Sono tanti i docenti giovanissimi, appena diplomati, che riescono a ottenere un posto di ruolo come insegnanti tecnico-pratici. Uno di loro, di soli diciannove anni, di cui abbiamo parlato settimane fa, ha rilasciato una intervista a Il Corriere della Sera.
Il ragazzo, appena diplomato in un istituto del messinese, si è spostato e ora insegna in provincia di Vicenza, mentre è iscritto a due corsi di laurea, ingegneria informatica ed economia. Si tratta di uno dei docenti più giovani d’Italia. “Per fortuna ho trovato subito casa e un clima accogliente a scuola anche grazie al corpo docente e a tutto il personale. Questi aspetti hanno reso l’ambientamento più semplice del previsto”, queste le sue parole.
Ecco qual è il suo metodo: “Mi aiuta il modo in cui mi pongo perché gli spiego che sono lì per aiutarli e alzare un muro. Cerco di far capire che, pur essendo giovane anch’io, sono comunque un docente con delle responsabilità nei loro confronti. I ragazzi lo capiscono, non me lo fanno pesare e anzi mi danno molte soddisfazioni”.
“Sono contento quando vedo uno studente o una studentessa metterci del suo e vedere che risolve un problema perché appassionato e non perché obbligato. Il compito di noi professori è quello di agevolare quest’approccio curioso a tutte le materie”.
Il giovane docente è intervenuto anche in merito alle nuove tecnologie: “Ai miei studenti, dalle prime alle quinte, insegno a usare l’intelligenza artificiale in modo consapevole, con molta attenzione agli aspetti etici. È uno strumento potentissimo e da non sottovalutare perché non deve diventare un sostituto dell’uomo: il rischio è di perdere spirito critico e capacità di mettere in discussione le risposte che ci dà”.
Ecco cosa considera ancora utile nel suo percorso attuale: “I rimproveri. Da studente non li apprezzavo però adesso ho capito che possono valere molto se fatti in modo costruttivo: è fondamentale aiutare gli studenti a capire i propri errori”, ha concluso.
L’assunzione a tempo indeterminato a soli 19 anni – che per tanti precari storici altrettanto meritevoli, anche con decenni di supplenze alle spalle, concorsi vinti e idoneità centrate, potrebbe essere interpretato come una beffa – è stata resa possibile dal fatto che gli studenti che hanno svolto gli studi superiori in un istituto professionale hanno la possibilità di collocarsi dirittamente nelle graduatorie delle supplenze e di partecipare ai concorsi pubblici: una possibilità che sarebbe dovuta venire meno a fine 2025, ma che un emendamento al decreto legge 127 del 9 settembre scorso, il cosiddetto decreto Maturità, approvato in Senato prima in commissione e poi in Aula, ha prorogato fino al 31 dicembre 2026: i candidati con il solo diploma di maturità hanno tempo ancora poco più di un anno, quindi, per diventare insegnanti tecnico pratici.