteotti, sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, a Roma. Intervenuti i carabinieri, hanno effettuato un sopralluogo e avviati i rilievi tecnico scientifici, iniziando così le indagini sull’accaduto. Difficile certamente trovare i balordi artefici dello scempio. Tuttavia, se immediate sono state le prese di posizioni della politica, appare pure evidente che qualcosa non funziona nei messaggi storici, sociali e politici, di cui artefice è anche la scuola.
Lo studio della storia infatti si ferma molto spesso, in quasi tutte le istituzioni scolastiche, alle soglie della Prima guerra mondiale, senza riuscire ad andare al di là, dove invece c’è il perno di cosa oggi è l’Italia, se si considera fra l’altro che, dopo l’esperienza fascista, la Nazione cambiò volto nei tre anni che vanno dal 1943 al 1946, quando gli Alleati sbarcano in Sicilia, dando inizio alla lotta partigiana e dunque la proclamazione della Repubblica, la Costituzione, il suffragio universale, la democrazia.
I Tre anni che sconvolsero l’Italia, attraverso cui si capisce anche il ruolo dell’antifascismo e il sacrificio di martiri come Giacomo Matteotti, grazie ai quali oggi è possibile esprimere il dissenso senza rischiare il confino o la prigionia o le fucilazioni.
Intanto, dalle schiere della sinistra, sono partite le prime dichiarazioni: “Il danneggiamento della targa marmorea di Giacomo Matteotti è l’ennesimo sfregio nei confronti di una padre della Patria e di un simbolo dell’antifascismo. Nel condannare ancora queste azioni volgari e violente, chiediamo al Governo parole di condanna altrettanto ferme”
E dal Governo, il ministro della cultura, Alessandro Giuli, ha dichiarato:”Atto di viltà”, mentre, tramite un post su X, il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, ha espresso “sdegno per quanto accaduto quest’oggi al monumento in ricordo di Giacomo Matteotti. Danneggiare la lapide di un italiano caduto per la libertà di tutti noi è un atto grave. Un attacco alla sua memoria, che abbiamo l’obbligo di condannare”.
Non una parola è venuta invece dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, fatto sottolineato dal leader di +Europa, che chiede una condanna del gesto: “Il minimo che la nostra presidente Meloni possa fare è condannare questo vile atto, a un monumento che rappresenta più di altri lo spirito democratico e antifascista degli italiani. Matteotti è un simbolo nazionale, che racconta dell’oppressione fascista e del coraggio di un uomo che ha osato sfidare il regime a costo della vita”.
Anche la nipote di Matteotti, Elena lamenta l’assenza della premier: “Mi aspettavo in primis un gesto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Le avevo già chiesto di esprimersi un anno fa quando è cominciato il centenario. Sarebbe un atto doveroso, quello che tutti ci aspettiamo”.