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21.05.2026

I giovani che amano l’alcol sono aggressivi ed esposti a malattie mentali, aiutiamoli con l’educazione alla moderazione: il divieto non serve

“Parlare di alcol ai giovani attraverso i giovani”: è l’idea alla base dell’iniziativa ‘Comunicare il consumo responsabile, Communication is Education’. Si tratta di un progetto promosso da Federvini e sviluppato insieme al mondo universitario, che ha concluso in questi giorni la sua quarta edizione al Centro Congressi dell’Università Sapienza di Roma. L’iniziativa, nata nel 2022, quest’anno ha coinvolto circa 500 studenti provenienti da otto atenei italiani, chiamati a progettare campagne di sensibilizzazione rivolte ai propri coetanei sul tema del consumo responsabile delle bevande alcoliche.

L’idea di fondo, sottolinea l’agenzia Ansa, è quella di sostituire il tradizionale linguaggio istituzionale con strumenti comunicativi vicini alle nuove generazioni, come social network, contenuti brevi, influencer, podcast, eventi dal vivo e campagne urbane.

Tra gli slogan proposti dagli studenti sono emersi messaggi come “Più alzi il gomito, più abbassi il cervello” o “Next Level, il vero flex è sapersi controllare”, costruiti con l’obiettivo di parlare ai giovani con un linguaggio diretto e immediato.

A vincere l’edizione 2026 è stata la squadra della SMEA, Alta Scuola di Management ed Economia Agro-Alimentare dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, seguita dalla Sapienza di Roma e dall’Università di Verona. Tutti i finalisti prenderanno parte nei prossimi mesi a visite formative presso aziende associate a Federvini.

Dietro il progetto, però, non emerge soltanto un esercizio di marketing sociale: il tema del consumo responsabile continua infatti a essere collegato a dati che rappresentano ancora una rilevante questione sanitaria e sociale.

Secondo il monitoraggio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità, il consumo dannoso di alcol rappresenta il 5,1% del carico globale delle malattie e viene considerato uno dei principali fattori di rischio per mortalità precoce e disabilità.

L’abuso di alcol, infatti, non comporta esclusivamente il rischio di dipendenza. Numerosi studi scientifici di WHO, Global Status Report on Alcohol and Health, hanno evidenziato collegamenti con patologie cardiovascolari, tumori, danni neurologici, malattie epatiche e disturbi della salute mentale.

Anche la sicurezza stradale continua a essere uno dei settori in cui il problema appare più evidente. Secondo i dati ISTAT, nel 2024 in Italia si sono verificati 173.364 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno provocato 3.030 vittime e oltre 233 mila feriti. E tra le principali cause di rischio individuate dalle rilevazioni sanitarie e dai dati delle forze dell’ordine compare proprio la guida in stato di alterazione dovuta all’assunzione di alcol.

L’impatto dell’abuso di alcol non riguarda soltanto la strada. Diverse ricerche internazionali mostrano una correlazione tra consumo eccessivo di bevande alcoliche e aumento di episodi di aggressività, violenza e comportamenti impulsivi: l’alcol può infatti alterare le capacità decisionali, ridurre il controllo degli impulsi e modificare la percezione del rischio.

Particolare attenzione riguarda i giovani adulti, fascia alla quale il progetto Federvini si rivolge direttamente. Secondo recenti monitoraggi epidemiologici, milioni di italiani presentano modalità di consumo considerate a rischio, con una presenza significativa nelle fasce più giovani.

L’aspetto più interessante dell’iniziativa sembra essere il tentativo di spostare l’attenzione dalla sola logica del divieto a quella dell’educazione: invece di affidarsi esclusivamente a campagne basate sulle sanzioni o sulla paura, il progetto tenta di costruire una cultura della consapevolezza e della responsabilità personale.

Nel corso della premiazione, Chiara Soldati, la presidente del Centro di studio per gli aspetti sociali del consumo di bevande alcoliche (Casa) di Federvini, ha definito l’iniziativa uno dei progetti sociali più significativi sviluppati dall’associazione negli ultimi anni, sottolineando la capacità di unire formazione, responsabilità e dialogo con le nuove generazioni.

In un contesto in cui i giovani sono esposti quotidianamente a contenuti veloci, tendenze digitali e modelli sociali che spesso trasformano il consumo in un simbolo di appartenenza, l’educazione alla moderazione potrebbe rappresentare una sfida persino più complessa del semplice divieto. Ed è probabilmente qui che iniziative di questo tipo tentano di intervenire: utilizzare il linguaggio delle nuove generazioni per costruire comportamenti più consapevoli.

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