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Decreto maggio riaperture. Cosa potrebbe cambiare per la scuola

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Il Governo e le regioni sono al lavoro per stabilire i termini esatti del nuovo decreto che andrà a produrre i suoi effetti dal primo maggio, dato che le disposizioni del cosiddetto decreto aprile, il D.L. 44 dell’1 aprile 2021 (in GU n.79 del 1-4-2021) valgono fino al 30 aprile.

Intanto oggi la cabina di regia fornirà i dati epidemiologici su cui l’analisi del Governo dovrà basarsi per definire le date delle riaperture di un Paese che spinge da più direzioni verso la normalità.

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Si dovrà decidere: quali attività dovranno partire per prime, in quali zone e a quali condizioni; fino a quando prorogare lo stato di emergenza; come regolamentare lo smart working e gli spostamenti; come accelerare la campagna vaccinale; e infine, ma non ultima per importanza, la scuola.

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Cosa dovrebbe cambiare per la scuola?

Cosa dovrebbe cambiare per la scuola? Il rientro in classe al 100% per tutti, anche per i ragazzi di scuola superiore (ma resta da capire: anche in zona rossa?). Obiettivo dichiarato dal Governo: almeno un mese di scuola in presenza per ogni singolo alunno e alunna, da ora alla fine dell’anno scolastico.

Come abbiamo già riferito, sulla riapertura, in primis della scuola, il Presidente del Consiglio Mario Draghi si era già espresso nella conferenza stampa dell’8 aprile, quando aveva detto: “Se chiedete a me, io voglio rivedere il Paese aperto, a partire dalle scuole. L’obiettivo è dare ai ragazzi almeno un mese di scuola in presenza. Devono chiudere l’anno insieme.”

E di tesoretto da spendere sulle scuole (in termini di calo dei contagiaveva parlato il ministro della Salute Roberto Speranza quando decise per la riapertura delle scuole, dall’infanzia alla prima media, anche in zona rossa.

Negli ultimi giorni le spinte per il ritorno in classe di tutti, si sono moltiplicate, sebbene le condizioni epidemiologiche non siano più confortanti del solito, dato il peso delle varianti e la loro capacità di accelerazione nel contagio; e sebbene le precauzioni nelle classi non siano maggiori che in passato, non ci sono sistemi di ricambio d’aria (al di là delle finestre aperte), il numero di alunni per classe non è stato ridotto, il tracciamento dei contagi non è ancora a regime; ma una cosa è certa: i ragazzi devono tornare in classe. Lo chiedono anche i capigruppo della Commissione Cultura alla Camera, che hanno presentato una mozione a riguardo, e che si aspettano, nel Decreto maggio, una disposizione puntuale che riporti al banco (a rotelle o meno) ogni studente e studentessa del Paese, mentre il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, continua a parlare della necessità di portare al centro la scuola e di “investire in educazione, in istruzione, formazione, come condizione necessaria per trasformare la potenzialità messa a disposizione dall’Europa (il Recovery Fund) in una effettiva occasione di trasformazione del Paese”.

Scuola d’estate?

E dopo la fine dell’anno scolastico? Come riferisce il nostro direttore Alessandro Giuliani, con la fine dell’anno scolastico bambini e adolescenti potrebbero essere impegnati in attività all’aperto, assieme alle loro famiglie se lo vorranno. È l’idea che sta prendendo corpo tra più di un ministro del governo Draghi. Ne hanno parlato giovedì 15 aprile i ministri Bianchi, Gelmini e Bonetti con i rappresentanti dei Comuni e delle Province

Per le altre misure si veda la bozza del Decreto maggio spiegata a questo LINK.

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