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Studenti stranieri e integrazione: le proposte di Valditara. Una assise nazionale a novembre

Come in un calcolato gioco di squadra oggi il Ministro Valditara rilascia a Gianna Fregonara del Corriere della sera una lunga intervista che mette al centro il tema degli studenti stranieri e della loro “integrazione”. Una risposta immediata alla proposta di Galli Della Loggia che sul Corriere pochi giorni fa chiedeva che il Parlamento si dedicasse a questo problema e definisse la linea da tenere.

La risposta di Valditara è la convocazione di un’assise per l’integrazione a “novembre, per discutere dell’integrazione dei ragazzi stranieri, invitando esponenti delle forze politiche, sindacati, docenti, esperti, consulte degli studenti. Lì presenteremo la nostra visione e le misure già avviate in nome di un’Italia che sappia accogliere nel rispetto dell’identità e dei valori del nostro Paese. Sarà anche l’occasione per definire ulteriori interventi”.

Integrazione, non inclusione

Qualche idea il ministro la espone già. La prima chiede di distinguere tra integrazione e inclusione. L’esempio è quello del burqa: “Se permettiamo che una ragazza venga a scuola con il burqa, la includiamo accettando principi in contrasto con la Costituzione, come la discriminazione uomo-donna, ma non la integriamo. Accettiamo che sia una non-persona, le impediamo di socializzare. Inclusione è accettare chiunque a prescindere da come vive. Integrazione vuole dire inserire la persona in un sistema di regole condivise, che rispecchiano la Costituzione”.

Il nodo è “la condivisione dei nostri valori” che non riguarda solo gli studenti di religione islamica ma anche “chi viene da culture distanti”.

E promette: “Presenterò un emendamento al ddl Sicurezza per vietare il burqa a scuola”.

L’ombra Vannacci

Il ministro ha bene in mente l’antagonista che ha di fronte, che non sono certo le opposizioni di sinistra quanto piuttosto Vannacci. E lo dice chiaramente: “Sull’immigrazione ci vuole concretezza, non demagogia e urla”. Chi urla, chiede Fregonara. Risposta: “Futuro nazionale per esempio. C’è un’immigrazione vantaggiosa per il Paese, ed è quella regolare. E c’è l’immigrazione clandestina che va contrastata: il governo ha fatto un lavoro eccellente e gli sbarchi sono crollati. Lavoriamo per accelerare i rimpatri dei minori non accompagnati entrati illegalmente”.

La presenza di alunni non cittadini italiani

Il ministro presenta poi i dati sulla presenza di alunni non cittadini italiani nelle scuole: “Ci sono regioni come la Lombardia dove alla primaria il 22% dei ragazzi non ha cittadinanza italiana, in Emilia-Romagna la percentuale sale al 24%. Al contrario in Campania la presenza è al 5,2%, come un Puglia, e in Sardegna addirittura al 3,9%. Alle medie e alle superiori le percentuali scendono, perché si tratta di un fenomeno che sta crescendo. Per quanto riguarda gli abbandoni, i dati migliorano: nel ‘22 erano il 30,1 per cento tra gli stranieri ora sono al 26,2 e dovrebbero scendere ancora. E poi c’è il tema delle competenze: in terza media tra gli esiti di matematica di un ragazzo italiano e di uno straniero ci sono trenta punti di differenza, da 204 a 173».

A fronte di questa sfida il Ministro ricorda gli impregni presi: “Con Agenda Nord investiamo nelle scuole delle periferie dei centri urbani, coinvolgendo anche i genitori; abbiamo investito 13 milioni per i corsi pomeridiani; poi il piano estate; il tutor per personalizzare la didattica. Per l’italiano per stranieri abbiamo specializzato 1.000 docenti”.

L’intervistatrice fa notare che 1000 docenti sono una goccia nel mare e il ministro chiarisce che il numero è figlio dei calcoli derivanti dalle classi che hanno più del 20% di alunni stranieri neo arrivati.

E chiarisce poi che in diverse zone non si riesce a garantire il rispetto della circolare Gelmini – la Circolare Ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010, firmata dall’allora Ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini – che in pratica non è quasi mai stata applicata costringendo gli Uffici Scolasti regionali a dare centinaia di deroghe. Il ministro dice che interverrà anche se è perfettamente consapevole che il tutto dipende da molti altri fattori. Non ultime le politiche abitative dei quartieri delle città ma anche della presenza di piccole scuole di montagna che non hanno altri plessi nelle vicinanze.

Ius scholae?

Chiede in chiusura Fregonara: “Almeno alla fine del percorso non si potrebbe dare il passaporto a questi studenti, lo ius scholae?”. Risposta secca: “La cittadinanza si può ottenere dopo 10 anni di presenza regolare. È il percorso della scuola dell’obbligo”.

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