Il prof. Costanzo Ranci del Politecnico di Milano, dove dirige il Laboratorio di Politiche sociali, viene anche oggi citato dal Corriere della sera che riporta gli esiti dei calcoli sul numero di studenti interessati dal decreto sul 30%.
Riporto integralmente il passaggio che io stesso ho dovuto rileggere più volte il resto in preda all’incredulità.
Prima occorrono due precisazioni, fatte dallo stesso ministro in conferenza stampa. Ovvero:
Ecco adesso il testo ripreso integralmente dal Corriere di oggi 26 settembre:
“Quante sono dunque le classi e quanti gli alunni che potrebbero venire toccati dalle nuove norme: dalle stime tratte dai dati forniti dal Mim che riguardano l’anno 2022/23 emerge che le classi potenzialmente eccedenti il 30% non dovrebbero essere più di 155 su tutto il territorio nazionale: una quota inferiore allo 0,5% del totale delle classi esistenti. Per quanto riguarda gli studenti interessati non sono più di 300, anzi 290. Rispetto ai circa 69.000 studenti stranieri di prima generazione (nati all’estero) oggi presenti nelle prime classi delle scuole italiane, quelli che rientrano nei criteri teorici identificati dal decreto sarebbero 26.000 (il 38%), ma quelli concentrati nella stessa classe oltre il 30% diventano in realtà un piccolo drappello: poche centinaia in tutto”.
Sul sito del Corriere il testo è accompagnato da una tabella riassuntiva che qui riporto:

Che dire di fronte a questi numeri?
No comment. Ricordo solo che ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione i requisiti fondamentali per poter fare un decreto legge sono la straordinarietà (ovvero evento o una situazione imprevedibile e fuori dall’ordinario che richiede un intervento immediato) e la necessità e urgenza (ovvero l’impossibilità di attendere i tempi normali del Parlamento per approvare una legge ordinaria).
Nessuno dei tre requisiti mi pare ricorrano in questo caso. E quindi perché tutta questa fretta? E tutto questo bailamme sulla scuola che da bene comune è diventato in questi giorni arena pre elettorale?
A tutto questo si aggiunge un’altra affermazione fatta dal prof. Ranci qualche giorno fa in cui sosteneva che «invece di inseguire il white flight spostando gli stranieri, sarebbe più efficace una strategia per trattenere gli italiani nel quartiere, dando maggior sostegno a queste scuole per garantirne il livello di qualità».
Parole di saggezza.