63 anni, in cattedra da 40. E’ il prof con i capelli bianchi che nel video dice «oh, ma siete matti?» e poi viene inseguito dai ragazzini mentre il suo collega ne blocca uno a terra. Insegna una disciplina tecnica all’Itis Leonardo da Vinci di Parma e risponde alle domande di Giusi Fasano del Corriere della sera solo dietro la promessa che le sue parole siano riportate esattamente e che non si faccia il suo nome.
E le sue parole sono chiarissime: un corso accelerato e pratico di pedagogia.
Il punto di partenza è il rifiuto di denunciare per aggressione gli studenti malgrado l’insistenza dei funzionari della questura di Parma. Ma perché non denuncia?
«Perché – dice il prof – non considero un’aggressione quella che si vede nel video e io non ho subito alcun danno. Piuttosto considero il mio non denunciare un intervento educativo. La querela di parte io per principio non la faccio perché è una cosa sbagliata. Uno Stato deve sapere quando agire, non deve delegare i cittadini. Dopodiché questi ragazzi hanno già verificato sulla propria pelle che se si comportano male c’è una reazione che non possono evitare. La mia reazione a questa storia è il massimo che come insegnante io possa fare, con ragazzi adolescenti in quelle condizioni, per non voltarmi dall’altra parte».
Ma se non è stata un’aggressione allora cos’è stata, chiede Giusi Fasano? Risponde il docente:
«L’aggressione c’è fra due entità che non si conoscono quando una delle due non conosce la ragione per cui viene aggredita. In questo caso le due entità si conoscono e sanno esattamente qual è il motivo per cui questo confronto degenera in lite».
La scuola ha sospeso per 30 giorni i ragazzi implicati nella vicenda. Il docente non entra a commentare questa decisione ma risponde con assoluta nettezza alla domanda di Giusi Fasano che gli chiede se è d’accordo con le parole del Ministro Valditara che in sostanza dice “basta con le aggressioni e il giustificazionismo”.
Riporto integralmente il dialogo tra Giusi Fasano e il docente:
“Lei non è d’accordo?”
«Io penso che le sue parole siano quelle di una persona incompetente».
“Addirittura. Non sarà un giudizio troppo tranchant?”
«Le ricordo che questo signore si è permesso di dire che l’umiliazione dello studente è una pratica consigliabile che rafforza il carattere (in un intervento pubblico parlando delle violenze in classe disse che «l’umiliazione è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità», ndr). Chi si permette di dire una sciocchezza così grande secondo me sì, è una persona incompetente».
Prima di ricostruire in maniera brevissima e senza alcuna enfasi i fatti (la lite) dell’altro giorno il docente spiega anche che ha parlato con il suo dirigente scolastico e che assieme hanno deciso di evitare di prendere iniziative non strettamente necessarie. E ribadisce il suo ruolo di docente che non si volta dall’altra parte e sta da adulto nell’interazione con un ragazzino sedicenne che aspetta il prof fin nel pomeriggio per “dare lui le spiegazioni al docente” con “l’atteggiamento e le idee confuse e anche poco intelligente, come può essere un adolescente di 16 anni”. Laconica la ricostruzione del docente: «Io gli dico: faccia quello che vuole ma non qui davanti alla scuola. Lui e i suoi amici urlano un po’, mi seguono, entriamo nel parco prospiciente la scuola, io tento di spiegargli le stesse cose che gli avevo già detto al mattino. Da lì in poi fa fede il video…».
Mi permetto un commento personale. Conosco quel parco. Conosco la strada che separa il parco dall’Itis Leonardo da Vinci. Conosco perfettamente il Campus scolastico dove oltre all’Itis ci sono altre tre grandi scuole superiori di Parma con la loro ricchezza, l’allegria, i problemi e le contraddizioni di quasi 5000 studenti. E non posso che sentirmi meglio sapendo che lì in mezzo ci sono persone come il prof di Sistemi e Reti che con i capelli bianchi e dopo 40 anni di professione non ha perso il senso dell’essere in primo luogo educatore. Raccogliendo da adulto lo sfida educativa con adolescenti sempre più complicati da comprendere e conoscere ma non per questo non meritori di un atteggiamento educativo.