Il Tribunale di Massa ha confermato la sospensione di un giorno inflitta a un docente di materie letterarie di un istituto superiore, che aveva risposto con insulti a quelli di uno studente. Per la giudice la sanzione è congrua e proporzionata alla condotta contestata. La notizia è riportata oggi dal Tirreno.
La vicenda risale ai primi mesi del 2024, quando alla dirigente scolastica erano stati segnalati, con una lettera firmata anche da alcuni compagni di classe, diversi episodi di tensione tra il professore e alcuni studenti. Secondo quanto emerso, non si sarebbe trattato di un caso isolato: al docente venivano contestati anche altri eccessi verbali, compresi commenti offensivi nei confronti delle colleghe. In un’occasione una docente sarebbe stata definita davanti alla classe una persona “con un cervello da gallina”.
Uno degli episodi era nato in occasione di una verifica di storia. Uno studente di 17 anni aveva chiesto di essere interrogato più avanti, spiegando di non aver potuto studiare per la morte della nonna. Il professore ha riferito di avergli concesso alcuni giorni, ma il ragazzo sarebbe rimasto assente un’intera settimana. Al rientro, la discussione è degenerata. Il docente ha raccontato di essere stato apostrofato con espressioni come “cretino” e “deficiente” e ha ammesso di aver risposto sullo stesso tono, definendo a sua volta lo studente “coglione” e “cafone”, e dicendogli: “Fammi vedere cosa sai fare”. Ha confermato di aver sbattuto una mano sulla cattedra, ma non sul banco del ragazzo. Nel procedimento è emerso anche un altro episodio, con un secondo studente: il docente ha negato le frasi più pesanti contestate, ammettendo di averlo definito “arrogante” e “prepotente”.
Una studentessa, sentita in tribunale, ha confermato la morte della nonna del compagno e ha riferito che il professore avrebbe insistito per interrogarlo quel giorno, sostenendo che il lutto durasse tre giorni. Ha riferito di insulti reciproci e di altre tensioni con l’insegnante. La giudice ha riconosciuto il comportamento provocatorio dello studente, ritenuto però non sufficiente a giustificare la reazione. Al centro c’è il ruolo educativo del docente: “L’adulto, titolare di funzione educativa, non deve subire le villanie altrui, ma certamente non rendersene a sua volta autore”. Le provocazioni, dunque, non autorizzano a rispondere con insulti davanti all’intera classe.