Prima Ora - Notizie del 12 giugno 2026

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12.06.2026

Docenti a fine carriera che formano i nuovi colleghi negli ultimi anni di lavoro: l’idea di Castellana (Gilda)

Stop al mercimonio dei titoli nell’ambito della formazione dei docenti: questo il grido della Gilda degli Insegnanti, che da tempo si batte sul tema. In un comunicato di oggi, 12 giugno, il sindacato parla di una recente inchiesta in merito e di gravi criticità, che sono state poi confermate anche dal CIMEA, il Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche, riguardo il riconoscimento e la valutazione dei titoli di studio e secondo cui, su 65mila richieste l’anno, il 12% risulta dubbio.

“Un mal costume non solo italiano e che secondo lo studio della FGU, deriva anche dalla normativa europea, che ha permesso la libera mobilità e circolazione dei titoli professionali e che si è sviluppata a partire dalla Convenzione di Lisbona dell’11 aprile 1997, ratificata con Legge 11 luglio 2022 n.148″, scrivono.

Il commento di Castellana

“Finalmente anche grazie alle nostre denunce, qualcosa si smuove – ha commentato il coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana – noi per primi ci siamo accorti che la qualità dei corsi si era progressivamente abbassata. Ora chiediamo che ci sia un’attenzione maggiore e un maggior controllo soprattutto da parte del Ministero e non solo della magistratura”.

Poi la proposta: “Chiediamo – ha aggiunto Castellana – che tutto quello che riguarda la formazione degli insegnanti sia gratuito e sia tenuto da docenti in distacco, magari a fine carriera, che spendono gli ultimi anni di lavoro per formare i nuovi colleghi, mettendo a frutto e valorizzando l’esperienza maturata nel tempo. La formazione è una cosa seria e se vogliamo preservare la Scuola Pubblica e il futuro dei nostri studenti, dobbiamo fermare il business inarrestabile legato alla formazione online indiscriminata e agli enti non accreditati”.

Ma quanto sono “anziani” i docenti italiani?

Lo scorso ottobre ha avuto luogo la presentazione dei risultati italiani dell’indagine internazionale OCSE TALIS (Teaching And Learning International Survey) 2024. Tra i dati illustrati c’è anche molto che ha a che fare con l’età dei docenti, il loro grado di soddisfazione in cattedra e il carico di lavoro.

  • Stress percepito: secondo lo studio il 10% degli insegnanti italiani dichiara di provare “molto” stress nel proprio lavoro. Sebbene questa percentuale sia inferiore alla media OCSE (19%), il dato è aumentato di 4 punti percentuali rispetto alla rilevazione del 2018.
  • Differenze generazionali: gli insegnanti di età inferiore ai 30 anni hanno maggiori probabilità di sentirsi “molto” stressati rispetto ai colleghi di 50 anni o più.
  • Impatto sulla salute: il 4% degli insegnanti riferisce che il proprio lavoro influisce “molto” negativamente sulla propria salute mentale (contro il 10% della media OCSE), e la stessa percentuale (4%) segnala un impatto molto negativo sulla salute fisica (contro l’8% della media OCSE).

Il corpo docente italiano mostra un profilo anagrafico maturo: l’età media degli insegnanti è di 48 anni, superiore alla media OCSE (45 anni). Inoltre, il 49% dei docenti ha 50 anni o più (rispetto al 37% della media OCSE), e solo il 3% ha meno di 30 anni, una percentuale inferiore rispetto alla media OCSE (10%).

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