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Didattica a distanza, non è il momento delle polemiche: “occorre abbassare i toni”

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Perché non sta facendo bene al mondo della scuola, soprattutto pensando al momento, la polemica di questi giorni seguita alla nota di Bruschi sulla didattica a distanza.
Non è il momento, visto il grave contesto, e non è il merito, vista la precarietà di una emergenza che ha spinto tutti quasi ad inventarsi, in poche ore, una pratica di didattica a distanza che, lo sappiamo, non si inventa dalla sera alla mattina.
A me non piacciono le prese di posizione partigiane sia dei sindacati, nel loro comunicato, sia in chi ha colto l’occasione per credersi profeti di un autonomismo gestionale che va contro, se esasperato, a quello che è il cuore della stessa vita didattica ed educativa. Il fatto, cioè, che la scuola, prima degli strumenti, delle performance, degli obiettivi, delle tecnologie, ecc. vive di relazioni, vive di dialogo, vive di persuasione, vive di condivisione, vive di spirito critico personalizzato.
A me, insomma non piacciono i partigiani degli opposti schieramenti.
La nota di Max Bruschi, lo confesso, non ha fatto altro che mettere per iscritto ciò che si fa già nel mio liceo, senza bisogno di indicazioni, ma seguendo solo il buon senso, pensando al meglio possibile.
Resta da chiedersi, per chiarire, ma la cosa vale per tutti gli aspetti della vita: è la realtà, in questo caso di emergenza, che si deve conformare alle norme, o sono le norme che chiedono, invece, di essere ripensate, vista la nuova complessità che la realtà è chiamata oggi ad affrontare?
Cosa vogliono dire emergenza, stato di eccezione?
Girando la frittata: sono le persone il cuore del diritto?
Allora, impegniamoci tutti, senza polemiche e senza conflitti, a darci una mano, seguendo, appunto, il buon senso e la ricerca della condivisione.
Questa è la scuola che vedo praticata in queste ore non solo nella mia scuola, dai miei docenti, davvero in gamba, ma da tante e tante scuole, da tanti e tanti docenti, presidi, dsga, ata.
Riprendiamoci, infine, il gusto ed il sapore di una pratica di scuola come responsabilità sociale, non come un orticello da difendere a tutti i costi.
Questo significa servizio pubblico, cioè servizio agli studenti, alle famiglie, alle nostre realtà sociali.

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