Ci sono chi, in particolare i più giovani, vedrebbe in un’immagine ritoccata o in una battuta sui social nient’altro che un modo per fare scalpore o darsi da fare. E in effetti possono apparire come tali. Ma c’è una linea sottile che separa l’ironia e la satira dalla discriminazione quando si fa del corpo, dell’identità o delle sembianze di qualcuno il proprio bersaglio: una linea che non ammette discussioni e merita condanna. A questo si devono riferire le parole della senatrice Mariastella Gelmini (Noi Moderati) a proposito di quanto accaduto con l’ex generale Roberto Vannacci, che nel frattempo è europarlamentare e guida Futuro Nazionale, il movimento politico nazionale.
La senatrice Gelmini è stata intervistata da Repubblica e ha dichiarato: “Questo è un comportamento assolutamente sessista pubblicare sui propri social l’immagine di una parlamentare di Forza Italia (Matilde Siracusano, sottosegretaria) con un profondo scollo e quindi usare questa cosa per un attacco politico tramite l’intelligenza artificiale. Gelmini ha affermato che nel dibattito il dissenso può essere anche aspro, ma che deve sempre rispettare la person». “Non dimentichiamo”, ha aggiunto, “che Vannacci riguarda gli studenti con disabilità segregati in classi separate”. La Gelmini, che aveva subito collegato la condotta di Roberto Vannacci a un “machismo giovanile persistente”, è tornata a parlare della questione centrale: “l’educazione digitale nelle scuole”.
Il punto, per gli studenti, è però più ampio del singolo episodio. Gli stereotipi di genere non nascono necessariamente nei luoghi della politica. Possono essere appresi e ripetuti nella vita quotidiana, nei contenuti che si incontrano online e anche nel modo in cui si parla delle persone.
Un’indagine Istat pubblicata nel 2025, basata sui dati raccolti nel 2023, ha analizzato per la prima volta in maniera specifica gli stereotipi di genere tra ragazze e ragazzi dagli 11 ai 19 anni. Il campione dell’indagine sui bambini e ragazzi comprendeva circa 39mila giovani residenti in Italia, sia italiani sia stranieri.
Ma detto che il dato più significativo riguarda proprio l’idea della bellezza: il 56,4% degli 11-19enni ritiene che essere belli o belle sia più importante per le ragazze che per i ragazzi. La percentuale raggiunge il 58,6% tra i maschi e resta comunque al 54% tra le ragazze. Tra gli altri stereotipi analizzati dall’Istat compare anche quello secondo cui i ragazzi sarebbero più portati delle ragazze nelle materie scientifiche, ingegneristiche e tecnologiche.
Il mondo della scuola, in tutto questo, non è esente: uno stereotipo non deve necessariamente assumere la forma di un insulto esplicito. Può essere anche un’idea apparentemente inoffensiva, ripetuta così tante volte da sembrare una normale abitudine.
Ed ecco che interviene l’educazione. L istituzione scolastica non si limita a veicolare sapere di tipo disciplinare ma si propone altresì di dotare i giovani di strumenti per decodificare la società di appartenenza.
Secondo le indicazioni del Ministero dell Istruzione e del Merito il confronto civile e di qualità la tolleranza e il rispetto reciproco, il pensiero critico libero e costruttivo sono i principi pedagogici di riferimento per l istituzione scolastica. A partire dal 2024/2025 gli argomenti di Educazione civica sono quelli stabiliti a livello nazionale nei traguardi e obiettivi di apprendimento ivi previsti.
Può essere avviata da un quesito altrettanto diretto e uno spunto può essere: quando una battuta cessa di esserlo? Se si modifica un’immagine per deridere una persona, di quanto si altera il suo significato? Sono quesiti che stimolano negli studenti la riflessione sia sul messaggio ricevuto sia sui possibili effetti di esso.
Per le nuove generazioni il tema assume una dimensione ulteriore perché una parte consistente della comunicazione avviene online.
Secondo l’Istat, quasi l’85% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dispone di un profilo su un social network; tra i 17 e i 19 anni la quota supera il 97%. Le ragazze risultano leggermente più presenti dei ragazzi, con l’86,4% contro l’83,4%.
Anche gli stereotipi possono essere amplificati da questo meccanismo. Proprio per questo, l’UNESCO ha evidenziato come “i social media e i contenuti guidati dagli algoritmi possano rafforzare stereotipi di genere e influenzare il benessere, l’apprendimento e persino le aspirazioni scolastiche e professionali delle ragazze”.
Il fatto politico di condanna dell’ex ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini sul comportamento dell’europarlamentare Roberto Vannacci quindi solleva all’interno della scuola una questione più generale : come si discute ( e come ci si confronta anche) quando si hanno opinioni diverse?
La democrazia si basa sul confronto delle opinioni tuttavia il confronto non vuol dire aggressione personale. Essere capaci di controbattere a un’idea senza denigrare chi la propone è una capacità che gli studenti anche quotidianamente possono acquisire.
Non è un’ipotesi solo teorica. Secondo l‘UNESCO: “gli stereotipi e le norme di genere costituiscono tra i vari fattori che possono favorire le forme di violenza e di bullismo all’interno delle scuole e in tutto il mondo digitale”.
Secondo l’ente globale il bullismo può minare l’integrazione scolastica e arrecare danno alla normale attività di studio e al benessere degli studenti.
Pertanto la scuola può essere un luogo in cui si insegna a differenziare critica e insulto ironia e umiliazione libertà di espressione e Responsabilità delle proprie parole.
Per gli studenti comunque la vicenda non deve costituire per forza un dibattito su quale parte politica abbia ragione. Piuttosto può costituire un momento di riflessione su modalità operative della comunicazione di oggi e sulla tipologia di linguaggio che si intende introdurre e far uscire dalle aule.
Gli stereotipi non sono esclusiva dei personaggi importanti della politica possono essere manifesti anche in un commento sul compagno di classe in una presa in giro sull’aspetto fisico in una convinzione che alcune materie siano da maschi o da femmine, in un meme condiviso senza pensarci troppo.
E sono soprattutto in queste azioni di tutti i giorni che l’educazione può giocare il suo ruolo. Apprendere come identificare uno stereotipo implica anche apprendere a non accettarlo come tale. E poter insegnare a comunicare come si deve, senza umiliare l’altro. Quindi convertire la scuola non più in un luogo in cui si insegna la cittadinanza, ma di farne uno in cui la cittadinanza si esercita concretamente.