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Dirigenti Scolastici: non si cambiano le regole a concorso concluso

Dopo il ritiro in Senato dell’emendamento al decreto scuola, l’ordine del giorno presentato alla Camera nell’ambito della conversione del DL 127/2025 ripropone la revisione del meccanismo di restituzione dei posti previsto per il concorso ordinario 2023.

Tale misura, giustificata come superamento di una norma “non più attuale”, rischia di alterare l’equilibrio tra concorsi, consentendo l’assegnazione dei posti liberati dalle cessazioni anche ai candidati del concorso straordinario 2017, già ad esaurimento. In molte regioni, in particolare del Nord, le graduatorie dell’ordinario sono ancora attive: l’eliminazione della restituzione produrrebbe quindi un danno concreto ai vincitori non ancora immessi in ruolo, generando disparità territoriali e violando i principi di legalità e parità di trattamento.

Si ritiene pertanto indispensabile mantenere l’attuale meccanismo di restituzione, a garanzia del completamento delle immissioni in ruolo dei candidati dell’ordinario e della coerenza dell’azione amministrativa in materia di reclutamento della dirigenza scolastica.

Il contesto e i dati

Il concorso ordinario 2023, bandito con D.D. n. 2788 del 18 dicembre 2023 e autorizzato dal DPCM del 3 ottobre 2023, prevedeva 979 posti complessivi (di cui 587 per l’ordinario e 392 per lo straordinario). Nel 2024, in virtù di una deroga contenuta nel decreto-legge n. 19/2024, al canale straordinario sono stati attribuiti 519 posti. Poiché allo straordinario sarebbero spettati al massimo il 40% dei posti totali, pari a 207 posti sui 519 assegnati (secondo la ripartizione del 60/40), ne sono stati assegnati 312 in più rispetto alla quota prevista. Di questi, una parte è stata restituita all’ordinario quest’anno, mentre la restante eccedenza deve ancora essere reintegrata.

L’attuale normativa prevede che tale eccedenza sia restituita all’ordinario.
L’Ordine del Giorno presentato punta proprio a cancellare questa restituzione, nonostante la stessa, prevista per legge, non sia stata ancora conclusa. La conseguenza sarebbe, nei fatti, di rendere definitivo lo squilibrio e la disparità di trattamento.

Il rischio costituzionale

Un simile intervento rischia di violare l’articolo 97 della Costituzione, che garantisce il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione e l’accesso ai pubblici impieghi per concorso. Modificare le regole a concorso concluso significa intaccare la certezza del diritto con il rischio di minare la fiducia dei cittadini nella lealtà delle istituzioni. 

Il paradosso operativo e territoriale

Il sistema di reclutamento attuale ha già prodotto forti squilibri regionali a causa dello sforamento delle quote e del differente grado di esaurimento delle graduatorie regionali; si è verificata una disparità causata dalle assunzioni effettuate nel 2024 dal concorso straordinario, che hanno interessato prevalentemente alcune Regioni del Nord:

  • In alcune regioni la graduatoria dell’ordinario è esaurita e le assunzioni avvengono solo tramite il canale straordinario.
  • In altre, la graduatoria ordinaria è ancora attiva e la restituzione dei posti è indispensabile per ristabilire la proporzionalità originaria (60% ordinario / 40% straordinario).

L’ODG, che punta a cancellare il residuo della restituzione, aggraverebbe queste disuguaglianze, introducendo in modo irragionevole differenze di trattamento tra territori e candidati. L’obiettivo di un’Amministrazione, che agisce secondo il principio costituzionale del buon andamento, deve essere quello di garantire pari opportunità su tutto il territorio nazionale.

Il principio di giustizia condiviso

È giusto riconoscere il diritto degli idonei a essere assorbiti nel tempo, attraverso la trasformazione della graduatoria ordinaria in graduatoria permanente e ad esaurimento come già avvenuto per la graduatoria del concorso riservato attraverso il decreto dipartimentale 2187/2024.
Vincitori e idonei devono essere tutelati insieme, nel rispetto dei principi di merito, legalità e parità di trattamento.

I  pilastri della richiesta unitaria: vincitori, idonei, legalità

I partecipanti al concorso ordinario — vincitori e idonei — rappresentano un fronte comune, unito dai valori di trasparenza, competenza e rispetto delle regole.

Essi chiedono che siano garantiti due principi fondamentali:

  1. Priorità nelle assunzioni

Le immissioni in ruolo devono seguire l’ordine previsto dalla legge: prima i vincitori dell’ordinario, poi gli idonei e quelli previsti dalla procedura straordinaria.

  • Restituzione dei posti su base regionale

È necessario ripristinare l’equilibrio originario tra i canali di reclutamento, restituendo tutti i posti spettanti di diritto alla procedura ordinaria e garantendo parità di trattamento su tutto il territorio nazionale.

Legalità e fiducia nello Stato di diritto

L’ordine del giorno, collegato alla conversione in legge del DL 127/25,  potrebbe costituire un grave precedente, introducendo un cambio di regole a posteriori, andando a ledere due livelli di tutela:

  • Il diritto soggettivo dei vincitori, titolari di un titolo giuridico certo e immediatamente esecutivo;
  • L’interesse legittimo dei cittadini-concorsisti, che hanno diritto ad un’amministrazione trasparente, efficace ed efficiente.

Le richieste

I firmatari (più di 130 in totale) di questo documento chiedono formalmente:

  1. Il mantenimento del principio di legalità e di equità amministrativa, evitando modifiche retroattive alle regole fissate dal DPCM del 3 ottobre 2023;
  2. La restituzione al contingente del concorso ordinario di tutti i posti eccezionalmente attribuiti al concorso straordinario nel 2024.
  3. La trasformazione della graduatoria del concorso ordinario 2023 in graduatoria permanente e ad esaurimento, con l’inclusione degli idonei come vincitori a pieno titolo, per garantire continuità e valorizzazione del merito.

Partecipanti al concorso per dirigenti scolastici 2023

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