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DM n. 5: torna il voto in condotta

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Il messaggio è chiaro: “Basta con i comportamenti violenti e con il bullismo” dichiara il Ministro presentando il decreto n. 5 del 16 gennaio in materia di valutazione del comportamento degli alunni nella scuola secondaria..
D’ora in avanti a scuola chi prenderà meno di 6 in condotta sarà bocciato.
Le scuole potranno prevedere nei propri regolamenti interni ulteriori criteri e iniziative per la prevenzione dei comportamenti sanzionabili.
Il decreto contiene 5 articoli che, tra l’altro, definiscono non solo le caratteristiche e gli  effetti della valutazione del comportamento ma anche i criteri e le modalità applicative. Le procedure da seguire per attribuire il “voto di condotta” sono piuttosto chiare: innanzitutto “la valutazione espressa in sede di scrutinio intermedio o finale non può riferirsi ad un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine all’intero anno scolastico” (art. 2, comma 2).
Inoltre, per poter attribuire un voto insufficiente il consiglio di classe dovrà accertare che lo studente “successivamente all’irrogazione delle sanzioni di natura educativa e riparatoria previste dal sistema disciplinare, non abbia dimostrato apprezzabili e concreti cambiamenti nel comportamento” (art. 3, comma 2).
Ma, soprattutto, le scuole dovranno “curare con particolare attenzione sia l’elaborazione del patto educativo di corresponsabilità, sia l’informazione tempestiva e il coinvolgimento attivo delle famiglie in merito alla condotta dei propri figli” (art. 4, comma 4).
Sul provvedimento il giudizio di Francesco Scrima, segretario nazionale di Cisl Scuola, è del tutto negativo:  “Il ritorno al ‘voto in condotta’ determinante per il proseguimento del percorso scolastico potrà anche rappresentare un deterrente per gli studenti, ma noi educatori (e la società nel suo complesso) non possiamo dimenticare che il bullismo non è un problema esclusivo della scuola, ma investe tutta la collettività”.
 “In assenza di un’azione sinergica tra scuola, famiglia, istituzioni e ‘sociale organizzato’, finalizzata alla realizzazione di un vero ‘patto educativo’ – conclude il segretario nazionale – si corre il rischio di non conseguire alcun risultato soddisfacente”.