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Decreto legge sul precariato: battaglia in Parlamento

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E’ battaglia aperta in Parlamento sul decreto legge n. 255 sul precariato: la prima giornata di dibattito è stata particolarmente vivace e le avvisaglie dei giorni precedenti hanno trovato ampia conferma.
Nella giornata del 17 – in Commissione Lavoro – era successo un po’ di tutto: il rappresentante di AN ha presentato un emendamento per impedire che le nomine dopo il 31 agosto vengano fatte dai dirigenti scolastici; i deputati DS hanno appoggiato la proposta ("l’emendamento – ha dichiarato l’on. Piera Capitelli – denota una adeguata conoscenza della situazione reale del mondo scolastico e dei suoi problemi") che però non è stata accolta.
Così come non è stata accolta una proposta dell’Ulivo che prevedeva di individuare dopo il 31 agosto delle "scuole polo" alle quali delegare le nomine di supplenti annuali per un gruppo di scuole territorialmente contigue.
La proposta – ha spiegato sempre Piera Capitelli – ha lo scopo di "snellire le procedure e di evitare il ritorno a forme di clientelismo".
Ma il sottosegretario Valentina Aprea aveva manifestato la posizione contraria del Governo perché una soluzione del genere finirebbe per responsabilizzare soltanto alcune istituzioni scolastiche.
Sulla discrezionalità del meccanismo di nomina dei supplenti annuali, che non garantirebbe la necessaria trasparenza, aveva insistito molto nel pomeriggio del 18 luglio anche la deputata DS Giovanna Grignaffini in Commissione Cultura.
Nella stessa sede Titti De Simone (Rifondazione Comunista) aveva risparmiato i toni accesi: affidare le nomine ai dirigenti scolastici – ha detto – favorirà il ricorso a pratiche clientelari.
Sull’equiparazione dei servizi svolti nelle scuole statali e nelle scuole paritarie si è registrata invece in Commissione Lavoro una spaccatura fra le forze dell’opposizione: Democratici di sinistra e Rifondazione Comunista hanno tentato di far approvare un emendamento per eliminare tale disposizione, ma i deputati della Margherita hanno votato a favore del Governo con la motivazione che il provvedimento non è altro che la logica conclusione di un percorso già avviato nella precedente legislatura.
In aula, il 19 mattina le schermaglie sono proseguite. Katia Belillo (Comunisti Italiani) si è espressa senza mezzi termini: "Giudico grave l’introduzione della misura che attribuisce ai dirigenti scolastici le nomine delle supplenze annuali per i posti non assegnati entro il 31 agosto. Si tratta di una misura che avalla un comportamento clientelare ed avvalora la tesi che le nomine potranno essere effettuate in maniera assolutamente discrezionale dal dirigente scolastico". Il sottosegretario Aprea le ha fatto però pacatamente osservare che "i dirigenti non faranno nessuna chiamata diretta, ma dovranno tenere conto delle graduatorie". Botta e risposta anche fra Alba Sasso (DS, presidente del CIDI) e rappresentante del Governo: il decreto – è stato questo il senso del discorso dell’on. Sasso – crearà difficoltà a molti vincitori di concorso che si vedranno immessi in ruolo con decorrenza giuridica settembre 2000 ma non avranno un posto di lavoro; e – come si sa – ha ironizzato la deputata diessina "con la decorrenza giuridica non si fa la spesa e non si mangia".
Valentina Aprea ha replicato facendo presente che l’eventuale mancata nomina per chi è inserito nella graduatoria permanente riguarderà una percentuale del tutto irrisoria di docenti.
E ancora l’on. Aprea è intervenuta per ribadire il parere del tutto contrario del Governo sull’ipotesi delle scuole-polo (che pure sembra non dispiacere ad alcuni settori dell’apparato ministeriale e che – in Parlamento è stata ampiamente sostenuta dall’opposizione). "È singolare la proposta del centrosinistra della scuola-polo – ha dichiarato Aprea –  chissà perché un dirigente dovrebbe avere la competenza di effettuare nomine per tutta la provincia, non si capisce perché si debba dare fiducia ad un solo dirigente e non a tutti".

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