Il Consiglio dei Ministri ha deliberato il commissariamento di quattro Regioni – Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna – per il mancato via libera ai rispettivi piani di dimensionamento scolastico in vista del prossimo anno. Una decisione che ha immediatamente sollevato un’ondata di critiche da parte di sindacati della scuola e rappresentanze studentesche, che parlano di un atto grave e di un attacco al diritto all’istruzione.
Secondo quanto riferito dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica al calo della popolazione studentesca. Il mancato rispetto degli impegni, sostiene il Ministero, metterebbe a rischio le risorse già erogate. La misura riguarderebbe esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporterebbe la chiusura dei plessi scolastici.
Di segno opposto la lettura della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, che in una nota definisce il commissariamento “un atto gravissimo” e accusa il Governo di utilizzare il PNRR in modo strumentale per giustificare una politica di tagli. Secondo il sindacato, il Piano non impone la soppressione delle autonomie scolastiche, ma invita piuttosto a intervenire per migliorare la qualità del servizio, anche attraverso la riduzione del numero di alunni per classe.
La FLC CGIL ricorda che il dimensionamento già avviato ha comportato la soppressione di circa 700 istituzioni scolastiche, con la perdita di circa 1.400 posti tra dirigenti scolastici e DSGA, oltre a ricadute negative sugli organici del personale docente e ATA. “Il commissariamento – sottolinea il sindacato – conferma la volontà del Governo di imporre scelte calate dall’alto, escludendo il confronto con Regioni ed enti locali e colpendo in modo particolare i territori più fragili”.
Sulla stessa linea la Rete degli Studenti Medi del Lazio, che parla apertamente di una scelta “grave” da parte dell’esecutivo. Secondo l’organizzazione studentesca, le Regioni commissariate avrebbero agito per tutelare il diritto allo studio, opponendosi a un piano di accorpamenti considerato dannoso. “Lo scorso anno nel Lazio sono state accorpate 23 autonomie scolastiche – ricorda la coordinatrice regionale Bianca Piergentili – una scelta contro cui ci siamo mobilitati. Quest’anno non ci sono stati accorpamenti e ci aspettiamo che la Regione continui su questa strada, mettendo al primo posto il diritto allo studio”.
Una posizione più articolata arriva dal sindacato Anief. Il presidente Marcello Pacifico riconosce che il dimensionamento è previsto dagli accordi siglati dal precedente Governo in sede europea, ma sottolinea come l’applicazione concreta della norma abbia prodotto effetti opposti rispetto alle finalità dichiarate. “Negli ultimi quindici anni il numero dei presidi è quasi dimezzato – afferma Pacifico – passando da circa 12 mila a poco più di 7 mila. Sono state dimenticate le esigenze delle scuole in aree isolate o ad alto rischio di dispersione”.
Per Anief, il tema impone una revisione complessiva delle norme: se si vuole considerare la scuola un presidio di legalità e una presenza fondamentale dello Stato sul territorio, occorre ripensare profondamente le politiche di dimensionamento, evitando interventi che rischiano di indebolire ulteriormente il sistema scolastico pubblico.
Il commissariamento delle quattro Regioni, dunque, non chiude ma rilancia il confronto su una riforma che continua a dividere istituzioni, sindacati e studenti, e che tocca uno dei nodi centrali del sistema educativo: il rapporto tra razionalizzazione amministrativa, autonomie territoriali e diritto all’istruzione.