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Diari fatti in casa: siamo sicuri che non ci siano problemi fiscali?

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Il caso di Verbania dove la scuola ha deciso di fornire agli alunni un diario unico uguale per tutti è solo uno dei tanti, forse è la punta di un iceberg assurta agli onori delle cronache perché qualche genitore ha protestato.
Ma in realtà le scuole italiane che hanno fatto questa scelta.
Dietro l’idea di rendere tutti un po’ più uguali in modo da evitare che nella stessa classe ci sia chi esibisce il diario da 20 euro e chi magari usa un’agendina riciclata c’è in realtà il tentativo delle scuole di autofinanziarsi.
Molto spesso infatti il “contributo” che viene richiesto agli alunni per il diario è superiore al costo che la scuola ha sostenuto per farlo realizzare.
Magari di poco, un paio di euro al massimo, ma la quantità (un migliaio di alunni) consente un “utile” non del tutto disprezzabile.
Ed è a questo punto che si pone un problema di natura fiscale e contabile perché in un certo senso la scuola agisce quasi come un soggetto economico: acquista dalla azienda X un oggetto a, poniamo, 6 euro e lo cede ad un altro soggetto a 8 euro.
Qualche attento fiscalista potrebbe argomentare che in tal modo si evade il pagamento dell’Iva e non solo.
Ovviamente le scuole che fanno questa operazione spiegano alle famiglie che la somma chiesta per il diario è un “contributo” e non il pagamento dell’oggetto, ma questa spiegazione potrebbe reggere se la somma richiesta alle famiglie fosse inferiore o al massimo pari al “costo di produzione” del diario (cioè al costo sostenuto dalla scuola).
Ma se alle famiglie viene chiesta una somma maggiore qualche precauzione andrebbe usata.
Insomma, il diario fornito dalla scuola può essere una buona idea ma non sarebbe male se si prestasse più attenzione agli aspetti contabili e fiscali.
Anche perché qualche associazione di piccoli esercenti (cartolai, per esempio) potrebbe  sollevare una questione di “concorrenza sleale” e, se dovesse aprire una causa civile, per la scuola potrebbero essere dolori.